«Occorre mettere fine alla politica irresponsabile di intervenire da fuori e di costruire in altri Paesi la democrazia, ignorando le tradizioni dei popoli». Poco importa – o forse sì – che ad affermarlo sia Vladimir Putin o Angela Merkel, citata per sbaglio da papa Francesco. Ciò che resta è il ritratto di un disastro in Afghanistan, annunciato da anni (odiosa la “sorpresa” con la quale si è reagito a livello istituzionale e politico), comune a decine di altri contesti passati, presenti o che già si profilano come futuri. Ma anche la fotografia di un fallimento personale e collettivo della politica, afflitta da incapacità evidenti – in Joe Biden, ma anche nei Presidenti che lo hanno preceduto, compreso un premio Nobel per la pace – e da altrettanto importanti criticità del sistema.
Attualità e storia
Il presente con uno sguardo alla storia
Olimpiadi. Quando la “bolla” sono le nostre vite
Sport. Una parola dietro la quale si apre un universo complesso fatto di veri splendori, di abbagli illusori e di abissi di tenebra. E di contraddizioni, tante.
Patris corde, il padre nel cuore della società. Con qualche scappellotto
L’Anno di San Giuseppe, compiuto il giro di boa, procede sottotraccia e si avvia alla conclusione. Al pari della paternità, virtù e limite della riflessione: quella familiare, così come politica e spirituale. Servirebbe una scossa, forse uno scappellotto.
Dall’Irlanda al Canada. Il peso della storia e del presente
«I silenzi, le omissioni, il dare troppo peso al prestigio delle istituzioni conducono solo al fallimento personale e storico, e ci portano a vivere con il peso di “avere scheletri nell’armadio”, come recita il detto». Così scriveva il 10 giugno scorso papa Francesco al card. Reinhard Marx nella lettera con cui rigettava le dimissioni presentate dal porporato tedesco. Una riflessione che il Pontefice applicava alla criminale vicenda degli abusi sessuali su minori e al seguito di scandali e di gestione spesso non trasparente da parte della Chiesa.
Robert Schuman. Zin: “Nella Dichiarazione un termine fino ad allora sconosciuto nei trattati internazionali”
[3/3] La casa di Robert Schuman a Scy-Chazelles, presso Metz, nel dipartimento francese della Mosella, è uno dei 29 siti insigniti con il Marchio del patrimonio europeo. Dimostrazione, se ve ne fosse bisogno, delle eredità ideale e concreta lasciate dallo statista francese. In entrambi i casi, però, non un monumento da condannare all’immobilità, bensì realtà vive da coltivare e far fiorire nell’Europa del presente e del futuro.