Italia sì, Italia no, cantavano nel 1996 Elio e le Storie Tese. Sfilza di scandali e stereotipi di una “terra dei cachi” dolorosamente imperfetta, ma felicemente reale. No: quella che segue non è una riflessione sul valore degli atleti “stranieri”.
società
Una Rosalía che non è (ancora) santa
Un Dio concreto, femminilità e una generosa dose di provocazione. Con l’album Lux di Rosalía la spiritualità entra nel mainstream. Tra citazioni di Teresa d’Avila e uno sguardo al mercato, cosa resta del sacro quando diventa un’estetica pop?
Natale e il dovere della felicità
Per Natale non auguriamoci di essere felici, ma granelli in un ingranaggio.
La storia di un Papa è la storia di tutti
Un cognome francese pronunciato con accento statunitense, ma che si potrebbe declinare allo stesso modo in diversi dialetti dell’Italia Settentrionale. Che sia il prévôt del francese moderno o il preost dell’inglese in uso tra la fine dell’XI secolo e il XV, che riecheggia nel prevòst milanese e piemontese e nel preòst di altre parlate lombarde. Simile è il significato – in italiano, prevosto è un presbitero in possesso di un ruolo preminente in una chiesa o in un territorio, ma in origine indicava anche un amministratore reale, in campo giuridico e militare – e medesime sono le radici, nel latino præpositus, participio passato di præponere, “mettere a capo”, ma pure dal latino tardo presbyter, da presbyteros, comparativo di presbys, ossia “anziano” (da qui, anche l’italiano prete), che in greco antico suonano πρεσβύτερος (presbúteros) e πρέσβυς (présbus), con uguale riferimento alla maturità.