La Spagna – di Luis de la Fuente prima che di Pedro Sánchez – ha chiuso il mondiale nell’estate torrida dei 250 anni degli Stati Uniti. A condire di geopolitica «il più grande evento sportivo nella storia» sono stati i deliri da calura di Donald Trump, che ha scaricato gli altri partner della manifestazione – Messico e Canada, in passato già oggetto delle attenzioni neoimperialiste del presidente Usa – in favore della Cina. Applausi e fischi come panem et circenses, mentre cadono le bombe su Iran, Libano e Kuwait, Ucraina e Russia: la fotografia di quanto sia complicato, oggi come sempre, “essere uno”.
politica
Ci sono bambini che muoiono di fama all’angolo di ogni strada
Leggi in 5 minuti
Esatto: fama, non fame. Un errore di battitura che ancora prima è un fatto. Una lettura da un errore nelle Letture.
Leone e Trump. L’inevitabile rotta di collisione di due “mondi” di guardare il mondo
Leggi in 7 minuti
Le ragioni della postura di Leone XIV e quelle della frustrazione di Trump. Perché papa Prevost è materia complessa per Donald. L’inevitabile conflitto tra due alternative.
Verso il mondo nuovo. Geografia della morale
Leggi in 9 minuti
Una donna politica, un primo ministro e tre cardinali. Come – e perché – nella nuova geografia della politica e dell’economia la morale rimane una coordinata imprescindibile. Insieme alla vita.