La Spagna – di Luis de la Fuente prima che di Pedro Sánchez – ha chiuso il mondiale nell’estate torrida dei 250 anni degli Stati Uniti. A condire di geopolitica «il più grande evento sportivo nella storia» sono stati i deliri da calura di Donald Trump, che ha scaricato gli altri partner della manifestazione – Messico e Canada, in passato già oggetto delle attenzioni neoimperialiste del presidente Usa – in favore della Cina. Applausi e fischi come panem et circenses, mentre cadono le bombe su Iran, Libano e Kuwait, Ucraina e Russia: la fotografia di quanto sia complicato, oggi come sempre, “essere uno”.
Donald Trump
Leone e Trump. L’inevitabile rotta di collisione di due “mondi” di guardare il mondo
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Le ragioni della postura di Leone XIV e quelle della frustrazione di Trump. Perché papa Prevost è materia complessa per Donald. L’inevitabile conflitto tra due alternative.
Khamenei X. I guardiani della rivoluzione e quelli della civiltà
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Se Khamenei posta più da morto che da vivo. C’è chi a Washington prova ad arruolare Dio per servire i propri interessi, e chi a Teheran punta sul cattolicesimo italiano.
Disarmare il riarmo non convenzionale. Quel legame fra dipendenza digitale e conflittualità globale
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Se la conquista statunitense della Groenlandia iniziasse da un’immagine di cattivo gusto postata su X non ci sarebbe nulla di cui stupirsi. Perché il peso delle tecnologie emergenti – e delle nuove dipendenze da queste – nelle ultime vicende geopolitiche è tutt’altro che irrisorio.