Emigrazione. La follia di chi parte, l’amore di chi accoglie

Emigranti italiani in attesa di imbarcarsi sulla nave "Generale Greely" diretta in Australia
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Ogni flusso migratorio ha conosciuto la follia, nelle forme del disagio psicologico, della depressione, dei disturbi somatici. Una sofferenza nascosta tanto quanto chi ne è afflitto, nella volontà o necessità di mantenersi invisibile. Se è vero che ogni storia di migrazione è storia a sé, è vero anche che ogni storia presenta degli elementi in comune, spesso tragici, il cui riproporsi attraversa sostanzialmente immutato le epoche. Effetto della fallimentarietà di molte esperienze emigratorie, la malattia psichica era allora come oggi tanto insidiosa quanto gravata dallo stigma sociale, eppure così silenziosamente diffusa, tanto e più gravemente fra coloro che lasciarono e continuano a lasciare la propria terra di origine, nella misura in cui la separazione, il viaggio e l’incognito che li accoglie all’arrivo generano negli emigrati la rottura degli equilibri di una vita, per quanto precaria.

È questo l’argomento al centro del mio nuovo saggio, La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell’emigrazione italiana in Australia fra Otto e Novecento, pubblicato all’interno dell’edizione 2015 del Rapporto Italiani nel Mondo di Fondazione Migrantes, presentato a Roma il 6 ottobre. Storie di migrazione e speranza, ma anche di dolore e solitudine, fra le quali si intesse il filo della melancholia, il mal di vivere di una umanità tradita e spesso dimenticata. Qualcosa che non appartiene al passato, se è vero che oggi a Londra ogni mese due italiani si tolgono la vita. Un dato drammatico e per molti inaspettato, che comunque non basta a qualificare l’intero fenomeno migratorio come negativo.

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Rapporto Italiani nel Mondo 2015. Da dieci anni al passo con i migranti

Rapporto Italiani nel Mondo 2015, Fondazione Migrantes, Simone Varisco
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Da dieci anni un appuntamento fisso con il passato e il presente delle migrazioni degli italiani. Dati, statistiche, approfondimenti, sempre con la persona al centro. È questo lo spirito del Rapporto Italiani nel Mondo, che giunge quest’anno alla sua decima edizione. Lo stesso spirito che anima la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della CEI, che ne cura la pubblicazione. Un’opera a più mani, alla cui stesura hanno partecipato 53 autori, dall’Italia e dall’estero, fra i quali chi scrive. Cinquanta saggi, che spaziano dai dati statistici alla riflessione, dalla prospettiva storica alla contemporaneità del fenomeno migratorio italiano.

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Il sangue e il nulla

Vignetta di Khalid Albaih.
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Dalla visita di papa Francesco alla Moschea Blu alla mischia di una nuova “guerra di civiltà”: può un Occidente incamminato sulla strada di un nichilismo stereotipato e cacofonico opporsi efficacemente all’avanzata dei totalitarismi e dei terrorismi?

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«Dentro, non fuori». Intervista esclusiva a Padre Fortea, teologo ed esorcista

Raffaello Sanzio, San Michele e il drago, 1504-1505, Parigi, Musée du Louvre.
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Padre José Antonio Fortea Cucurull
Padre José Antonio Fortea Cucurull

Padre José Antonio Fortea Cucurull, sacerdote, teologo ed esorcista spagnolo, oltre che talentuoso calligrafo, è oggi fra i massimi esperti mondiali di demonologia. Autore di numerose opere sull’argomento (disponibile in lingua italiana il suo trattato più noto, la Summa daemoniaca), a Padre Fortea si deve l’aver mantenuto viva l’attenzione e la conoscenza di una tematica sempre più spesso ridotta a simbolismo o relegata a superstizione, talvolta anche fra i cattolici, laici e non. Una volontà comunicativa che lo accomuna a papa Francesco e che lo ha condotto ad intraprendere anche una fortunata avventura letteraria, con i romanzi della Decalogía. Una historia del Apocalipsis. Año 2181-2213. A Padre Fortea va il mio ringraziamento per la cordiale disponibilità a concedermi questa intervista.

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Le pietre, il pane e il forno del cesaropapismo

Duccio di Buoninsegna, Tentazione di Cristo sul monte, Maestà del Duomo di Siena, scomparto di predella, 1308-11, New York, Frick Collection.
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Sin dall’antichità lo Stato, specialmente nelle sue forme più pervasive, non ha disdegnato di utilizzare forme e strumenti propri del divino. Fu così per Augusto, che presentò sé stesso come salvatore della civiltà ed istitutore di una pax universale. Non è difficile riconoscere in ciò l’atteggiamento dei tanti Cesari contemporanei – entità o singole personalità – portatori di pace e benessere universale, sfornatori di progresso che pretenderebbero di recare acqua al proprio mulino e il pane del proprio forno a Pietro.

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La Chiesa ricca, la chiesa vuota

Cattedrale di Colonia e ponte Hohenzollern, Colonia, Germania.
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Protagonista del recente Sinodo, il confronto fra i principali esponenti della Chiesa cattolica tedesca, da Müller a Kasper, da Brandmüller a Marx, si è misurato anche su diverse visioni della crisi della Chiesa in Germania e delle sue possibili soluzioni.

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Identità liquida e le paure di un’Italia futile

Altare di Ratchis, 737-744, Udine, Museo diocesano cristiano e del tesoro del duomo di Cividale del Friuli.
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Dalla Grecia classica al mondo bizantino, dall’età Romana agli apporti dell’Oriente, l’Italia ha nella sua identità migrazioni, invasioni e culture. Quale allora il maggior nemico di una “identità italiana”? Gli italiani e la moderna tendenza ad una identità liquida.

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