Il Padre Nostro dello Yemen. La tentazione e il pane quotidiano

Bambino, Yemen, fame
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L’attenzione internazionale e poi il silenzio, o quasi. È il destino dei simboli. Piccoli scorci di un mondo più grande, spesso triste, che appaiono e scompaiono, oscurati dal quotidiano. Un risveglio all’amara realtà per quanti avevano riposto le proprie speranze nella libertà e nell’immediatezza garantite dalla Rete.

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Unesco, una donna ebrea alla guida. Quando la bellezza è terreno di scontro

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Cenerentole delle finanze statali, terreno di scontro sul piano internazionale. Sembra essere questo il triste destino di storia, cultura e bellezza, simboli di animi che si scaldano rapidamente. Mentre all’Unesco, accusato di politiche contro Israele e tornato nelle ultime ore al centro di una bufera in sordina, si prova a voltare pagina. Anche con una nuova direttrice ebrea.

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Quando anche Dall’Oglio ammise le armi chimiche dei ribelli siriani

Guerra in Siria, armi chimiche
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In inglese si chiama false flag, falsa bandiera, ma l’unico emblema è quello della crudeltà. La prima vittima della guerra è la verità, si dice. Nella guerra in Siria è un po’ più vero. E così, fra armi chimiche ed etica della rivoluzione, si scrive la nuova pagina di una tragedia disumana, dove di certo ci sono soltanto i morti e il dolore. Quelli sì innocenti.

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Come i Magi salvarono la Natività e il mondo fece la guerra per una stella

Magi (particolare), VI secolo, mosaico, Ravenna, basilica di San Vitale
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Calze ripiene di dolciumi a parte, Epifania vuole ancora dire Magi e stella cometa. Simboli al centro della storia, non solo della salvezza. Come quando i Magi (e i loro cappelli) salvarono la basilica della Natività di Betlemme e Russia e Francia si fecero guerra per una stella.

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