Domenica per l’Ucraina: a Milano una chiesa russa per gli ucraini

Chiesa di San Vito in Pasquirolo, Milano, russi e ucraini
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C’è una chiesa che sorge nel centro di Milano, stretta fra i palazzi e le nuove leggi dell’urbanistica, che un tempo era fra i simboli della città. Concessa alla Chiesa ortodossa russa, oggi è frequentata soprattutto da ucraini. Storia di una Milano che unisce.

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Viganò, Maffeis, Milani: la cordata dei preti amanti del cinema

Mons. Dario Edoardo Viganò, cinema e riforma della comunicazione della Chiesa
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Giovani, martiniani per ordinazione, cinefili per vocazione: sono i sacerdoti al centro della scena comunicativa della Chiesa, una cordata dal Nord Italia verso Roma, passando per il cinema. I protagonisti di oggi e quelli che verranno.

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Don Gnocchi, la misericordia integrale. Intervista a don Maurizio Rivolta

Beato don Carlo Gnocchi, misericordia integrale
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Fra le prime Porte Sante aperte nella Diocesi di Milano, lo scorso 13 dicembre, quella del santuario intitolato al beato Carlo Gnocchi ha un significato particolare. In questo luogo, adiacente ai reparti ambulatoriali e di ricovero dell’IRCCS “Santa Maria Nascente” e all’edificio che originariamente ospitava la Federazione Pro Infanzia Mutilata, infatti, «le opere di misericordia intessono la trama della vita quotidiana», come spiega don Maurizio Rivolta, rettore del santuario. Una misericordia integrale, che non è soltanto «un’impressionante organizzazione di assistenza, ma la riabilitazione ad una pienezza di vita».

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Aperta la Porta Santa della “baracca” di don Carlo. «Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono»

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Una chiesa semplice nella sua modernità. Una porta di bronzo, sormontata dal motto “Accanto alla vita. Sempre”, si apre nella facciata semicircolare scandita dalle colonne del portico. Il modello è il piccolo altare da campo di don Gnocchi, conservato nell’adiacente museo insieme agli scarponi di quello che fu il cappellano militare più amato dagli alpini. L’evento è straordinario, il primo della storia in questo santuario, ma la folla è quella di sempre: è il popolo della “baracca” – come don Gnocchi definiva l’opera che oggi porta il suo nome – fatto di alpini, malati, anziani e tante famiglie.

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