Una cosa è certa: se con ogni probabilità non vedremo mai papa Francesco con indosso la mozzetta rossa della tradizione pontificia, tanto meno lo vedremo con un mantello, soprattutto da supereroe. Perché la santità è un’altra cosa, nel quotidiano così come nell’ammissione dei propri errori.
Papa
Benedetto XVI. Ciò che non potrei portare da solo
C’è una citazione nella nuova esortazione apostolica di Francesco, Gaudete et exultate, che sembra tracciare un arco fra l’inizio e la fine del pontificato di Benedetto XVI. Si tratta della prima citazione non biblica, alla nota n. 1, tratta dall’omelia per il solenne inizio del ministero petrino di Ratzinger, il 24 aprile 2005. «Siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio», disse allora Benedetto XVI e ricorda oggi Francesco. «Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».
La Verità è sfuggita alla tomba
In questi ultimi giorni, che saremmo tentati di archiviare troppo in fretta, le liturgie e la cronaca hanno messo in evidenza tutto il potere della verità, ma anche la forza di ciò che le si oppone: la menzogna. Altro che fake news.
La lettera di Benedetto XVI e gli scandali pedofilia: un pensiero sbagliato
Non più tardi di dieci giorni fa il Vaticano ha ospitato il primo hackathon della propria storia, un raduno al quale hanno partecipato esperti di diversi settori dell’informatica. Oltre 120 studenti provenienti da 40 università di ogni parte del mondo radunatisi dopo l’appello di Francesco a coniugare innovazione, uguaglianza e inclusione sociale. Come a dire: la tecnologia come strumento di soluzioni, non come parte del problema. Una lezione che, a giudicare dalle notizie da Oltretevere che hanno monopolizzato la comunicazione negli ultimi giorni, è ancora lontana dall’essere appresa.