Qualche giorno fa la poetessa Mariangela Gualtieri ha messo in parole l’oscuro stato d’animo che fermentava da tempo sotto la pelle di tanti di noi. Cosa avrò imparato, quando questo snodo sarà alle spalle?
Vangelo
Guardare il mondo con gli occhi di papa Francesco. Ma capirci nulla
Ironia della sorte. Intervenire ad un incontro intitolato “Imparare a guardare il mondo con gli occhi di papa Francesco” e capirci nulla. Teatro, il tradizionale meeting di Comunione e Liberazione di Rimini. Protagonista, il generale dei Gesuiti, Arturo Sosa Abascal. Al centro della scena, la sonora “sparata” del vertice della Compagnia di Gesù che raggela questo finale d’agosto. Il diavolo? «Esiste come realtà simbolica, non come realtà personale». Ed è subito tormentone di fine estate.
I tre Mattei: Salvini, Renzi e l’Evangelista. Quando la fede perde i pezzi
Con Matteo Salvini ci sono il Rosario, il Vangelo e Giovanni Paolo II. La crisi di Governo trasforma il Senato in un luogo di spiritualità. Dove la fede, però, perde qualche pezzo.
Nuova traduzione del Padre Nostro. Il vero problema non è quel “non indurre”
Continua a far parlare di sé la nuova edizione del Padre Nostro approvata a larga maggioranza dalla Conferenza episcopale italiana pochi giorni fa, nell’ambito di una più ampia revisione del Messale Romano. Se per l’effettiva adozione del nuovo testo si andrà con ogni probabilità al 2019 (si attende la valutazione della Santa Sede), la discussione, con sentimenti opposti, ha ormai raggiunto i fedeli, mischiandosi ad una buona dose di falsa informazione. Questa la versione più diffusa: papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro. E poco importa che negli anni – almeno 16 di riflessione – l’adeguamento della preghiera cristiana per eccellenza abbia incassato il sostegno di personalità quali Benedetto XVI e i cardinali Giacomo Biffi e Carlo Maria Martini.
Diverso il caso di quanti, invece, vorrebbero spostare il confronto sull’opportunità teologica o linguistica del nuovo testo. Fra questi, il prof. Franco Ometto, docente di Islamistica sciita presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici di Roma, nonché di Linguistica e lingue moderne nelle università statali dell’Iran e di Teologia cristiana negli atenei islamici di Qum, sempre in Iran. A lui si deve anche la traduzione del Catechismo della Chiesa cattolica dal Latino al Persiano. Che, dal canto suo, assicura: rispetto al Padre Nostro «l’attenzione dei vescovi dovrebbe essere focalizzata non sul verbo inducas quanto sul termine tentatio, che al tempo di san Girolamo significava “esame”, “prova”». Del prof. Ometto l’intervento che segue, che ricevo e pubblico integralmente.