Con Matteo Salvini ci sono il Rosario, il Vangelo e Giovanni Paolo II. La crisi di Governo trasforma il Senato in un luogo di spiritualità. Dove la fede, però, perde qualche pezzo.
Vangelo
Nuova traduzione del Padre Nostro. Il vero problema non è quel “non indurre”
Continua a far parlare di sé la nuova edizione del Padre Nostro approvata a larga maggioranza dalla Conferenza episcopale italiana pochi giorni fa, nell’ambito di una più ampia revisione del Messale Romano. Se per l’effettiva adozione del nuovo testo si andrà con ogni probabilità al 2019 (si attende la valutazione della Santa Sede), la discussione, con sentimenti opposti, ha ormai raggiunto i fedeli, mischiandosi ad una buona dose di falsa informazione. Questa la versione più diffusa: papa Francesco ha cambiato il Padre Nostro. E poco importa che negli anni – almeno 16 di riflessione – l’adeguamento della preghiera cristiana per eccellenza abbia incassato il sostegno di personalità quali Benedetto XVI e i cardinali Giacomo Biffi e Carlo Maria Martini.
Diverso il caso di quanti, invece, vorrebbero spostare il confronto sull’opportunità teologica o linguistica del nuovo testo. Fra questi, il prof. Franco Ometto, docente di Islamistica sciita presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici di Roma, nonché di Linguistica e lingue moderne nelle università statali dell’Iran e di Teologia cristiana negli atenei islamici di Qum, sempre in Iran. A lui si deve anche la traduzione del Catechismo della Chiesa cattolica dal Latino al Persiano. Che, dal canto suo, assicura: rispetto al Padre Nostro «l’attenzione dei vescovi dovrebbe essere focalizzata non sul verbo inducas quanto sul termine tentatio, che al tempo di san Girolamo significava “esame”, “prova”». Del prof. Ometto l’intervento che segue, che ricevo e pubblico integralmente.
Il “nuovo” Padre Nostro: non solo una traduzione. E anche Don Camillo…
Entro la fine dell’anno la Chiesa in Italia avrà un “nuovo” Padre Nostro? È quanto emerge dall’ultima riunione del Consiglio permanente della Cei. In realtà nulla di nuovo. Se ne discute da anni e in tempi non sospetti anche il Don Camillo di Guareschi aveva avanzato una sua proposta.
Da Cile e Perù un’omelia a due voci sulle beatitudini
Nei propri viaggi in Cile e Perù, rispettivamente il 16 gennaio 2018 e il 2 febbraio 1985, Francesco e Giovanni Paolo II hanno affrontato un medesimo tema: le beatitudini. Più di trent’anni di mezzo, ma molti i punti in comune.
La teologia del cellulare
Cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Il Papa dei selfie e dei video-messaggi, ma anche della Parola come presenza quotidiana. Francesco il comunicatore, che sa quando spegnere (e far spegnere) il cellulare, ma anche quando trasformarlo in teologia. Da buon gesuita.