Di pugni, crisi e vecchie blasfemie

Raffaello Sanzio (scuola), Apparizione della croce, 1520–24, Città del Vaticano, Palazzo Apostolico, Sala di Costantino.
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La satira dissacrante e anticristiana è da secoli espressione di una società opulenta e in crisi esistenziale. Con un primato: la più antica rappresentazione conosciuta del Crocefisso. Una testa d’asino e qualche sorpresa prima di Nicea.

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Papa Francesco, un gesuita nelle Indie dell’Occidente

Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, Trionfo del Nome di Gesù, prima metà del XVII secolo, Roma, Chiesa del Gesù.
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Sin dalle prime parole pronunciate la sera di quel 13 marzo dello scorso anno il mondo si è interrogato, esaltato, talvolta stupito dello stile comunicativo di papa Francesco. Semplice personalità latina? Rivoluzionario? Di rottura? Macché. Comunque lo si giudichi, uno stile antico almeno di 500 anni. Soltanto nella direzione opposta, verso le Indie del nostro tempo. Tutte da evangelizzare.

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Nossa Senhora de Caravaggio. La Caravaggio oltre il mare

Nossa Senhora de Caravaggio, Farroupilha, Brasile.
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Rapporto Italiani nel Mondo 2014, Fondazione Migrantes
Rapporto Italiani nel Mondo 2014, Fondazione Migrantes.

«Il santuario brasiliano di Nossa Senhora de Caravaggio, la Caravaggio di Farroupilha, nello Stato di Rio Grande do Sul, rappresenta un’affascinante storia di emigrazione, fede e avventura. Al centro la devozione mariana, capillarmente diffusa tanto nel Vecchio quanto nel Nuovo Mondo. Una “Caravaggio oltre il mare”, quell’oceano Atlantico le cui acque tanto furono solcate dai milioni di emigranti italiani. Ma Farroupilha non è che l’ultima tappa di un viaggio lungo oltre cinque secoli e che ha il suo inizio nella provincia di Bergamo».

Tratto da: Simone Varisco, Nossa Senhora de Caravaggio. La Caravaggio oltre il mare, in Rapporto Italiani nel Mondo 2014, a cura di Delfina Licata, Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, Tau Editrice, Todi (pg), 2014, pp. 163-171.

Nell’immagine: Santuario di Nossa Senhora de Caravaggio: il santuario nuovo, sulla sinistra, e la Matriz antiga, sulla destra. Farroupilha, Rio Grande do Sul, Brasile.

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Tikrit, Chiesa Verde, Arbaeen Wali. La memoria pezzo per pezzo

Chiesa Verde Tikrit, Iraq, distrutta dall'Isis.
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La notizia di nuove ferite aperte nel tessuto culturale iracheno è rimbalzata ieri sui mezzi di comunicazione internazionali, insieme alle immagini delle rovine della cosiddetta Chiesa Verde e della moschea di Arbaeen Wali, nei pressi di Tikrit, fra i principali siti storico-religiosi del Paese e dell’intero Medio Oriente.

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Isis fra propaganda e storia

Veduta di Costantinopoli, arte.
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Mappa ipotesi Califfato islamico Is
Mappa ipotesi Califfato islamico Is

L’immagine, emersa nelle scorse settimane fra i contenuti delle reti social e ripresa in differenti versioni anche dal Daily Mail e da ABC e NBC, ha fatto un po’ in sordina il giro del mondo, complice anche l’innegabile impatto visivo. Arabo-centrica e raffigurante i territori chiave del mondo islamico, la cartina geografica attribuita all’Isis reca evidenziati i territori che si vorrebbero in futuro parte del nuovo Califfato islamico.

Sebbene la cartina appaia viziata dall’eccesso tipico di ogni propaganda – affatto estraneo anche a quella occidentale – e sia più realisticamente attribuibile al sottobosco sociale e culturale dei sostenitori del Califfato piuttosto che ad organi ufficiali, la mappa offre comunque interessanti spunti di riflessione sulle attese e le aspirazioni di parte di quel mondo islamico che si identifica con la realtà dell’Isis. Difficile, nonostante l’aiuto di bonarie e non sempre accurate traduzioni dall’arabo, andare al di là del mero ammasso quantitativo e forse anche per questo la cartina, a fronte di una vasta circolazione nella Rete, ha avuto una ridotta esposizione sui principali media generalisti, dalla televisione alla carta stampata.

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Bologna e Mosca al tempo della Madonna di Vladimir

Madre di Dio di Vladimir
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Dopo vent’anni, la diocesi di Bologna torna a raccontare con un documentario le vicende che hanno portato un’icona russa della Madre di Dio di Vladimir, o Madonna della Tenerezza, nella cattedrale cittadina di San Pietro. Al centro di uno storico scambio fra la diocesi italiana e il Patriarcato di Mosca, l’icona è ancora oggi simbolo di un ventennio di rapporti di amicizia fra la Chiesa cattolica bolognese e quella ortodossa russa.

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