Nello spazio, così come in guerra e in politica, anche una sedia può fare la differenza. La notizia dello “scambio di sedili” fra l’agenzia spaziale statunitense Nasa e la russa Roscosmos, con voli misti di astronauti e cosmonauti seduti nella stessa capsula perché entrambe le parti abbiano familiarità con le navette dei due Paesi, apre a scenari nuovi nell’esplorazione dello spazio. Un chiaro contrasto, negli stessi giorni, con il primo via libera della Camera dei rappresentanti Usa all’addestramento di piloti ucraini sui “sedili” di aerei militari di fabbricazione statunitense.
Stati Uniti
Joe Biden e la Chiesa tedesca: stessi problemi, dubbie soluzioni. Una fotografia del nostro tempo
Disaffezione, se non proprio un esplicito malumore. È lo scenario che accomuna il presidente statunitense Joe Biden e la Chiesa cattolica, soprattutto in Germania. Due mondi distanti, eppure con più di una coincidenza.
L’irresistibile fascino Disney. Anche di là dal Tevere
Papa Francesco e la Disney. Ma sarebbe più corretto dire la Santa Sede e la Disney: una fascinazione vecchia di anni, che si rinnova con qualche scelta. E il rischio di alcune ombre.
Abbiamo fede nella guerra?
In tante comunità di fede si è perduta la capacità di essere «coscienza dello Stato», come diceva Martin Luther King. Perché se Kirill non può essere chierichetto di Putin, più d’uno vorrebbe Francesco chierico di Stato. Un linguaggio che, ad ovest dell’Atlantico e ad est del Dnepr, sa tanto di campagna elettorale quanto di strategia di reclutamento.
Nella privatizzazione della guerra, gli unici “buoni” sono, sempre, le vittime civili. Intervista a Fabio Armao
In Ucraina l’inutile strage è utilissima ai poteri forti internazionali. Che contano obiettivi conseguiti e falliti, mentre il popolo ucraino e quello russo contano i propri morti. È la “privatizzazione della guerra”, che segue logiche di potere e di mercato. Dall’ucraino Battaglione Azov al russo Gruppo Wagner, distinguere la violenza è quasi impossibile. Il rischio? Che le guerre civili globali permanenti diventino una condizione ordinaria per milioni di esseri umani. Fino ad annientare l’idea stessa di cittadinanza. Intervista a Fabio Armao.