L’Europa con il cerino in mano e il gas tutto attorno. Il nuovo colonialismo

Gas, Italia, Europa
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Dopo l’entusiasmo interventista, il ritorno del colonialismo. Sembra di essere tornati indietro di oltre un secolo a giudicare dai toni festanti di certa propaganda. Ma la verità è che il mondo è cambiato e a rimanere con il cerino in mano (e il gas tutto attorno) saranno proprio le vecchie potenze di un continente vecchissimo.

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Papa Francesco in Giappone. La storia e i nodi irrisolti

Papa Francesco Giappone
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Dal 20 al 26 novembre prossimi Thailandia e Giappone saranno, rispettivamente, il sesto e il settimo Stato dell’Estremo Oriente visitati da Francesco, dopo Corea del Sud, Sri Lanka, Filippine, Birmania e Bangladesh. Importanti sullo scacchiere internazionale, entrambi i Paesi possono invece sembrare marginali dal punto di vista numerico, con una popolazione cattolica che va dallo 0,35% del Giappone allo 0,5% della Thailandia. Sebbene entrambi siano attraversati da profonde contraddizioni sociali e culturali, sarà il Giappone a rappresentare la vera sfida per il Papa.

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Nino, Nana e Maria. L’anima cristiana della Georgia è donna

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Sono le k’alebi, le donne, la vera anima della Georgia. Le dedebi, le madri instancabili che sostengono la famiglia e piangono di nascosto. E le beboebi, le nonne, nella loro malinconica dignità, che accompagnano le note del panduri nelle canzoni popolari. È sempre stato così in Georgia, come in buona parte dell’Europa, dell’Asia e, in fondo, del mondo intero. Anche nella fede. A poco più di un centinaio di chilometri ad est di Tbilisi, non distante dal confine con l’Azerbaigian, si trova uno dei simboli religiosi più importanti della Georgia, il Monastero di Santa Nino di Bodbe. Insieme alle reliquie della santa, custodisce una delle storie più affascinanti della Cristianità d’Oriente. Un misto di evangelizzazione e Divina Commedia, tutta al femminile.

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La trappola del “giardino nero” attende Francesco in Armenia

Nagorno-Karabakh, Askeran, anziano soldato volontario
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Il Papa è in partenza per l’Armenia. Ad attenderlo le speranze di due popoli e un trappola: quella del Nagorno-Karabakh, il “giardino nero” al confine tra Armenia e Azerbaigian.

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