Papa Francesco, meme, schiaffo

Nell’anno di papa Francesco lo “schiaffo” batte Abu Dhabi. E Benedetto XVI è il secondo papa

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Internet non fotografa tutta la realtà, ma sicuramente la parte di essa nella quale uno “schiaffo” è più interessante di un viaggio apostolico. E dove Benedetto XVI diventa una fiction.

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In internet li chiamano “meme”. Idee o avvenimenti in grado di diffondersi rapidamente nella cultura di massa, diventando improvvisamente celebri. In altri termini, tormentoni capaci di propagarsi in maniera virale e spontanea: immagini, frasi, video, spesso divertenti e di successo tanto quanto sciocchi. E sebbene il termine abbia origini greche e il concetto abbia a che vedere con la genetica e l’evoluzionismo, il web si conferma la patria indiscussa dei meme moderni.

Ogni argomento ed ogni personaggio pubblico possono diventarne protagonisti, da Chuck Norris – fra i primi ad aver prestato, suo malgrado, il volto (e il fianco) a questa tendenza – fino a papa Francesco. Da questo punto di vista, l’anno appena trascorso ha molto da insegnare. Se si analizzano le tendenze di ricerca in rete, che a buon titolo riflettono gli interessi della cultura sempre più massificata a livello globale, il risultato non lascia dubbi: il meme – nella forma della condivisione sul web e sui social, fino a raggiungere i media tradizionali – è in grado di catalizzare la curiosità globale. Accendendo i riflettori su inezie e (quasi) spegnendo l’attenzione su avvenimenti ben più importanti.

Basti pensare ai due avvenimenti che nell’anno appena trascorso hanno fatto più parlare di Francesco in rete: il viaggio apostolico negli Emirati Arabi Uniti, nel febbraio scorso, e l’ormai celebre (è il caso di dirlo) reprimenda di fine anno del Papa ad una fedele dai modi decisamente sopra le righe. Ebbene, il primo, da più parti giudicato un momento storico nei rapporti fra Cristianesimo e Islam, è riuscito a raccogliere attorno alla figura del Papa soltanto poco più di un quarto dell’interesse suscitato dallo “schiaffo” e dai successivi sviluppi, primo fra tutti il pubblico mea culpa di Francesco. In altri termini, se su una scala di interesse collocassimo l’energica reazione del Papa ad un simbolico 100, il suo viaggio ad Abu Dhabi arriverebbe a 27 a livello mondiale. E non andrebbe meglio in Italia, dove l’interesse per il viaggio apostolico si fermerebbe addirittura a 16 contro 100, sopravanzato anche dal sesto anniversario dell’elezione di Bergoglio al soglio pontificio (19).

Ma, si sa, Francesco è quotidianamente sotto i riflettori e la ricerca di curiosità mediatiche attorno alla sua figura è un’escamotage diffusa. Che dire, però, di Benedetto XVI? Forse anche in ragione della minore esposizione mediatica, l’attenzione nei confronti del Pontefice emerito appare più equilibrata, almeno a livello globale. Grande vivacità in rete ha suscitato, nell’aprile scorso, il lungo intervento di Benedetto XVI sulla rivista tedesca “Klerusblatt” nel quale affronta la piaga degli abusi su minori compiuti da esponenti del clero cattolico. Si era, allora, nelle settimane immediatamente successive alla riunione in Vaticano dei presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo per riflettere sulla crisi della fede e della Chiesa a seguito della diffusione delle drammatiche notizie di abusi, e il testo di Ratzinger ebbe un’eco immediata, in taluni ambienti anche in chiave polemica. È questo avvenimento, di indubbio interesse, ad offrirsi come pietra di paragone per l’anno mediatico del Papa emerito (100). Eppure, anch’esso è quasi raggiunto (85) dalla curiosità attorno alla produzione cinematografica “I due papi” di Fernando Mereilles, che caratterizza il “dicembre digitale” di Benedetto XVI. Curiosità sostenuta tanto dalla contrapposizione strumentale fra “i due pontefici”, quanto da alcuni scivoloni comunicativi, come l’affissione di un poster del film in via della Conciliazione su un palazzo del Vaticano. Questo a livello globale, perché in Italia il rapporto di interesse fra i due fatti risulta più che ribaltato, complice forse la passione nazionale per le fiction.

Nel complesso, la situazione pone seri interrogativi su quale tipo di strumento stia divenendo internet, sempre più espressione di quel doppio binario che sembra separare specialisti e resto del pubblico. Forse uno strumento prevalentemente ludico, e non sarebbe un problema se ne fossero consapevoli anche quegli utenti convinti di trovarvi la verità a portata di clic. Una condanna capitale, invece, per alcuni temi e personalità di rilevanza globale, sempre più spesso rinchiusi in recinti professionali o di interesse personale, se non addirittura resi irrimediabilmente afoni. Una realtà di fatto che pone anche una sfida alla gestione della comunicazione da parte della Santa Sede e della Chiesa in genere, specie sul web, che negli ultimi anni non ha brillato per coerenza e per condivisibilità di scelte.

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