Papa Francesco, litanie lauretane, Maria

Ogni epoca, la sua litania. Spunti oltre Wikipedia

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Francesco approva l’aggiunta di tre nuove invocazioni alle Litanie Lauretane. Come fecero molti pontefici prima di lui, ognuno affidando a Maria il proprio tempo.

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Mater Misericordiae, Madre della Misericordia. Mater Spei, Madre della Speranza. Solacium migrantium, Conforto o aiuto dei migranti, nella Giornata internazionale che le Nazioni Unite dedicano ai rifugiati. Sono queste le tre nuove invocazioni inserite per volontà di papa Francesco nell’elenco delle Litanie Lauretane, così denominate in virtù del Santuario della Santa Casa di Loreto che le ha rese famose. La prima invocazione andrà a collocarsi dopo Mater Ecclesiae, la seconda dopo Mater divinae gratiae e la terza dopo Refugium peccatorum.

Ognuna di esse – attraverso la speranza, la misericordia e il complesso fenomeno delle migrazioni – ci parla del nostro tempo. Un tratto comune, questo, a tutte le invocazioni aggiunte alle Litanie Lauretane dai pontefici nel corso degli ultimi secoli. Aggiungendo qualche dettaglio all’elenco necessariamente scarno offerto da Wikipedia, ripreso da buona parte della stampa nazionale, si può notare un comune denominatore: un forte legame con la vita della Chiesa e della società del tempo.

Approvate ufficialmente nel 1587 con la bolla Reddituri, e unita indulgenza, da papa Sisto V – lo stesso dell’istituzione della festa della Presentazione della Beata Vergine Maria – per lungo tempo le Litanie Lauretane devono vedersela con una nutrita concorrenza di altre litanie a Maria. In effetti, se l’usanza di invocare con titoli la Vergine sembra risalire ai primi secoli dopo Cristo, non è certo che proprio le Litanie Lauretane siano fra le più antiche, tanto che, secondo alcuni pareri, potrebbero datarsi al Quattro-Cinquecento e trovare particolare fortuna in contrasto alle correnti protestanti del XVI secolo.

Sebbene per lungo tempo si è detto che già in precedenza Pio V avesse inserito fra le Litanie Lauretane l’invocazione Auxilium christianorum dopo la vittoria dei cristiani sui turchi a Lepanto, nel 1571, i primi interventi degni di nota sembrano risalire al Settecento. Alla metà del secolo l’impero spagnolo è attraversato da una disputa che risulterebbe piuttosto curiosa ai nostri giorni: la concorrenza fra i sostenitori di santa Teresa d’Avila e quelli del mitologico Santiago (San Giacomo) Matamoros, ovvero uccisore di musulmani nella battaglia di Clavijo (844), per il ruolo di patrono di Spagna. La questione è tanto sentita da coinvolgere il sovrano Carlo III e papa Clemente XIII, che nel 1760, con la bolla Quantum ornamenti dichiara la Vergine Maria, con il titolo di Immacolata, patrona universale dell’impero spagnolo, comprese le Indie (Americhe e Filippine), concedendo all’impero di unire alle Litanie Lauretane l’invocazione Mater immaculata (Madre immacolata). Nel 1768 lo stesso Clemente XIII dichiara illegittime tutte le litanie mariane, fuorché quelle lauretane.

Ben prima dell’approvazione formale del dogma dell’Immacolata concezione, quindi, tale appellativo è in uso fra i devoti, soprattutto nei territori sotto il dominio spagnolo, sebbene con significato non del tutto simile. Soltanto nel 1854, infatti, in seguito alla proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione, Pio IX inserisce nelle Litanie Lauretane l’invocazione Regina sine labe originali concepta (Regina concepita senza peccato originale), da recitarsi in tutto il mondo, facendola coesistere con la precedente invocazione. Come noto, il dogma incontra da subito forti resistenze e nell’ambito del Vaticano I si delineano energiche contrarietà, soprattutto fra i padri conciliari tedeschi.

Tutt’altro che semplice è anche il tempo di Leone XIII. Gli errori ideologici e religiosi che lo funestano consigliano al Papa di affidarsi a Maria, in special modo attraverso il Rosario, la cui recita non manca di promuovere in diverse occasioni. Alle insidie dell’eresia, Leone XIII intende opporre una sana devozione popolare, rimarcando il ruolo di mediatrice e di co-redentrice della Vergine. Si spiegano, così, le due invocazioni la cui aggiunta alle Litanie Lauretane si deve a Leone XIII: Regina sacratissimi Rosarii (Regina del santissimo Rosario) nel 1883 e Mater boni consilii (Madre del buon consiglio) nel 1903, in omaggio alla devozione che si irradia dal santuario di Genazzano, in Lazio. Qui le storie interessanti sono due. La prima: nel santuario, elevato da Leone XIII a basilica minore, si venera un affresco di Maria e del Bambino, con il titolo appunto di Madre del buon consiglio, che la tradizione vuole essere “fuggito” miracolosamente fin lì in volo da una chiesa di Scutari, in Albania, assediata e poi distrutta dai turchi ottomani. La seconda, che quasi tutti, riprendendo la notizia da Wikipedia, indicano Genazzano come paese natale di Leone XIII, a motivarne, con una punta di campanilismo, la devozione alla Madre del buon consiglio: in verità Leone XIII, al secolo Vincenzo Gioacchino Pecci, nacque a Carpineto Romano.

Serie sono anche le ragioni che spingono Benedetto XV ad aggiungere alle Litanie Lauretane l’invocazione Regina pacis, Regina della pace. In lui si uniscono due dimensioni: la forte devozione mariana, che lo porta ad elevare a basiliche minori una ventina di santuari dedicati a Maria nel mondo e ad approvare la festa di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico; e la violenza della prima guerra mondiale, che convince il Papa a porre il mondo intero, ferito dal più grande conflitto mai combattuto fino ad allora, sotto la protezione di Maria.

Il secondo dopoguerra – e un mondo che faticosamente riemerge dagli orrori della seconda guerra mondiale – concedono spazio a nuove riflessioni sulla figura di Maria. In particolare, oggetto di discussione è il termine della vita terrena della Madre di Dio. Il 1º novembre 1950 Pio XII, avvalendosi dell’infallibilità papale, proclama il dogma dell’Assunzione con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». E nelle Litanie Lauretane fa la sua comparsa l’invocazione Regina in caelum assumpta.

Passano pochi anni, ma densi di cambiamenti. Il mondo, o almeno una sua parte, beneficia della ripresa post-bellica e, dal canto suo, la Chiesa vive l’esperienza del Concilio Vaticano II. È al termine di questa assemblea epocale che Paolo VI vuole aggiunta alle Litanie Lauretane l’invocazione di Mater Ecclesiae (Madre della Chiesa), a sottolineare il ruolo di Maria, più volte rimarcato durante il suo pontificato. L’attuale chiesa di Santa Maria Mater Ecclesiae, a Roma, è legata a questi eventi: la prima pietra posata per la nuova costruzione, benedetta da Paolo VI in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II, è riconducibile all’antica basilica di San Pietro in Vaticano.

Allo straordinario amore filiale di Giovanni Paolo II è invece da attribuire l’ultima – fino a pochi giorni fa – aggiunta alle Litanie Lauretane: è il 1995, e al termine dell’Anno internazionale della famiglia proclamato per il 1994 dalle Nazioni Unite ma celebrato anche all’interno della Chiesa, Karol Wojtyla introduce l’invocazione di Regina familiae, Regina della famiglia.

Una curiosità: l’invocazione Mater misericordiae voluta da Francesco è stata ampiamente preceduta dal magistero pontificio di Giovanni Paolo II, tanto nella devozione a Maria quanto nella Divina Misericordia, di radici polacche. È lo stesso Francesco a riconoscerlo chiaramente. Nel 2016, in pieno Giubileo straordinario della Misericordia, in occasione dell’udienza concessa ai membri della Fondazione Giovanni Paolo II, il Papa si riferisce a Wojtyla e a santa Faustina Kowalska come a «due luminosi testimoni che possano ispirare sempre il vostro generoso impegno. La Vergine Maria, Mater Misericordiae, vi custodisca e vi accompagni». La stessa Madre della Misericordia mirabilmente cantata anche nella medievale Salve Regina. Come a dire: nulla nasce dal caso.

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