Isis fra propaganda e storia

Isis fra propaganda e storia

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Mappa ipotesi Califfato islamico Is
Mappa ipotesi Califfato islamico Is

L’immagine, emersa nelle scorse settimane fra i contenuti delle reti social e ripresa in differenti versioni anche dal Daily Mail e da ABC e NBC, ha fatto un po’ in sordina il giro del mondo, complice anche l’innegabile impatto visivo. Arabo-centrica e raffigurante i territori chiave del mondo islamico, la cartina geografica attribuita all’Isis reca evidenziati i territori che si vorrebbero in futuro parte del nuovo Califfato islamico.

Sebbene la cartina appaia viziata dall’eccesso tipico di ogni propaganda – affatto estraneo anche a quella occidentale – e sia più realisticamente attribuibile al sottobosco sociale e culturale dei sostenitori del Califfato piuttosto che ad organi ufficiali, la mappa offre comunque interessanti spunti di riflessione sulle attese e le aspirazioni di parte di quel mondo islamico che si identifica con la realtà dell’Isis. Difficile, nonostante l’aiuto di bonarie e non sempre accurate traduzioni dall’arabo, andare al di là del mero ammasso quantitativo e forse anche per questo la cartina, a fronte di una vasta circolazione nella Rete, ha avuto una ridotta esposizione sui principali media generalisti, dalla televisione alla carta stampata.

La mappa ben si inserirebbe, comunque, nel processo di rebranding ufficialmente avviato dall’Isis, nell’ottica di un superamento delle limitazioni confinarie del jihad. Se finora, infatti, a conferire caratteri di internazionalità alla guerra è la partecipazione di singoli volontari o piccoli gruppi provenienti anche da fuori l’area araba, l’Isis ha dichiarato di voler espandere il conflitto oltre l’area mediorientale, innanzitutto nell’Africa centro-settentrionale e in Asia.

Al di là dei proclami, la scelta delle regioni evidenziate sulla mappa non è totalmente priva di basi nel reale, chiamando in causa aree del mondo la cui storia si è intrecciata a formazioni politiche d’impronta islamica per periodi più o meno brevi e significativi, regioni che nella maggioranza dei casi appaiono oggi comunque lontane dall’orbita dell’Isis e non in linea con l’idea di islam propria del Califfato. Non stupisce allora che alla cartina ampia ispirazione provenga dalla conformazione dello smembrato Impero Ottomano (1299-1922), realtà politica, culturale e religiosa molto nota al grande pubblico e certamente di primo piano nella storia dell’islam.

Fra i territori indicati sulla cartina con nomi arabi (non sempre con precisa adesione territoriale e di traduzione), spiccano infatti l’Anatolia (parte dell’attuale Turchia), il Curdistan (regione abitata in prevalenza da Curdi, ancora oggi alla ricerca di una definitiva affermazione politica statuale, che potrebbe emergere dal conflitto che attualmente li vede contrapposti all’Isis) e la Penisola araba, regioni chiave dell’ex Impero Ottomano, ma storicamente solo in parte sotto il suo diretto dominio. L’Impero infatti, salvo in alcune delle sue propaggini europee, concentrò il proprio sforzo bellico principalmente sulle aree costiere, fondamentali nell’assetto dell’economia tardo-medievale e moderna.

Della Penisola araba, interamente nelle ipotetiche mire dell’Isis, si evidenziano le regioni di Sham (al-Sham, lo storico Levante, nella mappa comprendente Siria, Libano, Israele e Giordania), Iraq, Hijaz (Hegiaz, la “regione barriera” culla dell’islam, storicamente corrispondente alla costa occidentale dell’Arabia Saudita, da La Mecca a Tabuk, ma qui estesa a gran parte del regno saudita agli Stati del Golfo) e Yeman (Yemen).

Ad est, ampio risalto territoriale è dato al Khurasan (o Khorasan), regione storica dell’antica Persia (attuale Iran, con ampi sconfinamenti negli odierni Afganistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Pakistan e Cina). Il riferimento al Qoqzaz (Qoqaz o Grande Caucaso), comprendente i territori di alcune repubbliche ex-sovietiche e la regione calda della Repubblica Cecena, sarebbe riconducibile ad ambienti jihadisti ceneni.

Ad ovest, l’Africa centrale e settentrionale appare suddivisa in tre macro-aree, che superano ampiamente la presenza dell’Impero Ottomano nel continente, che anche in questo caso si attestò prevalente lungo le coste meridionali del Mediterraneo, dall’Egitto all’Algeria, e nel medio e basso corso del Nilo (Egitto centro-settentrionale): Alkinana (storpiatura di Ardh el kenana), Maghreb e Habasha.

La prima comprende territori caratterizzati anche da storiche realtà etnico-religiose non islamiche, quali quella dei Cristiani copti in Egitto. Gruppi jihadisti attivi in Nordafrica, quali il gruppo Ansar al-Sharia, fra Cirenaica e Tripolitania, hanno già manifestato legami con l’Isis. Situazione analoga nel Maghreb, la parte più occidentale del mondo islamico: se storicamente l’area comprende soltanto i Paesi costieri dell’Africa nord-occidentale, dalla Libia alla Mauritania, nella cartina appare dilatato ad includere la Nigeria, territorio delle operazioni degli jihadisti di Boko Haram.

Discorso simile per la regione denominata Habasha, comprendente territori ad ampia presenza cristiana, come Eritrea, Etiopia e Kenya. Quest’ultimo, Stato prevalentemente cristiano, ha mostrato negli ultimi anni preoccupanti fenomeni di estremizzazione islamica, con numerosi combattenti che hanno ingrossato le fila della somala Al-Shabaab. La denominazione di Habasha (Habesha) è utilizzata per riferirsi ad specifici gruppi etnici dell’area del Corno d’Africa, in particolare in Eritrea ed Etiopia, altrimenti noti come Abissini.

Certamente degni di nota, infine, i riferimenti all’Europa. Andalus (al-Andalus), nell’Europa occidentale, richiama il nome storicamente utilizzato per indicare i domini musulmani nella Penisola iberica e nella Gallia meridionale. Sede di un precedente regno cristiano visigoto e teatro fra il 711 e la fine del XV secolo di una civiltà fiorente per economia, arte e cultura, la dominazione islamica di Spagna si concluse nel 1492, alla caduta di Granada, fiore all’occhiello dei territori musulmani in Europa. Da allora l’area inaugurò una fase di nuovo successo sotto i regni cristiani di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, protagonisti di alcune della fasi cruciali della reconquista.

Di particolare rilievo anche la presenza islamica nell’Europa orientale, in area balcanica, moldava e ungherese (Orobpa, nella cartina), dove l’avanzata apparentemente inarrestabile dell’Impero Ottomano ebbe conclusione, in parte frenata dalle vittorie militari degli eserciti cristiani, in parte esaurendosi spontaneamente a causa di fattori di debolezza interni all’Impero. L’area in questione comprende oggi vaste aree estese dall’Ungheria alla Grecia, dalla Crimea all’Austria.

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Simone Varisco

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