Se Maometto non va alla montagna, Francesco va alla Moschea di Roma

Se Maometto non va alla montagna, Francesco va alla Moschea di Roma

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Dopo la visita di domenica scorsa dei musulmani nelle chiese, la comunità islamica è divisa. La Grande Moschea di Roma non ha aderito all’iniziativa. Un’occasione mancata, secondo alcuni. Ma che il Papa ricucirà, recandosi in visita proprio in quella moschea.

A distanza di alcuni giorni, fa ancora discutere l’iniziativa promossa dal Consiglio francese del culto musulmano, che la scorsa domenica ha invitato gli islamici francesi a recarsi in una chiesa cattolica durante la Messa. In Italia l’appello è stato raccolto dalla Comunità religiosa islamica (Coreis). Plauso e perplessità hanno coinvolto tanto la comunità cristiana quanto quella musulmana. A quei «settori cattolici tradizionalisti che hanno criticato questa presenza di musulmani nelle chiese» ha risposto lunedì il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, dichiarando di non capirne il motivo – che «non mi sembra proprio esistente», ha precisato – e rimarcando invece il «segno di una presenza che vuole essere una parola di condanna» della violenza e una risposta all’appello rivolto dai vescovi italiani alla comunità islamica all’indomani dell’assassinio di don Jacques Hamel, perché giungesse una condanna «senza esitazione» del gesto. In ultima analisi «un segno: non è nient’altro che un segno, ma un segno molto importante e molto significativo», ha concluso il card. Bagnasco.

Le perplessità non sono però mancate neppure all’interno della comunità islamica. A farsi portavoce delle critiche all’iniziativa è stato Saifeddine Maaroufi, imam di Lecce, che dalle pagine del Corriere della Sera ha ribadito l’importanza dei luoghi di culto – «sono luoghi sacri» – contro la mentalità dell’Occidente laico, al quale «potrà sembrare qualcosa che ha a che fare con il folclore». Le chiese non sono piazze, insomma, e quindi sarebbe stato preferibile un incontro comunitario in territorio neutro. Una posizione che è un elogio alle moschee, ma anche alle chiese cattoliche, e che rende loro giustizia certamente meglio di alcune incaute iniziative da panificio, nate sull’onda dell’emotività e finite al limite della parodia eucaristica. Una voce interessante, quella di Saifeddine Maaroufi, difficile da tacciare di eccessivo conservatorismo. In passato, infatti, l’imam di Lecce è stato accusato – da tre donne italiane convertite all’islam – di essere troppo «innovatore», tanto da guadagnarsi l’appellativo di «seguace del demonio» e il timore di diventare lui stesso un bersaglio degli estremisti islamici.

Il suo però non è stato l’unico distinguo. Spicca per importanza quello del portavoce della Grande Moschea di Roma, Omar Camiletti, che si è pronunciato contro l’iniziativa, denunciandone «il tono spettacolare» e l’insufficienza. «Il gesto simbolico è assolutamente apprezzabile, ma non è sufficiente», ha spiegato Camiletti. «Abbiamo bisogno di contrastare l’eccesso di separatezza. Per questo siamo andati con studenti e adolescenti in alcune chiese di Roma, come San Pietro. Più che un gesto simbolico è necessario impostare un lavoro permanente di conoscenza e di avvicinamento ad un luogo della religione della maggior parte degli italiani: le chiese cattoliche». Un’assenza che ha diviso la comunità islamica italiana. «Credo che la Grande Moschea di Roma oggi abbia perso un’occasione», ha dichiarato Foad Aodi, presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai), esprimendo il suo «rammarico per la mancata unità di tutti i musulmani nella partecipazione alla preghiera con i cristiani».

Uno strappo che però Francesco potrebbe ricucire. È infatti notizia di queste ore che il Pontefice si recherà in visita proprio alla Grande Moschea di Roma. Un appuntamento atteso da tempo – l’invito è giunto il 20 gennaio scorso – e messo in agenda forse per il prossimo anno, tanto più che al momento non c’è un imam nella Grande Moschea e la gestione del complesso è affidata a Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia. Francesco sarà il primo pontefice a visitare la Grande Moschea di Roma, la più grande dell’Occidente, costruita col denaro dell’Arabia Saudita ai piedi dei Parioli, su terreni donati nel 1974 dal Comune di Roma. Non vi si recarono, infatti, neppure Paolo VI e Giovanni Paolo II – il primo papa a visitare una moschea, quella degli Ommayadi di Damasco, il 6 maggio 2001 – nonostante la discreta approvazione di entrambi alla sua costruzione. Per Francesco sarà la terza visita ad una moschea, dopo quella alla Moschea Blu di Istanbul del 2014 e a quella di Koudoukou a Bangui, nella Repubblica Centrafricana, del 2015.

Negli anni ’80 l’Arabia Saudita premette perché la moschea di Roma fosse dotata di un minareto più alto di San Pietro. Alla fine il minareto fu abbassato e il Cupolone ebbe la meglio. Libera scelta dei progettisti, si disse, a cominciare da Paolo Portoghesi. Una forma di rispetto, un segno certamente, ma senza nulla di scritto. Come la visita di un papa in una moschea.

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Se Maometto non va alla montagna, Francesco va alla Moschea di Roma
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La comunità islamica è divisa dopo la visita dei musulmani nelle chiese. La Grande Moschea di Roma non ha aderito. Il Papa visiterà proprio quella moschea.
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