Buon Natale ai lettori

Pieter Paul Rubens, Adorazione dei pastori, 1608, Fermo, pinacoteca civica.
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Buon Natale a tutti i lettori,
con le ombre di un anno che sta per concludersi e le luci di Colui che illumina la storia, fra i chiaroscuri barocchi dell’Adorazione dei pastori di Rubens, in mostra a Milano, nella contrapposizione fra la luce del nuovo nato e il buio del mondo, che Egli è venuto a redimere.

Buon Natale nella tenerezza di Dio fattosi uomo al termine di un viaggio, rifiutato e sfollato, adorato dai pastori prima che dai Re e braccato dall’infanticidio dei potenti. Un Natale di santa attualità.

Nell’immagine: Pieter Paul Rubens, Adorazione dei pastori, 1608, Fermo, pinacoteca civica.

Aperta la Porta Santa in Duomo. Milano metropoli della pluralità

Apertura Porta Santa, Duomo di Milano, card. Angelo Scola, Giubileo della misericordia
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Ha preso solennemente il via il Giubileo nella Diocesi di Milano, con l’apertura oggi della Porta Santa del Duomo e delle altre Porte Sante della Diocesi. Dopo l’invito dell’Arcivescovo, card. Angelo Scola, a benedire e lodare Dio e la lettura dell’inizio della bolla di indizione dell’Anno Santo della misericordia, la cerimonia dell’apertura della Porta Santa è proseguita sul sagrato della cattedrale, con un momento di preghiera che ha visto la partecipazione, a fianco dell’Arcivescovo, di vescovi ausiliari, presbiteri e diaconi, di una rappresentanza dei fedeli delle sette zone pastorali della Diocesi: una suora, due consacrati, famiglie, disabili, detenuti in regime di semilibertà e alcuni membri delle comunità di origine straniera residenti in città.

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Aperta la Porta Santa della “baracca” di don Carlo. «Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono»

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Una chiesa semplice nella sua modernità. Una porta di bronzo, sormontata dal motto “Accanto alla vita. Sempre”, si apre nella facciata semicircolare scandita dalle colonne del portico. Il modello è il piccolo altare da campo di don Gnocchi, conservato nell’adiacente museo insieme agli scarponi di quello che fu il cappellano militare più amato dagli alpini. L’evento è straordinario, il primo della storia in questo santuario, ma la folla è quella di sempre: è il popolo della “baracca” – come don Gnocchi definiva l’opera che oggi porta il suo nome – fatto di alpini, malati, anziani e tante famiglie.

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