Ovvero, di un Papa in silenzio e di un campione anti-spettacolo. Quando sottrarre, ma non sottrarsi, in un mondo che aggiunge.
silenzio
Benedetto XVI. Ciò che non potrei portare da solo
C’è una citazione nella nuova esortazione apostolica di Francesco, Gaudete et exultate, che sembra tracciare un arco fra l’inizio e la fine del pontificato di Benedetto XVI. Si tratta della prima citazione non biblica, alla nota n. 1, tratta dall’omelia per il solenne inizio del ministero petrino di Ratzinger, il 24 aprile 2005. «Siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio», disse allora Benedetto XVI e ricorda oggi Francesco. «Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».
Papa Francesco, ad Auschwitz in silenzio di fronte all’horror vacui
«Nessun maestro mi aveva avvisato che il silenzio poteva essere nefasto, malefico, che poteva condurre l’uomo a mentire a tradire, che poteva frantumare e spezzare l’uomo invece di cementarlo. Dopo le grida, i colpi e l’obbligo di restare in piedi, il silenzio. L’angoscia dilagò. Capivo che il silenzio era una tortura più raffinata, più brutale degli interrogatori». Così Elie Wiesel, scrittore ebreo di origini rumene, premio Nobel per la pace, scampato all’Olocausto e scomparso ad inizio luglio, nel suo Testamento di un poeta ebreo assassinato. Un silenzio concepito come vuoto, moderno horror vacui psicologico, filosofico, esistenziale.