Viganò promette lacrime. Le tante ombre del modello Disney

Viganò promette lacrime. Le tante ombre del modello Disney

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Se il modello della riforma della comunicazione della Chiesa è la Disney, in Vaticano voleranno gli elefanti. Un modello che mons. Viganò declina secondo «il principio fondamentale che è quello apostolico»: precisazione importante, considerando la fama della multinazionale americana in tema di religione e diritti dei lavoratori. Una riforma “a cipolla” dove la professione verrà prima dell’etica e che farà «piangere qualcuno». Parola di cineasta.

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La revisione dei media vaticani, ha anticipato ieri mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria della comunicazione e principale incaricato della riforma, verrà portata avanti «in modo professionale: prima ancora dell’etica ci vuole la professione. Anzi, se c’è la professione non c’è nemmeno bisogno dell’etica». Una riforma profonda, che attraverso una leadership in grado di fare «gioco di squadra» mira a sradicare quelli che Viganò denuncia essere i mali della precedente gestione, individualismo e mancanza di coordinamento su tutti. E se per mons. Viganò papa Francesco – il “Papa Apple” – è «un grande raccontatore di storie», un punto di riferimento per la riforma della comunicazione non poteva che essere la Disney.

Un modello che sta a cuore a Viganò e più volte rievocato negli scorsi mesi, sebbene è un modello che dovrà essere «trasformato, declinandolo con il principio fondamentale che è quello apostolico», ha spiegato mons. Viganò ai partecipanti al X seminario per i Comunicatori della Chiesa. Una precisazione importante, considerando la poco invidiabile mole di scandali e cause giudiziarie che hanno scosso la Disney nella sua lunga storia e che hanno spesso coinvolto proprio la sfera religiosa e quella dei diritti dei lavoratori.

Sembrano infatti passati secoli da quando nella compagnia si seguiva l’ideale del fondatore: to Dream, to Believe, to Dare and to Do (“Sognare, Credere, Osare e Fare”). Se infatti non sembrano ancora sopite le polemiche attorno al successo d’animazione Disney del 2013, Frozen, che ha messo in luce il disagio della multinazionale americana a veder menzionato Dio nei propri film, le ombre non sono mai mancate neppure nel trattamento dei lavoratori, soprattutto nei numerosi parchi a tema dell’azienda, dagli Stati Uniti alla Cina: un mondo a parte – più a causa dell’alienazione che grazie alla fantasia – in cui mobbing, orari di lavoro sfiancanti e una gerarchica opprimente sono all’ordine del giorno, stando almeno a quanto denunciato da numerosi ex dipendenti, mentre risale solo a poche settimane fa l’avvio di due cause giudiziarie contro la Disney per l’illecita – e negli USA illegale – sostituzione di manodopera statunitense con manodopera straniera in possesso di visti temporanei H-1B.

Un amore di vecchia data, quello di mons. Viganò per la Disney, che nel 2010 portava le sitcom italiane di Disney Channel a fare ingresso per la prima volta al Fiuggi Film Festival, curato in quell’edizione da un Viganò ancora “solo” presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo. Che anche nei media vaticani ci si prepari a “far volare l’elefante”, secondo l’adagio disneyano?

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Viganò promette lacrime. Le tante ombre del modello Disney
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Viganò promette lacrime. Le tante ombre del modello Disney
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Se per Viganò il modello di riforma dei media è Disney, in Vaticano voleranno gli elefanti. Le ombre della Disney e una riforma che farà «piangere qualcuno».
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