Se Khamenei posta più da morto che da vivo. C’è chi a Washington prova ad arruolare Dio per servire i propri interessi, e chi a Teheran punta sul cattolicesimo italiano.
«Padre, ti preghiamo di continuare a dare al nostro presidente la forza di cui ha bisogno per guidare la nostra nazione mentre torniamo ad essere una sola nazione sotto Dio», recita il telepredicatore Tom Mullins, imponendo le mani su Donald Trump insieme a una ventina di altri rappresentanti di area evangelica e all’immancabile Paula White, consulente senior presso l’Ufficio della fede della Casa Bianca, nell’ormai ricorrente appuntamento di “preghiera” nello Studio Ovale.
I guardiani della civiltà
Intanto, a 10 mila chilometri di distanza, cadono bombe che decapitano regimi armati e famiglie inermi, uccidendo in poche settimane più donne e bambine di quanto abbia fatto nell’ultimo anno il regime iraniano, con la cifra già terribile di 61 donne giustiziate nel 2025, in notevole aumento rispetto all’anno precedente. «Li stiamo massacrando. Penso che stia andando molto bene», dichiara l’uomo che pretende il Nobel per la pace. Sembra una bufala, invece è un’intervista. «Li facciamo a pezzi», aggiunge Donald Trump alla Cnn.
«Ci troviamo di fronte a una prova fondamentale: se le nostre nazioni saranno e rimarranno nazioni occidentali con caratteristiche distintive, nazioni cristiane sotto Dio», recita nel frattempo il segretario alla guerra, Pete Hegseth. La deformazione più disgustosa del cristianesimo – non a caso, insieme a quella della verità – è in effetti uno dei caratteri più emblematici della linea politica di diverse superpotenze del mondo contemporaneo.
E poco importa che la realtà dica altro a proposito della «assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra», come ricorda papa Leone XIV. «Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre».
I guardiani della rivoluzione
Naturalmente la strumentalizzazione della fede non appartiene soltanto ai “guardiani della civiltà” occidentali, ma anche a quelli della rivoluzione in Iran. Si badi: strumentalizzazione non solo della religione islamica, come avviene e si può immaginare, ma anche del cristianesimo. Del cattolicesimo, in particolare.
E non si tratta della vicenda, affidata ormai al giudizio della storia, della sintonia fra Ali Khamenei e l’arcivescovo della Chiesa cattolica greco-melchita Hilarion Capucci. La questione è ben più attuale: l’ex guida suprema dell’Iran sarà anche stata uccisa, ma non così la suprema macchina mediatica del regime, che dimostra di poter sopravvivere a colui che se ne intestava il nome: gli account su X in diverse lingue (almeno otto, compreso l’italiano e l’ebraico) funzionano a pieno regime – è il caso di dire – tra manifesti autocelebrativi e video che inneggiano alla vittoria.
Khamenei X
L’account ufficiale di Ali Khamenei in lingua italiana è senza dubbio fra i più interessanti, in virtù di alcuni tratti peculiari che lo contraddistinguono. Scorrerne i post (e prima ancora i tweet) è un piccolo viaggio in un mondo surreale. Ne parlavo su queste pagine cinque anni fa.
Il 27 febbraio scorso, poche ore prima che Teheran venisse colpita dai missili di Israele e Stati Uniti, sull’account si pubblicava un commento grafico e testuale ai crimini odiosi del circolo Epstein: l’immagine di una montagna di denaro macchiato di sangue, «la punta dell’iceberg della civiltà occidentale» – si scrive – e «un esempio che rivela la verità sulla liberaldemocrazia occidentale». Già nei giorni precedenti l’account di Khamenei aveva insistito sui misfatti accaduti sull’«isola della corruzione e dell’ingiustizia», che però hanno coinvolto – è bene ricordarlo – non soltanto il cosiddetto “Occidente”. Fra i messaggi più duri, quello che accosta gli «assassini di bambini dell’isola Epstein» con gli eccidi di fanciulli a Gaza e Minab. Singolare, nell’intenzione di contrasto, il post corredato da fotografie ad effetto della «semplice casa» di Khamenei, diffuso poche ore dopo la sua morte. «Questa semplice dimora era il luogo dove si ritrovava la sua famiglia». Difficile disporre di conferme che vadano al di là della retorica della sobrietà.
Più interessante del – pur condivisibile – giudizio morale sulla via da tempo imboccata da molte società materialiste è il frequente ricorso da parte dell’entourage mediatico di Khamenei ai valori del cristianesimo. Basti pensare al libro – pubblicizzato pochi giorni dopo l’uccisione di Ali Khamenei – dal titolo Lady Mary and Prophet Jesus (pbut) in the Words of Imam Khamenei (Maria e il profeta Gesù [pace su di lui] nelle parole dell’imam Khamenei), presentato a inizio marzo all’ambasciata iraniana presso la Santa Sede, in collaborazione con l’associazione internazionale di diritto pontificio “Carità Politica”.
Non è l’unico testo a firma di Ali Khamenei in tema di cristianesimo. Fra il Natale e l’Epifania del 2025 si dava risalto ad «un quadretto persiano che riporta alcune affermazioni della Guida della Rivoluzione islamica, l’Ayatollah Khamenei, riguardo a Gesù, il Messia», donato all’allora papa Francesco dall’ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Mohammad Hossein Mokhtari, in occasione di un colloquio. «Se oggi Gesù, il Messia, la pace sia con lui, fosse qui con noi, non perderebbe un attimo per lottare contro i capi mondiali dell’ingiustizia e della prepotenza, e non sopporterebbe mai la fame ed i problemi di quei miliardi di persone che sono vittime dello sfruttamento, della guerra, della corruzione e dell’aggressività delle grandi potenze», si legge.
Italia, fra Mediterraneo e Chiesa cattolica
Nel complesso, la scelta operata tramite il profilo X di Ali Khamenei si rivela strategica: l’italiano è scelto come unica lingua europea “secondaria” per diffusione (rispetto a inglese e francese, per esempio), segno di un interesse specifico verso il pubblico nazionale. È plausibile che incidano fattori quali la posizione geopolitica dell’Italia nel Mediterraneo, la presenza di storiche comunità sciite e una certa sensibilità verso il mondo islamico in Italia, un’opinione pubblica più permeabile alla narrativa anti-Usa e anti-Israele e, naturalmente, l’intenzione esplicita di rivolgersi a un’audience cattolica, in contrapposizione con il laicismo secolarizzato e materialista.
Si tratta – similmente a quanto accade per le strumentalizzazioni “occidentali” – di una pianificazione comunicativa volta a costruire un ponte ideologico con il mondo cristiano, e in particolare con il cattolicesimo, sfruttando la posizione dell’Italia (e di Roma) come centro della cristianità. L’intento è mostrare che l’islam sciita “onora” il cristianesimo meglio di quanto non faccia l’Occidente secolarizzato, con le politiche – indubbiamente – contraddittorie dei governi dei Paesi Ocse, insistendo su pace, giustizia sociale e critica al capitalismo sfrenato. «Uno dei segni della fine dell’impero corrotto ed ingiusto dell’America è la sua irrazionalità». Come dargli torto? Proprio in seguito agli attacchi militari subiti dall’Iran e alla delicata fase di transizione politica a Teheran, l’account di Ali Khamenei ha intensificato i messaggi di carattere spirituale e universale, facendo appello alla coscienza dei credenti in tutto il mondo per denunciare l’aggressione armata.
Vale la pena ricordare, però, che la condizione dei cristiani in Iran – 250 mila secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, tra i 500 mila e gli 800 mila secondo altre fonti – racconta una storia molto diversa. Il Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo 2025 di Aiuto alla Chiesa che Soffre colloca l’Iran fra i Paesi in cui i cristiani sono perseguitati, con una situazione invariata rispetto alla rilevazione di due anni prima. «La comunità rappresenta una minuscola minoranza, la cui maggioranza è costituita da cristiani di etnia assira e armena, mentre il resto è composto da convertiti dall’Islam, in prevalenza seguaci di Chiese protestanti, incluse le chiese domestiche», si precisa nel Rapporto 2023. «I membri di comunità riconosciute, come gli zoroastriani, gli ebrei e i cristiani delle Chiese tradizionali, possono praticare il loro culto entro rigidi limiti. Qualsiasi attività di evangelizzazione è illegale. I cristiani convertiti dall’Islam rimangono uno dei gruppi maggiormente presi di mira nel Paese, sono visti con profondo sospetto e percepiti come un tentativo da parte dei Paesi occidentali di minare l’Islam e il regime islamico dell’Iran».
Il 12 marzo è stato attivato il profilo X in lingua inglese della nuova guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. È presto per apprezzare un cambio di strategia comunicativa. Nel frattempo, ci venga almeno risparmiato l’inflazionato aforisma (che, per inciso, non è di Eschilo) sulla morte precoce della verità in guerra: non godeva di buona salute neppure in tempo di pace.
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Que los politicos y periodistas de poco peso sermonean que los que practican la Fe son idiotas me tiene sin cuidado pero que los que forman la percepcion corecta de los cristianos supuestamente cristianos ellos mismos, nos traten como a las personas que ni se informan ni piensan coherente, me deja en claro que somos por cuenta propria. El hombre moderno maneja las palabras con mayestria haciendo del mal bien y del bien mal. A lo mejor las palabras ya no le sirven! Dios nos ayude!
¿A quién te refieres, Ada?
Molto interessante e ben documentato!
Grazie Giulio!