Quando a cinguettare è l’ayatollah Khamenei. Tutt’altro che a caso

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L’islam e l’America. Ma anche il Covid e la politica. Se a “cinguettare” è l’ayatollah Khamenei. Che ai tedeschi parla di veterani, ai turchi di Armenia e agli italiani di Gesù. Ma minaccia in spagnolo.


Fra gli ultimi creati, l’account in lingua italiana. Tra i primi, nonostante tutto, quello in inglese (ma avviato in persiano). Sono gli estremi, diversissimi, della presenza su Twitter dell’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran e massimo esponente nazionale del clero sciita (che è anche ufficialmente su Facebook e Instagram).

Una presenza che negli ultimi mesi, complici le nuove abitudini imposte dalla pandemia, ha subito un’accelerazione, sebbene non esente da ombre e contraddizioni. Basti pensare al blocco di Twitter e di altri social network imposto in Iran oltre dieci anni fa, in occasione delle proteste di piazza dell’Onda verde del 2009, dal governo dell’allora presidente Mahmoud Ahmadinejad (per quanto siano diffusi sistemi che permettono aggirare, almeno in parte, la censura). Fra le maggiori criticità figura, invece, il proliferare di account non ufficiali di Khamenei, parodie (compresa una parodia che si autodefinisce ufficiale), ma anche furti di identità e difficoltà nella reale attribuzione dei “cinguettii” più contestati.

Ultimo caso in ordine di tempo, dopo il blocco imposto unilateralmente all’account di Donald Trump, la rimozione di un tweet di Khamenei (in lingua araba e inglese, “salvo” quello in persiano) nel quale l’Ayatollah definiva «inaffidabili» i vaccini occidentali e accusava Usa e Regno Unito di voler «contaminare altre nazioni». In seguito alla presa di posizione di Khamenei la Mezzaluna Rossa Iraniana ha annunciato la cancellazione di un carico di 150 mila dosi del vaccino Pfizer-BioNTech donate da filantropi statunitensi e ha annunciato che l’approvvigionamento avverrà tramite Cina, Russia e India. Nella primavera dello scorso anno Twitter aveva sospeso per diverse ore gli account in inglese, persiano e arabo di Khamenei con l’accusa di aver violato le regole della piattaforma. La versione ufficiale di Twitter aveva poi parlato di un errore: sembra che l’account fosse «accidentalmente finito in un filtro spam (messaggi indesiderati, NdR)».

Fra i punti di forza della presenza di Khamenei su Twitter si distingue la grande diffusione linguistica. Si annoverano account ufficiali di Khamenei in inglese (inaugurato in persiano nel 2009), persiano (2013), francese (2015), arabo (2017), urdu (2019), russo, spagnolo, hindi, tedesco, turco e italiano (tutti e sei inaugurati nel corso del 2020). Un investimento importante, che vale a Khamenei 887 mila follower sull’account in lingua inglese, di gran lunga il più seguito (e già oltre 5 mila su quello italiano).

Per farsi un’idea di massima, il Papa ha nove account Twitter (italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, arabo e latino), con quello inglese più seguito (quasi 19 milioni di follower; l’italiano ne vanta 5 milioni). Interessante anche la proporzione tra i fedeli delle due confessioni religiose: 1,32 miliardi i cattolici nel mondo (stima riferita al 2018), 200-230 milioni i musulmani sciiti (stima al 2015).

Significativi i tweet di inaugurazione, che – al di là dell’invocazione di rito ad Allah – dicono qualcosa del pubblico al quale l’Ayatollah ritiene di rivolgersi, probabilmente secondo una strategia comunicativa tutt’altro che lasciata al caso. Nel gennaio 2020 al suo esordio in lingua russa Khamenei parla di Gerusalemme e della Palestina. «Nonostante i leader statunitensi, la loro politica vile e satanica nei confronti della Palestina con l’aiuto divino non sarà mai attuata. Per quanto riguarda la giudaizzazione di Quds (la città di Gerusalemme, NdR), si sbagliano molto quando dicono che “deve rimanere con gli ebrei”», scrive l’Ayatollah. Tutt’altro che conciliante anche l’esordio in lingua spagnola, con Khamenei che minaccia: «Sappilo: il nemico del popolo iraniano è destinato al fallimento, perché la sua via è la via di Satana».

Se il primo tweet in hindi fa riferimento all’Evento di Ghadir Khumm, una ricorrenza cara al mondo sciita, per l’esordio in lingua tedesca la scelta ricade nuovamente su temi più schiettamente politici, con il video di una videoconferenza tenuta da Khamenei per onorare i veterani dell’esercito iraniano in occasione dell’anniversario della guerra di Saddam Hussein, al tempo alleato degli Stati Uniti, contro il Paese. Un altro conflitto, quello fra Azerbaigian e Armenia, è richiamato dal primo tweet in lingua turca. Una guerra che «è molto dolorosa e minaccia la sicurezza della regione», scrive Khamenei, per ragioni diverse conciliante con entrambi i Paesi. «La guerra deve finire il prima possibile e, naturalmente, tutti i territori azerbaigiani sotto il controllo dell’Armenia devono essere liberati e restituiti all’Azerbaigian».

Caso pressoché unico quello in italiano. Complice l’inaugurazione dell’account a ridosso del Natale, il 24 dicembre scorso, i primi tre tweet dopo l’invocazione ad Allah sono dedicati agli auguri natalizi e, soprattutto, ad alcune citazioni di Cristo. «Gesù Cristo diceva: “Non è giusto che rendiate bello il vostro aspetto lasciando che il vostro cuore rimanga malato, ferito e impuro”. L’essere umano è composto di corpo e anima e quindi non è sufficiente curare l’aspetto esteriore tralasciando quello interiore», spiega l’Ayatollah ad inizio anno. Per poi precisare in un secondo tweet: «Gesù (la pace sia con lui) disse agli apostoli: “Voi stessi non beneficiate delle vostre parole mentre la gente ne trae giovamento”. Questo vale pure per noi. Non dobbiamo parlare di spiritualità e virtù solo per gli altri; dobbiamo rivolgerci prima al nostro cuore». Primo messaggio “laico” quello dedicato l’8 gennaio da Khamenei ai fatti di Capitol Hill. «Avete visto la condizione dell’America? Questa è la loro democrazia e questo il loro pasticcio elettorale. L’America e “i valori americani” oggi vengono derisi persino dagli amici dell’America». Figurarsi dagli avversari.

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