La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 14 febbraio 2021

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Domenica 14 febbraio 2021. Ultima Domenica dopo l’Epifania. “Del Perdono”. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, invece chi si umilia sarà esaltato».
(Lc 18, 9-14)

Una mattina il filobus numero 75, in partenza da Monteverde Vecchio per Piazza Fiume, invece di scendere verso Trastevere, prese per il Gianicolo, svoltò giú per l’Aurelia Antica e dopo pochi minuti correva tra i prati fuori Roma come una lepre in vacanza.
(Gianni Rodari, Il filobus numero 75)

Inizia così uno dei racconti del grande Rodari. Chissà perché, il filobus numero 75 quel mattino si scapicolla giù per le colline e si parcheggia da se stesso in aperta campagna. Sbigottimento generale di conducente e passeggeri, chi alza la voce in protesta, chi si allarma del ritardo sul lavoro. Poi pian piano sorgono altre voci. Qualcuno muove un passo fuori dal veicolo, c’è chi comincia a bere l’aria buona a grandi sorsi, a coglier ciclamini. Alla fine vien fuori che si son tutti goduti una bellissima giornata, ma il tempo ha trattenuto il fiato:

– Che ora abbiamo fatto? – domandò qualcuno. – Uh, chissà che tardi. E tutti si guardarono il polso. Sorpresa: gli orologi segnavano ancora le nove meno dieci. Si vede che per tutto il tempo della piccola scampagnata le lancette non avevano camminato. Era stato tempo regalato, un piccolo extra, come quando si compra una scatola di sapone in polvere e dentro c’è un giocattolo. – Ma non può essere! – si meravigliava la signora dei ciclamini, mentre il filobus rientrava nel suo percorso e si gettava giú per via Dandolo. Si meravigliavano tutti. E sí che avevano il giornale sotto gli occhi, e in cima al giornale la data era scritta ben chiara: 21 marzo. Il primo giorno di primavera tutto è possibile.

Gesù inizia il suo ministero annunciando: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15). Sale sulla scena del mondo e sostiene di aver dato il via a un tempo nuovo. Con me sorge il giorno di Dio, dice; con me inizia la primavera dell’Altissimo. Eccomi qui, a portarvi un definitivo 21 marzo, un tempo in cui “tutto è possibile”, anche che i sentieri ordinari e ripetitivi vengano deviati verso un nuovo modo di stare al mondo.

Ma sul prato fuori città, uno dei viaggiatori scesi dal 75 non sa coglier l’occasione. Trova una fragolina di bosco e si mette ad avanzar pretese: “L’ho trovata io. Ora ci metto il mio biglietto, e quando è matura la vengo a cogliere, e guai se non la trovo”. Difatti levò dal portafogli un biglietto da visita, lo infilò in uno stecchino e piantò lo stecchino accanto alla fragola. Sul biglietto c’era scritto: – Dottor Giulio Bollati.

Il dottor Giulio Bollati è l’immagine di chi non cambia mai. Cambia il mondo attorno a lui, sorge il tempo nuovo e sorprendente, si dischiude il respiro della Primavera della storia, si spalanca l’abbraccio della grazia immeritata, e lui non sa far altro che ripiegarsi su quell’io-mio-guai-se-non-la-trovo.

Nel racconto di Gesù, il dottor Giulio Bollati è un fariseo. Gesù dice: sapete, qualcosa di nuovo sta sorgendo, Dio sta donando un tempo di rivoluzione degli spiriti. Spalancatevi ad accoglierlo, non perdete l’occasione.

Il pubblicano sale al tempio e confida nella Misericordia, nel dono gratuito del Creatore che rinnova tutte le cose, chissà che non rinnovi pure lui. Il pubblicano, che non va fiero di quel che fa perché un po’ ladro lo è davvero, chiede perdono perché sa che il tempo del perdono si è dischiuso, la Primavera canta che tutto è possibile, anche fiorire a vita nuova facendola finita con furti e furberie.

Ma il fariseo, poverino, non sa farsi raggiungere dal fremito dell’Onnipotente. “Pregava tra sé”, prigioniero di uno specchio, il condottiero della fragola, cultor dell’ombelico suo. Io non sono come gli altri, io faccio più degli altri, attendo riconoscimenti, la fragolina è mia. Sta davanti a Dio come sta davanti a tutto, perché è sempre solo ripiegato su se stesso.

Siamo tutti il pubblicano, siamo tutti il fariseo. Il dottor Giulio Bollati e la signora dei ciclamini convivono in noi. Sono due modi di stare al mondo: quello di chi dice “che bello, grazie!”, e quello di chi si chiude sul “mio-io-guai”. E quando viviamo come il fariseo, la nostra povertà è molto triste, la solitudine amara, e stiamo trascurando l’occasione di respirar misericordia.

Cosa farò del dono inatteso?

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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