La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 7 febbraio 2021

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Domenica 7 febbraio 2021. Penultima domenica dopo l’Epifania. Della divina clemenza . Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Uno dei farisei invitò il Signore Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».
(Lc 7, 36-50)

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“Ora avvenne che il giorno seguente il destino mi riserbasse un dono diverso ed unico: l’incontro con una donna, giovane e di carne e d’ossa, calda contro il mio fianco attraverso i cappotti, allegra in mezzo alla nebbia umida dei viali, paziente, sapiente e sicura mentre camminavamo per le strade ancora fiancheggiate di macerie. In poche ore sapemmo di appartenerci, non per un incontro, ma per la vita, come infatti è stato. In poche ore mi ero sentito nuovo e pieno di potenze nuove, lavato e guarito dal lungo male, pronto finalmente ad entrare nella vita con gioia e vigore; altrettanto guarito era ad un tratto il mondo intorno a me”.
(P. Levi, Il sistema periodico)

Il giovane ebreo italiano scampato alla furia omicida attraversa i giorni suoi come il sopravvissuto a un bombardamento, tra macerie di tristezza e fantasmi che mordono. Ma inaspettato sorge il dono, “diverso ed unico”, che si offre come una sorpresa della vita, e con il calore della sua presenza (“calda attraverso i cappotti”) comincia l’opera di risanamento del cuore. L’amore guarisce. Libera “potenze nuove”, insospettate, che il dolore imprigionava assopite nella buia cantina interiore.

Primo Levi racconta così dell’incontro con la donna che sarebbe diventata la sua compagna di una vita. Varcare la soglia di quell’amore è per lui una resurrezione. Da lì, anche il suo modo di stare al mondo cambia. Continua quella pagina: “Lo stesso mio scrivere diventò un’avventura diversa […] Paradossalmente, il mio bagaglio di memorie atroci diventava una ricchezza, un seme; mi pareva, scrivendo, di crescere come una pianta”.

L’evangelista Luca racconta di una donna che si è sentita amata. Tra le macerie della sua vita umiliata, che possiamo soltanto immaginare, sorge inattesa la presenza di uno sguardo liberante, che ridesta in lei dignità e bellezza che sentiva tramontate. Non sappiamo nulla del precedente incontro tra lei e Gesù, ma ne vediamo gli effetti: la gratitudine con cui gli si avvicina, nell’ostilità di cui la grava quella casa. Gesù legge molto amore nei suoi gesti.

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“La vedi questa donna?”, chiede Gesù a Simone il fariseo. No, non la vede, non l’ha ancora vista. La nasconde, al suo sguardo ottuso, l’etichetta che pretende di riassumerla: “una donna di quel genere”, “una peccatrice”. Simone non vede volto storia vita, vede solo una sentenza riassuntiva.

E Gesù vuole guarire lo sguardo di Simone. Vuole aprirlo alla consapevolezza che è l’amore a liberare il meglio delle persone, a guarirle dai loro aspri dolori. Questa donna, che tu non vedi, porta con sè una storia di grande amore: quando ha sentito la forza del bene che semino nel mondo, si è sentita liberata. Questo mi dice con i gesti che ha compiuto, che tu non hai saputo leggere, perché vibrano di un linguaggio che ignori, balbettano un idioma di gratitudine. Per quanto ricada nel suo fango, la potenza dell’amore di cui si sente rivestita la libererà ancora, e ancora, e sempre di nuovo.

“La tua fede ti ha salvata; va’ in pace”. La tua fiducia nell’amore che ti ha avvolta e che oggi hai espresso nel linguaggio del tuo corpo, ti rende irraggiungibile al disprezzo di chi giudica. Sei libera.

E tu, Simone, impara da lei che solo l’amore accolto e ridonato ci rende umani.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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