Fra le prime Porte Sante aperte nella Diocesi di Milano, lo scorso 13 dicembre, quella del santuario intitolato al beato Carlo Gnocchi ha un significato particolare. In questo luogo, adiacente ai reparti ambulatoriali e di ricovero dell’IRCCS “Santa Maria Nascente” e all’edificio che originariamente ospitava la Federazione Pro Infanzia Mutilata, infatti, «le opere di misericordia intessono la trama della vita quotidiana», come spiega don Maurizio Rivolta, rettore del santuario. Una misericordia integrale, che non è soltanto «un’impressionante organizzazione di assistenza, ma la riabilitazione ad una pienezza di vita».
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Aperta la Porta Santa della “baracca” di don Carlo. «Dio è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono»
Una chiesa semplice nella sua modernità. Una porta di bronzo, sormontata dal motto “Accanto alla vita. Sempre”, si apre nella facciata semicircolare scandita dalle colonne del portico. Il modello è il piccolo altare da campo di don Gnocchi, conservato nell’adiacente museo insieme agli scarponi di quello che fu il cappellano militare più amato dagli alpini. L’evento è straordinario, il primo della storia in questo santuario, ma la folla è quella di sempre: è il popolo della “baracca” – come don Gnocchi definiva l’opera che oggi porta il suo nome – fatto di alpini, malati, anziani e tante famiglie.
Giubileo della misericordia: la rivoluzione della memoria
È il Giubileo delle novità, ma soprattutto del recupero della memoria quello che si inaugurerà l’8 dicembre e che vivrà il prossimo 29 novembre un’anticipazione, con l’apertura della Porta Santa alla cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana e luogo-simbolo di uno dei Paesi al mondo più martoriati dai conflitti.
Misericordia, la forza disarmante. Intervista a Mons. Mauro Cozzoli

La misericordia divina oggi «sta ritrovando la sua radice biblica», dice Mons. Mauro Cozzoli, ordinario di Teologia Morale nella Pontificia Università Lateranense. Un tema, a tratti spinoso, che sarà al centro del prossimo Anno Santo. Woitiliano per almeno tre motivi.