Santa Sofia ed Erdogan. L’informazione ortodossa chiama in causa il “silenzio” di papa Francesco

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L’ipotesi di trasformare la basilica-museo di Santa Sofia in moschea rischia di aprire una frattura tra il mondo ortodosso e papa Francesco. Accusato di un «triste silenzio» sulla vicenda.

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Ulteriori sviluppi sono attesi a ore e i toni si alzano, così come la posta in gioco. Dell’ipotesi di trasformare la basilica-museo di Santa Sofia in moschea si è più volte riferito nei giorni scorsi, così come delle tappe che ci attendono. La vicenda, ancora in gran parte sottotraccia nei media europei occidentali, rischia però ora di produrre una frattura nei rapporti fra il variegato mondo ortodosso e papa Francesco.

Sono almeno due, infatti, gli organi di informazione di ambiente ortodosso che accusano il Pontefice di mantenere un «triste silenzio» sulla vicenda. Si tratta di Ortodoxia.info e di OrthodoxTimes.com. Vale la pena notare che quest’ultimo è un portale di news di proprietà del World Media Orthodox Network, con sede ad Atene, creato nel dicembre 2018 come edizione inglese del portale greco Romfea e inaugurato nel gennaio successivo con l’appoggio del Dipartimento di Stato americano, anche nella forma di un sostegno economico quantificato in 100 mila dollari.

Ebbene, quella mossa al Papa, più che un’accusa, ha già i toni di una condanna senza mezzi termini. «Il silenzio ingiustificato della Santa Sede e personalmente di papa Francesco sulla bruciante questione della trasformazione della chiesa emblematica di Santa Sofia in una moschea provoca preoccupazione e tristezza nel mondo cristiano», sottotitolano entrambe le testate. Coinvolta anche la Conferenza Episcopale Turca, in virtù della posizione assunta nei giorni scorsi in merito alla vicenda: a favore del mantenimento dello status di museo Santa Sofia, ma convinta che la «decisione riguardi esclusivamente la Repubblica di Turchia».

Secondo quanto dichiarato dai due organi di informazione, «la Santa Sede è silenziosa e i vescovi cattolici in Turchia si stanno “lavando le mani” del problema di Santa Sofia». Per OrthodoxTimes.com, in particolare, in questa delicata vicenda sembra che «sfortunatamente, almeno finora, Roma continui ad essere una spettatrice». Apprezzamenti vengono invece rivolti alla Conferenza Episcopale Greca, il cui Sinodo si è espresso contro un’eventuale decisione di Erdoğan che «offenderebbe i sentimenti religiosi di due miliardi di cristiani nel mondo» e rischia di «creare una distanza maggiore fra le religioni monoteiste».

Papa Francesco ha visitato la basilica-museo di Santa Sofia nel 2014, in occasione del proprio viaggio apostolico in Turchia. Allora il Pontefice si era espresso più volte e chiaramente sulla necessità di instaurare un dialogo serio e sincero fra il mondo cristiano e quello musulmano, con protagonisti anche i leader politici. Francesco lo aveva fatto una prima volta incontrandosi con le autorità turche ad Ankara, il 28 novembre 2014. In quell’occasione il Pontefice aveva definito la Turchia un «Paese ricco di bellezze naturali e di storia, ricolmo di tracce di antiche civiltà e ponte naturale tra due continenti e tra differenti espressioni culturali». Ricordando, come, «tuttavia, le ragioni della considerazione e dell’apprezzamento per la Turchia non sono da cercarsi unicamente nel suo passato, nei suoi antichi monumenti, ma si trovano nella vitalità del suo presente», sottolineando particolarmente il «suo ruolo nel concerto delle nazioni».

Due giorni dopo, rispondendo alle domande dei giornalisti sul volo di ritorno a Roma, Francesco si era pronunciato in tema di “cristianofobia”. «Cristianofobia: è vero! Non voglio usare parole un po’ addolcite, no. Noi cristiani, ci cacciano via dal Medio Oriente. Alcune volte, come abbiamo visto in Iraq, nella zona di Mosul […]. Questo succede in alcuni Paesi. È come se volessero che non ci siano più cristiani, che non rimanga niente di cristiano. In quella zona c’è questo. È vero, è un effetto del terrorismo, nel primo caso, ma quando si fa diplomaticamente, con i guanti bianchi, è perché c’è un’altra cosa dietro, e questo non è buono».

Nella stessa occasione, proprio riferendosi alla politica, il Papa aveva invitato a discernere la fede dall’uso strumentale che talvolta ne fanno alcuni uomini politici. «Dobbiamo sempre distinguere qual è la proposta di una religione dall’uso concreto che di quella proposta fa un determinato governo. Forse dice: “Io sono islamico – io sono ebreo – io sono cristiano”. Ma tu governi il tuo Paese non come islamico, non come ebreo, non come cristiano. C’è un abisso. Bisogna fare questa distinzione, perché tante volte si usa il nome, ma la realtà non è quella della religione».

Una curiosità. Il 28 gennaio 2018 papa Francesco ha visitato un’altra basilica di Santa Sofia, quella romana della comunità greco-cattolica ucraina che vive nella Capitale. Un passaggio del discorso di allora è particolarmente d’attualità. «La Chiesa è incontro – aveva detto il Pontefice – è il luogo dove guarire la solitudine, dove vincere la tentazione di isolarsi e di chiudersi, dove attingere la forza per superare i ripiegamenti su se stessi». Proprio la via che rischia di imboccare ora la Turchia. Che altro dire?

Aggiornamento – 12 luglio 2020
A margine dell’Angelus di domenica 12 luglio 2020 papa Francesco ha ricordato la Giornata Internazionale del Mare e un pensiero che si spinge oltre le acque. «Cari fratelli e sorelle, in questa seconda domenica di luglio ricorre la Giornata Internazionale del Mare. […] E il mare mi porta un po’ lontano col pensiero: a Istanbul. Penso a Santa Sofia, e sono molto addolorato». Forse anche di qualche facile giudizio.

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