Lee Masters, Spoons Rivers, Dippold, Vangelo

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 12 luglio 2020

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Domenica 12 luglio 2020. VI Domenica dopo Pentecoste, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro» (Lc 6, 20-31)

“Che cosa vedete adesso? […]
Un libro.
Leggetemi una pagina.
Non posso. Gli occhi mi sfuggono di là dalla pagina.
Provate questa lente.
Abissi d’aria.
Ottima! E adesso?
Luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo.
Benissimo, faremo gli occhiali così”.
(E. L. Masters, Antologia di Spoon River)

Dalla tomba di un ottico, nella campagna accanto al villaggio, spira come un sussurro di memoria e premurosa dedizione: s’intreccia il dialogo con un’anima, anch’essa trapassata in quella terra, alla ricerca di lenti adeguate allo sguardo che attraversa ogni cosa. L’ottico dell’aldilà si chiama Dippold, e Lee Masters lo immagina a trafficare tra lenti diverse, per dare all’anonimo cliente quello di cui ha bisogno.

Siamo tutti in cerca di uno sguardo più profondo. Che non si fermi alla lettera di quel che accade, come se tutto si raccogliesse sulla superficie delle cose (“Leggetemi una pagina” / “Non posso. Gli occhi mi sfuggono al di là”), ma ardente del desiderio di scandagliare il Mistero che le abita, che le feconda con la sua vivacissima presenza, maturandole al meglio di loro stesse.

Gesù guarda ai suoi discepoli. Dove altri sguardi non starebbero che in superficie, irretiti da polverose povertà e imbarazzanti situazioni di bisogno (poveri, affamati, in pianto, messi al bando…), Gesù vede gente abitata dal Mistero di una “luce che trasforma tutto il mondo in un giocattolo”. Il Maestro vede all’opera una letizia fondamentale e potente, che già sta lavorando nel profondo, anche dove se ne possono cogliere solo i cenni. Quella letizia ha per l’ottico la fisionomia della luce, “che trasforma tutto il mondo” nella grande avventura del gioco, cioè di un’esistenza dove vivere è bello perché è bello, e non per altro tornaconto. E la fatica e il dolore di vivere sono della stessa natura del travaglio del parto: sono il segno che la vita si sta impegnando a nascere, sono un gradino sul cammino di una maturazione più abbondante.

Siamo tutti in cerca della Gioia che freme al fondo delle cose. Chi si accontenta di meno si condanna ad avvilente povertà (“Guai a voi”, ricchi, sazi e riconosciuti da chi conta). È sazio di troppo poco. Miope e senza luce nello sguardo, prigioniero di una tristezza che ottunde.

Lo stesso Spirito che vive in Gesù vuole respirare nel cuore dei suoi discepoli, perché avvampi anche in loro il suo stesso sguardo. Lo Spirito è come l’ottico Dippold: vuole renderci rabdomanti della luce, perché la coltiviamo nei solchi della storia.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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