Perché Dio mi odia? Solitudine artificiale

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La funzione di completamento automatico offerta da Google può aprire uno scorcio su una realtà del nostro tempo. Provare per credere. È sufficiente digitare “Perché Dio” nella casella di ricerca del celebre sito web per far sì che il più utilizzato fra i motori di ricerca suggerisca differenti prosecuzioni possibili fra le più richieste dai naviganti.


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Numerose sono quelle attinenti alla teologia e alla Sacra Scrittura, dal “Perché Dio ha scelto Maria” e “Perché Dio esiste” al “Perché Dio si è incarnato” e “Perché Dio distrusse Sodoma e Gomorra”. Decisione, quest’ultima, che chiama in causa temi di particolare attualità negli ultimi tempi.

Perché Dio mi odia?

Fra le molte domande per le quali gli utenti cercano una risposta affidandosi alla rete, alcune colpiscono più di altre. “Perché Dio ci ha creati”, “Perché Dio ha creato il mondo”, “Perché Dio ha creato l’uomo e la donna”. Tanto più, se si sposta la questione su un piano più personale con l’aiuto di un paio di pronomi riflessivi – mi e ci –, il risultato che ne viene è una fotografia del nostro tempo.

Tra le frasi più ricercate si contano “Perché Dio ci abbandona”, “Perché Dio ci fa soffrire”, “Perché Dio mi fai questo”, “Perché Dio ci mette alla prova”, “Perché Dio ci porta via le persone care”, fino all’urlo forse più amaro: “Perché Dio mi odia”.

Meno conflittuale, almeno in apparenza, il rapporto con Gesù: fra le domande più digitate, “Perché Gesù ci ha salvati” e diverse curiosità sul Vangelo, con le poche eccezioni di “Perché Gesù mi hai abbandonato”, “Perché Gesù non mi parli” e la legittima curiosità letteraria “Perché Cristo si è fermato a Eboli”.

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Allargando la ricerca ad altre lingue, si scopre che dubbi del tutto simili attraversano la vita degli utenti ispanofoni (“Por qué Dios me odia”, “Por qué Dios me abandono”, “Por qué Dios me creo”, “Por qué Dios me castiga tanto”), francofoni (“Pourquoi Dieu m’a abandonné”, “Pourquoi Dieu me déteste”) e anglofoni, come riferisce un articolo sulla rivista dei Gesuiti americani. Unica nota positiva, nel mondo sembra esserci più spazio per la speranza, almeno ad un primo sguardo (“Pourquoi Dieu m’a choisi”, “Pourquoi Dieu m’aime”, “Por qué Dios me ama”).

Ricerca globale di un senso

Se è plausibile che gli algoritmi di Google condividano le informazioni sulle ultime tendenze di ricerca degli utenti a livello internazionale e in diverse lingue, il quadro non cambia nella sostanza: come in passato l’uomo ha affidato le ansie sulla propria esistenza ad uno sguardo al cielo notturno o al volo degli uccelli, oggi la ricerca di un senso passa – letteralmente – attraverso una tastiera.

La solitudine dell’intelligenza Artificiale

Un po’ come l’immagine che accompagna questo articolo. Una figura solitaria, un volto femminile in parte sfigurato e tumefatto, uno sguardo che sembra levarsi verso l’alto. È stata generata appositamente per questo articolo con il supporto di una Intelligenza Artificiale (Stable Diffusion) a partire dalla domanda: “Perché Dio mi odia?” (“Why does God hate me?”). Il risultato è un misto di violenza, solitudine e disperato bisogno di senso.

Questioni che da sempre appartengono alla natura dell’uomo, rese ancora più profonde e sofferte da anni di pandemia e di guerre nel mondo, dal ritorno della minaccia atomica, dai disastri naturali e dalle incertezze sul futuro del pianeta, dalle persistenti crisi sociali, economiche ed occupazionali.

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Nella rete del dubbio

Difficile comprendere come si potrà passare, per tramite di un’individuale via digitale, dal dubbio alle certezze che salvano. Che, per loro natura, presuppongono un incontro. L’incontro. La solitudine, in fondo, sembra la vera vincitrice del nostro tempo.

Non stupisce, perciò, che ben prima di quello bellico, un altro fronte di battaglia abbia visto protagonista il mondo digitale e l’Intelligenza Artificiale: quello dello svago individuale, inteso anzitutto come surrogato di contatti umani reali.

Applicazioni che sfruttano l’Intelligenza Artificiale per farci sembrare più desiderabili prima di gettarci in pasto ai social popolano molti dei nostri cellulari, insieme a software che imitano il conforto della conversazione con un amico, che offrono l’illusione – attraverso la domotica – di una casa meno vuota al nostro rientro o che vorrebbero sostituire il calore di un animale domestico. Righe di codice che prendono il posto di brani di vita vissuta.

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