La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 19 febbraio 2023

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Ultima Domenica dopo l’Epifania. Detta “del Perdono”. Fratelli. Due lezioni difficili. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.


✠ Vangelo Lc 15, 11-32
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Nella domenica detta “del perdono” la liturgia ambrosiana ci presenta una delle parabole più belle di Gesù, che racconta del “Padre misericordioso”. Per parlare del padre però, significativamente, non basta un figlio, ma servono due fratelli, ognuno con la propria lezione difficile.

All’inizio tutto si concentra unicamente sul fratello minore e sulla desolazione di una vita lontana da casa, che ne lede la dignità e ne spoglia l’esistenza. Quando, però, il fratello minore torna dai suoi vagabondaggi e rientra a casa, tocca al maggiore tirarsene fuori. Se il primo era partito pensando che avrebbe trovato la libertà lontano dal padre, il secondo era rimasto perché paradossalmente, non gli mancava nulla da quando aveva perso il fratello.

I sassolini che il figlio maggiore ha nella scarpa saltano fuori uno ad uno, al passo con le sue recriminazioni: “Ti ho servito tutta la vita…”, “Tu non mi hai mai dato un capretto per far festa!”, ma la risposta è sconcertante: “Figlio, tutto ciò che è mio, è tuo!”.

Verrebbe da chiedersi: c’era bisogno di dirlo?
Evidentemente sì. Per entrambi.

Il figlio minore non l’ha capito fintanto che non è stato rivestito della veste più bella, pur avendo buttato al vento ciò che il padre gli aveva offerto fin dall’inizio e senza condizioni; il maggiore, per capirlo, deve camminare anch’egli verso il padre, ma lo può fare solo passando per suo fratello.

“Tutto ciò che è mio è tuo” significa anche, infatti, che pure l’altro figlio che ho ti riguarda: se vuoi tutto ciò che è tuo, prenditi cura di lui! Lezioni antiche e appassionate, ma restano pur sempre, per tutti noi, le più difficili.

Don Alessandro Noseda

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

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