Schuman e la politica dei “piccoli passi”: l’Europa come strumento di pace

Leggi in 9 minuti

La fede dietro la politica e l’anima cristiana dentro l’Europa. Padre Bernard Ardura, postulatore della causa di beatificazione, sottolinea l’attualità di uno dei padri fondatori dell’Europa, Robert Schuman: «Per l’Europa, la proclamazione della santità di Robert Schuman sarebbe l’occasione di una rinnovata presa di coscienza».

Ascolta l'articolo

Tra le varie tappe del viaggio apostolico che papa Leone XIV compirà in Francia dal 25 al 28 settembre 2026, ce n’è una che assume un particolare significato: Metz. Ferita dalla guerra franco-prussiana e dai due conflitti mondiali, oggi cuore di una regione interculturale unita anche da un’antica radice cattolica, Metz è l’orizzonte di Robert Schuman, fra i padri dell’Europa unita, dichiarato venerabile dalla Chiesa cattolica.

Si tratta di riportare ai veri termini il dibattito sull’Europa: quale strada seguire per unire i diversi paesi europei? L’idea di Robert Schuman, espressa nella celebre dichiarazione del 9 maggio 1950, è di giungere progressivamente e con prudenza, “a piccoli passi”, ad un’Europa non solo entità economica né alleanza militare, ma comunione spirituale e culturale: un’ideale oggi più che mai messo in pericolo dalla colonizzazione ideologica e, contemporaneamente, dalla febbre nazionalista, dal relativismo etico e dalla guerra.

«I recenti eventi ci offrono uno spettacolo inquietante, perché vediamo calpestati i princìpi sui quali l’ordine mondiale si è costruito nel secondo dopoguerra», spiega padre Bernard Ardura, postulatore della causa di beatificazione di Robert Schuman e presidente emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. «Schuman, come tutti gli uomini politici, ha dovuto mediare, dare prova di doti diplomatiche, ma non è mai sceso a compromessi con la propria coscienza».

Padre Ardura, che significato ha Metz a chiusura del viaggio di Leone XIV in Francia, invece di una sede istituzionale europea come Strasburgo?

Papa Francesco si è precedentemente recato a Strasburgo, dove ci sono le sedi del Consiglio d’Europa e del Parlamento europeo. Leone XIV ha scelto Metz, in Lorena, una terra che ha una lunga storia, per secoli tra il Regno di Francia e il Sacro Romano Impero, una terra che ha sofferto della guerra franco-prussiana del 1870, annessa al Reich nel 1871 e restituita alla Francia dal Trattato di Versailles nel 1919. Il Papa ha scelto questa città, al confine tra due culture, francese e tedesca, perché porta in sé un messaggio di riconciliazione e di pace.

Uno dei padri fondatori dell’Unione europea, Robert Schuman, il primo pontefice statunitense che richiama le radici della comunione europea e un presidente Usa che guarda con crescente freddezza alla Nato e al multilateralismo: che chiave di lettura ci offre Schuman sul nostro tempo?

All’indomani della seconda guerra mondiale, di fronte allo stalinismo trionfante in Europa centrale, la scelta di Schuman e dei ministri degli Esteri di Inghilterra e Stati Uniti fu quella della libertà. Tuttavia, gli Stati dell’Europa occidentale uscivano rovinati da quattro anni di guerra e dovettero contare sul Piano Marshall per procedere a una ricostruzione resa possibile grazie all’aiuto economico degli Stati Uniti.

Leggi anche:  Disarmare il riarmo non convenzionale. Quel legame fra dipendenza digitale e conflittualità globale

Per assicurare pace, stabilità e prosperità all’Europa libera, era necessario organizzare il rientro della Germania Occidentale nel concerto delle nazioni libere, e quindi preparare le vie della riconciliazione attraverso una serie di iniziative atte a promuovere relazioni nuove e a impedire lo scoppio di nuovi conflitti tra gli antichi belligeranti.

Ora, Schuman ci ricorda che il multilateralismo è assolutamente indispensabile. Dobbiamo riconoscerlo: nella nuova configurazione mondiale, nessuno degli Stati europei è in grado di imporsi da solo a livello mondiale. Sotto questo aspetto, i recenti eventi ci offrono uno spettacolo inquietante, perché vediamo calpestati i princìpi sui quali l’ordine mondiale si è costruito nel secondo dopoguerra, ossia la decisione di non ricorrere alla violenza per cambiare i confini degli Stati, la scelta della diplomazia per risolvere i problemi, la promozione di una istanza come le Nazioni Unite come luogo privilegiato di cooperazione multilaterale.

Populismi, nuovi nazionalismi, guerre sempre più omicide: il metodo dei “piccoli passi” di Schuman è ingenuo, anacronistico oppure è l’unica strada percorribile ancora oggi?

Schuman scrisse nella sua storica Dichiarazione del 1950 che l’Europa non si farà in un lampo, ma progressivamente, costruendo poco a poco una comunità di interessi, cosa che si realizzò inizialmente con la prima Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio, i due elementi essenziali dell’industria bellica.

Direi che il metodo dei “piccoli passi” conserva oggi tutta la sua validità, ma che deve camminare di pari passo con alcuni necessari atti coraggiosi, come fu, nel 1950, l’iniziativa di Schuman: porre fine al circolo vizioso della guerra, dell’umiliazione del vinto, dello spirito di rivincita, e finalmente, di nuovo, della guerra. Per questo, abbiamo bisogno di statisti preparati, che abbiano per unico scopo il servizio del bene comune.

Sono passati oltre trent’anni dall’apertura della causa di beatificazione e canonizzazione di Robert Schuman: cosa manca perché si arrivi alla conclusione di questo cammino?

In virtù di una vera e propria fama di santità, omaggiata anche da san Paolo VI al momento della sua morte, fu iniziata la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio. Dal 9 maggio 1990 al 29 maggio 2004, presso la Curia ecclesiastica di Metz, si è celebrata l’inchiesta diocesana, la cui validità giuridica è stata riconosciuta dalla Congregazione delle Cause dei Santi con decreto del 10 febbraio 2006.

Preparata la Positio, si è discusso, secondo la consueta procedura, se il Servo di Dio abbia esercitato in grado eroico le virtù cristiane. I Consultori Teologi hanno espresso voto positivo il 29 ottobre 2020. I Padri Cardinali e Vescovi, riuniti nella Sessione ordinaria del 15 giugno 2021, hanno riconosciuto che il Servo di Dio ha esercitato in grado eroico le virtù teologali, cardinali ed annesse. Il 19 giugno 2021, papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del Decreto, attestando che il Venerabile Servo di Dio abbia esercitato l’insieme delle virtù cristiane al di là dell’ordinario.

Pertanto, siamo in attesa di un “segno”, che non dipenda da noi, il miracolo con il quale Dio appone il suo sigillo per confermare la realtà della santità di una persona. Per questo, molti, in vari paesi europei pregano e penso specialmente, oltre alla Francia, alla Germania e alla Polonia dove molti giovani impegnati in politica, si propongono di seguire le orme di Robert Schuman.

Leggi anche:  Leone XIV tra Écône e Lampedusa. Periferie dove la persona vale di più

Come si valutano le virtù eroiche in un uomo politico che ha dovuto governare, mediare, scendere a compromessi, categorie che siamo meno abituati ad applicare ai santi?

Contestualizzando la sua vita con i suoi impegni specifici. Ciò che vale per tutti è che la carità è l’univa via verso la santità, perché la santità non è altro che la perfezione dell’amore. In tale contesto, si capisce la dichiarazione di Pio XI, che vedeva nell’impegno politico una via reale verso la santità, perché precisamente essa implica un esercizio costante della carità nel servizio del bene comune.

Certo, Schuman, come tutti gli uomini politici, ha dovuto mediare, dare prova di doti diplomatiche, ad esempio per arrivare alla sua famosa Dichiarazione del 1950, perché molti politici non erano ancora preparati ad iniziare un nuovo cammino con la Germania, ma non è mai sceso a compromessi con la propria coscienza. Fu, da sempre, uomo di fede, e di fede nutrita da una teologia e da una dottrina sociale della Chiesa che illuminavano il suo discernimento.

Ciò che può sorprendere è che questo uomo politico viveva un po’ come un monaco, andando quotidianamente a messa, pregando il breviario, recitando il rosario, parlando con lo stesso rispetto ai grandi della terra e ai piccoli del suo paesino di Scy-Chazelles. Così si valuta un santo: è quello che vive l’ordinario della vita in modo straordinario, perché vive in comunione con Dio e si lascia ispirare da Lui nell’adempimento del suo dovere.

La proclamazione della santità di Robert Schuman che giorno sarebbe per l’Europa, oltre che per la Chiesa?

Il messaggio fondamentale del Vangelo è quello dell’amore: “Non c’è amore più grande che dare la propria vita”. Se oggi, e non soltanto in Europa, sembrano trionfare l’individualismo, la forza, la violenza, gli interessi materiali, Robert Schuman ci insegna che «il progresso materiale deve camminare di pari passo con il progresso spirituale» e che «si deve dare un’anima all’Europa». Schuman è cresciuto ed è vissuto, si può dire, nell’Europa permeata, fecondata, modellata allora da quasi due millenni di cristianesimo.

Per l’Europa, la proclamazione della santità di Robert Schuman sarebbe l’occasione di una rinnovata presa di coscienza; diceva Schuman: «La democrazia deve la sua esistenza al cristianesimo. Essa è nata quando l’uomo è stato chiamato a realizzare nella sua vita temporale la dignità della persona umana, nella libertà individuale, nel rispetto dei diritti di ciascuno, e nella pratica dell’amore fraterno verso tutti». L’Europa deve essere uno strumento di pace non soltanto per se stessa, ma per il mondo intero.

Rimani aggiornato

Ricevi gli articoli via e-mail

XInstagramFacebookLinkedInSubstack

© Vuoi riprodurre integralmente un articolo? Scrivimi.

Sostieni Caffestoria.it

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.