I mostri di Notre-Dame e quelli del nostro tempo

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Adottare un “mostro” di Notre-Dame perché, in quanto a mostri, la nostra epoca non è da meno. Mostri che abitano il nostro quotidiano e anche la Chiesa, fra le ombre di quel “fumo di Satana” che la inquina ormai in profondità.


Non c’è pace per Notre-Dame. Prima l’incendio, il 15 aprile 2019, a pochi mesi dall’inizio di un anno segnato dalla pandemia che ha cambiato il nostro quotidiano e ne ha perfino silenziato il ricordo, a due anni di distanza. Poi la difficile ricostruzione, complicata da emergenza sanitaria, scarsità di fondi e polemiche. Fra le prime, dopo lo sgomento globale che ha accompagnato l’estinguersi delle fiamme, quella accesa attorno alla ricostruzione della guglia principale, per la quale già si favoleggiavano archistar e progetti futuristi (e, a tratti, surreali). L’ultima, quella che si è presto esaurita in seguito al previsto abbattimento di un migliaio e mezzo di querce secolari del ricco patrimonio forestale di Francia, che forniranno parte del legname per la ricostruzione di cattedrale e guglia, apparentemente fedele a quella realizzata nel 1859 dall’architetto Eugène Emmanuel Viollet-le-Duc. Orgoglioso l’omonimo presidente Macron, per lo più decisi a sorbire l’amara medicina i francesi. «Lasceremo spazio a una nuova generazione di querce che tra 200 anni creeranno una foresta tale e quale a quella che vediamo oggi», hanno già fatto sapere fonti autorevoli. È, in fondo, la magia della natura, della quale però non abusare.

Rimane la questione dei capitali, ingentissimi, necessari per i lavori di ricostruzione. Si è dato fondo all’immaginazione e recentemente “Friends of Notre-Dame de Paris”, l’ente di beneficenza ufficiale che coordina gli sforzi internazionali di raccolta fondi per restaurare la cattedrale, ha lanciato una singolare campagna di “adozione” di pezzi di Notre-Dame (restorenotredame.org) danneggiati dall’incendio: dal Reliquiario di Saint Genevieve alla statua dell’Angelo del Giorno del Giudizio, dal ciclo pittorico della Visitazione alla tomba del cardinale Louis-Ernest Dubois ce n’è per tutti i gusti. E per chi fosse in vena di mostri e demoni non c’è che da scegliere tra Phenex, Dantalion, Stryge, Agares, Orias e molti altri. Niente di satanico, naturalmente: si tratta, piuttosto, dei grotteschi abitanti esterni di Notre-Dame, gargolle, garguglie e doccioni che attingono a piene mani all’immaginario gotico medievale, alla mitologia pagana e popolare (e alla fantasia di Viollet-le-Duc). Spaventevoli custodi della cattedrale oppure demoni sottomessi ed esorcizzati dal cristianesimo? In ogni caso mostri, che fanno ormai quasi simpatia, sopravvissuti ad epoche lontane.

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In quanto a mostri non è da meno il nostro tempo, nel quale albergano ben altri terrori. Caratteristica dei mostri è incutere paura, emozione che congela l’esistenza e in diverse forme alberga ormai nella vita di ognuno: paura dell’altro, paura di morire, paura della solitudine, paura di ammalarsi, paura di contagiare.

Ci sono mostri duri a morire, diversi eppure immutabili in ogni tempo. «Sempre la guerra è il mostro che, col mutare delle epoche, si trasforma e continua a divorare l’umanità», è la denuncia di papa Francesco da un Iraq prostrato da anni di conflitti. Ci sono mostri nuovi, ma dalle radici antiche, cresciuti all’ombra della pandemia. «Penso alla paura degli anziani che sono soli nelle case di riposo, negli ospedali o a casa loro: non sanno cosa accadrebbe. Poi c’è la paura dei lavoratori senza lavoro fisso che ora pensano a come dare da mangiare ai propri figli e vedono avanzare la fame, penso alla paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano ad andare avanti la società e possono prendere la malattia», ricordava il Papa.

Mostri si annidano nelle relazioni umane, sempre meno aperte alla famiglia e alla vita, bisognose di essere liberate «dalle schiavitù che spesso ne deturpano il volto e le rendono instabili: la dittatura delle emozioni, l’esaltazione del provvisorio che scoraggia gli impegni per tutta la vita, il predominio dell’individualismo, la paura del futuro». Paure che aumentano se con gli altri non sembra riunirci alcun legame: gli anziani, i nascituri, le persone disabili, i poveri, gli stranieri. «Non va seguito chi diffonde allarmismi e alimenta la paura dell’altro e del futuro, perché la paura paralizza il cuore e la mente». Tale è la schiavitù dalla paura che si finisce con l’avere anche «paura della gioia. Quella gioia che ci dà il Signore quando lo lasciamo entrare nella nostra vita». Ci sono, poi, mostri che mostri non sono. «Il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è il dono di Dio per amare. Che qualcuno lo usi per fare soldi, per sfruttare gli altri, è un problema diverso. Bisogna offrire un’educazione sessuale oggettiva, come è, senza colonizzazioni ideologiche».

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Mostri che abitano anche la Chiesa, fra le ombre di quel “fumo di Satana” che la inquina ormai in profondità. È il caso della pedofilia, «un’assoluta mostruosità, un peccato terribile, che contraddice tutto quello che la Chiesa insegna», come scrive papa Francesco nella prefazione del libro di Daniel Pittet, La perdono, Padre (Piemme , 2017). Non mancano, poi, i «piccoli mostri» che talvolta sfigurano seminari e ordini religiosi. «Dobbiamo formare il cuore, altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca», ricordava il Papa ai superiori generali degli Istituti religiosi maschili nel 2014. Ancora, c’è la paura dello Spirito, tutt’altro che un mostro, che è «paura delle sorprese di Dio; di solito siamo paurosi che Dio ci sorprenda», come ha ricordato papa Francesco nell’ultima Veglia pasquale.

Ci sono mostri che ci parlano di debolezza e di crisi economica; mostri nascosti oltre una mascherina, oppure che ostinatamente la rifiutano; mostri ammantati di falsi diritti e di speranze caduche. Mostri scesi dalle architetture di Notre-Dame, statue nuove più dure e pesanti della pietra, venute ad abitare il sonno che stiamo attraversando e dal quale fatichiamo a ridestarci. Soprattutto la speranza, in questo nostro tempo, ha bisogno di restauri.

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