Benedetto XVI, il cordoglio nella verità. L’uomo e l’ecologia integrale

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C’è carità nella verità. Così come nel cordoglio. Secondo appuntamento con alcuni dei temi del pontificato di Benedetto XVI: dalla politica all’economia, dalle migrazioni all’ecologia. Naturalmente integrale.


La legittima autonomia laica non deriva dal rigetto di ogni morale, ma piuttosto da «quella “sana laicità” che implica l’effettiva autonomia delle realtà terrene, non certo dall’ordine morale, ma dalla sfera ecclesiastica». Riflessione di un Pontefice che si è speso senza riserve sui temi “laici” della politica, dell’economia e della società. Una vera e propria ecologia integrale, che è interessante ripercorrere in questo secondo appuntamento con alcuni dei temi del pontificato di Benedetto XVI (qui il primo appuntamento: “La fede e la Chiesa”).

Cristiani e impegno politico

«La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende “minimamente d’intromettersi nella politica degli Stati”. Ha però una missione di verità da compiere», scrive Benedetto XVI nella Caritas in veritate (9). Proprio per questo, l’impegno dei cristiani in politica «esclude innanzitutto la teologizzazione della politica, che diventerebbe ideologizzazione della fede», spiega Ratzinger nel 2003 in un convegno sull’impegno dei cattolici nella vita politica. Una distinzione che appartiene alla tradizione del Cristianesimo. «Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nell’arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili», ricorda qualche anno più tardi Benedetto XVI.

«Tutela della vita in tutte le sue fasi […]; riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio […]; tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli. Questi princìpi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana». Un impegno che si esprime anche nella partecipazione alla vita democratica attraverso il voto.

«La coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l’attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti», scrive Ratzinger nel 2002 in una Nota dottrinale in qualità di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Fermo restando che, «poiché la fede costituisce come un’unità inscindibile, non è logico l’isolamento di uno solo dei suoi contenuti a scapito della totalità della dottrina cattolica». Bando alla strumentalizzazione della fede e dei princìpi non negoziabili a fini ideologici, dunque.

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Europa e senso della comunità

Forse una delle più radicali differenze tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio è l’essere il primo profondamente un homo europaeus. Una differenza che si riflette sui due pontificati. Come gran parte degli europei, Joseph Ratzinger ha vissuto in prima persona i drammi della seconda guerra mondiale e del secondo dopoguerra, le incertezze della Guerra fredda, la caduta del muro di Berlino e delle Repubbliche ex sovietiche.

Anche da qui, l’idea di Ratzinger di una ekumene europea che sia autentica comunità, modello di incontro credibile tra ragione e fede, sul modello della luminosa tradizione benedettina. Anche da qui, la consapevolezza di un unicum europeo, distinto ma tutt’altro che avulso dalle altre aree del globo. «L’Europa non è un continente nettamente afferrabile in termini geografici, ma è invece un concetto culturale e storico», evidenzia l’allora card. Ratzinger nella lectio magistralis tenuta nella Biblioteca del Senato della Repubblica italiana il 13 maggio 2004. Un ruolo insostituibile, sebbene sempre in pericolo, oggi più che in passato.

Economia dell’uomo

Se la Chiesa tratta in modo sistematico il tema economico, e con esso quello sociale – come d’uso almeno a partire dalla Rerum novarum di Leone XIII, nel 1891 – non lo fa in virtù di specifiche competenze di settore, ma in quanto «esperta di umanità». Le ripetute denunce di Benedetto XVI circa i limiti del sistema capitalista e neoliberista, della finanza fine a sé stessa, della speculazione, delle ingiustizie del mercato del lavoro fanno della Caritas in veritate anche un atto d’accusa contro l’accumulazione e il profitto fine a sé stesso.

Può sembrare ingenua utopia, ma «la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa» (Caritas in veritate, 2), lo sguardo per “leggere” Dio, gli altri e il mondo. La carità «è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici». Per Benedetto XVI «non si tratta solo di correggere delle disfunzioni mediante l’assistenza. I poveri non sono da considerare un “fardello”, bensì una risorsa anche dal punto di vista strettamente economico». La prospettiva economica di Benedetto XVI, ispirata a principi di sussidiarietà, solidarietà, gratuità e poliarchia, si colloca nella tradizione dei temi già affrontati da Giovanni Paolo II nel corso degli anni ’80 in Laborem exercens, Sollicitudo rei socialis e in Centesimus annus.

Ciò che manca nelle «tendenze attuali verso un’economia del breve, talvolta brevissimo termine» (Caritas in veritate, 32) è un riferimento a qualcosa di più alto rispetto al semplice piano materiale. La «mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano», evidenzia Benedetto XVI. «La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale. L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato». Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

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Persone migranti

L’uomo non può essere «ridotto a mezzo per lo sviluppo» (Caritas in veritate, 17). Quando un sistema economico o sociale nega il valore della persona, a partire dal diritto a nascere fino a quello di vivere con piena dignità e partecipazione, si rivela per ciò che è: «Non può avere solide basi una società che […] si contraddice radicalmente accettando e tollerando le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana» (15).

Il magistero di Benedetto XVI sulle migrazioni è ricco, soprattutto degli otto Messaggi per le Giornate mondiali del migrante e del rifugiato (2006-2013), che divengono tali proprio negli anni del suo pontificato. Nel complesso fenomeno della mobilità umana, vero e proprio “segno dei tempi” (2006), Benedetto XVI invita a prestare particolare cura alle famiglie migranti (2007), ai giovani (2008) e ai fanciulli (2010). La consapevolezza di costituire una sola famiglia umana (2011) apre ad una dimensione profetica della mobilità, ad un suo ruolo nella nuova evangelizzazione (2012), sul modello di san Paolo migrante, Apostolo delle genti (2009), perché le migrazioni divengano pellegrinaggio di fede e di speranza (2013).

Nondimeno, quello delle migrazioni è un «fenomeno che impressiona per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Possiamo dire che siamo di fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente affrontato», scrive Benedetto XVI al n. 62 della Caritas in veritate. Rimane il fatto che «ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione».

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Ambiente ed ecologia integrale

Per molti versi, il cammino di Benedetto XVI, da pontefice in carica e poi da emerito, si apre e si chiude con un inno alla natura. «A contatto con la natura, la persona ritrova la sua giusta dimensione, si riscopre creatura, piccola ma al tempo stesso unica, “capace di Dio” perché interiormente aperta all’Infinito», sottolinea Benedetto XVI nel luglio 2005, poche settimane dopo la sua elezione. «Voglio ringraziare il Signore per la mia bella patria nelle Prealpi bavaresi, nella quale sempre ho visto trasparire lo splendore del Creatore», scrive lo stesso Ratzinger nel proprio testamento spirituale.

Papa Benedetto riconosce come al centro della creazione vi sia l’essere umano, unica creatura ad immagine e somiglianza di Dio. La creazione, però, è «un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così il giardino dell’uomo», ricorda Benedetto XVI, significativamente, durante la Veglia di Pentecoste del 2006. Non la sottrazione dell’uomo dall’ambiente – secondo una diffusa retorica ecologista – ma, al contrario, un rafforzamento della responsabilità dell’uomo e della donna nella cura del creato. Tanto più che «c’è un legame inscindibile tra la pace con il creato e la pace tra le persone», come sottolinea l’anno successivo Benedetto XVI. Una considerazione di straordinaria e triste attualità, tanto più evidente di fronte alle sempre più frequenti crisi alimentari ed energetiche e ai tentativi di aumentare gli approvvigionamenti.

Come già ampia parte dei fenomeni migratori, sempre più spesso connessi alla tematica ambientale, anche il degrado dell’ecosistema è il risultato della mancanza di progetti politici degni di questo nome, proni agli interessi del profitto a qualunque costo. Troppo spesso dimentichiamo che «ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale», come ricorda Benedetto XVI. Nonché un impatto su quella ecologia integrale secondo cui «il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale». Un libro sul quale da tempo stiamo scrivendo una pessima storia.

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