Il Prete e il Procuratore. Un “romanzo estivo” che fa riflettere

Una lettura di 7 minuti

Protagonisti, come nella migliore delle storie, due personalità che forse più diverse non potrebbero essere. Non si tratta di un romanzo da gustare sotto l’ombrellone per sfuggire alla calura, ma piuttosto una vicenda sulla quale riflettere a mente fredda. E seriamente, perché più di una foto estiva, è una fotografia della nostra Chiesa.


Gli ingredienti, sulla soglia dell’agosto vacanziero, ci sono tutti: una splendida cornice balneare, Crotone; l’impressione di immagini che fanno il giro della rete; il fascino intrigante (per alcuni) di un nuovo scivolone della Chiesa; e poi, diciamolo, una punta di Nord vs Sud (la Lombardia, la Calabria, la Puglia) che in Italia funziona sempre.

Il Prete

I fatti sono noti. Un materassino ad uso altare, petto nudo e costume da bagno invece della stola, un giovane assistente a contenere le bizze, almeno quelle della corrente. Accrocchio di curiosi, telefonini alla mano, e ignari bagnanti sullo sfondo. È così che don Mattia Bernasconi, 36 anni, vicario parrocchiale della Parrocchia San Luigi Gonzaga di Milano, da domenica è salito agli spiacevoli onori della cronaca, italiana e non solo, per aver celebrato Messa a mezzo busto in riva al mare ad Alfieri, nel Crotonese. A partecipare alla liturgia alcuni giovani di un campo estivo sulla legalità dell’associazione anti-mafia “Libera” di don Luigi Ciotti. A causa delle alte temperature e della mancanza di zone d’ombra libere – questa la giustificazione per l’abbaglio – sacerdote e ragazzi hanno deciso di fare dello Ionio un nuovo lago di Tiberiade, sul quale far navigare le sacre specie.

E, in un momento, è colpo di spugna sull’impegno di don Mattia Bernasconi in questi anni, sacerdote dal 2014, indicato da chi lo conosce come generoso e appassionato alla sua missione fra i giovani. Che di se stesso, tempo fa, scriveva: «Meneghino per nascita, ingegnere per sbaglio, prete per vocazione. Felicissimo di essere prete!». Nessun gesto di protagonismo, né tantomeno l’intenzione di «banalizzare l’Eucarestia né utilizzarla per altri messaggi di qualunque tipo», scrive ora don Mattia Bernasconi in una lettera (Chiedo scusa) indirizzata all’Arcivescovo, ai Vicari episcopali, ai confratelli e a tutti i fratelli e le sorelle nella Fede, pubblicata sul sito della parrocchia milanese. «Chiedo umilmente scusa dal profondo del cuore anche per la confusione generata dalla diffusione mediatica della notizia e delle immagini».

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Che qualcosa non va, però, è chiaro, se anche l’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina si è sentita in dovere di prendere posizione con una nota (Riscoprire la bellezza dei simboli liturgici) circa quella «Messa celebrata in mare, su un materassino gonfiabile e in costume da bagno, da un gruppo parrocchiale proveniente da Milano». Che precisa: «Certo, ogni luogo e ogni circostanza sono adatti per parlare di [Gesù], per testimoniare la gioia di essere suoi discepoli e condividerla con chi incontriamo. Noi umani, però, siamo “esseri simbolici”: il corpo, l’abito, gli oggetti che usiamo sono veicoli di comunicazione. […] Ecco perché è richiesta per la celebrazione anche una certa forma. È evidente che curare soltanto la forma non assicura l’autenticità di un gesto liturgico. Tuttavia, non si tratta di una dimensione da trascurare». O alla quale rinunciare «con troppa superficialità».

Ha ben da scrivere – si scherza – sull’Osservatore Romano Luigi Maria Epicoco quando, parlando di tutt’altro, dice che da Paolo VI in poi la pratica missionaria «è tornata ad essere la “missione fisica” di Pietro, tornata preminente rispetto alla semplice missione giuridica». C’è del limite al “fisico missionario”, vien da dire con una battuta, che è bene esibire anche in spiaggia. Tanto più che già non è un momento di distensione, con le polemiche fiorite in seguito alla pubblicazione della Lettera apostolica di papa Francesco Desiderio desideravi sulla formazione liturgica del popolo di Dio.

Ma per don Mattia Bernasconi (e per tutti noi) la vicenda, come nella migliore tradizione di un romanzo da solleone, non si esaurisce qui. Perché ben più duro dell’intervento dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina è stato il provvedimento di iscrizione nel registro degli indagati che arriva dalla Procura di Crotone, che ha aperto un fascicolo sull’infelice “celebrazione balneare”. L’iniziativa del procuratore Giuseppe Capoccia, secondo quanto riferito dalla stampa, muoverebbe dall’offesa arrecata alla religione cattolica.

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E il Procuratore

Ma chi è il Procuratore della Repubblica di Crotone, dott. Giuseppe Capoccia? «Arriva da Lecce il nuovo Procuratore della Repubblica di Crotone», si legge in un articolo del 2015, che ne ricostruisce la carriera. «Classe 1961, ha vissuto in prima linea la lotta contro la criminalità organizzata. […] Giuseppe Capoccia muove i primi passi in magistratura negli anni ’90, anni in cui la criminalità era in forte espansione sui territori pugliesi. Una vera e propria emergenza che un gruppo di giovani magistrati ha saputo contrastare. Dal ’97 fino al 2008 Capoccia è stato costretto a vivere sotto scorta».

Possibile mai che un Procuratore della Repubblica si interessi a bazzecole – dato che tali, e ben più “pensate”, finiscono spesso con l’essere ritenute dallo Stato – come le offese alla religione cattolica? E, infatti, c’è di più. Perché di Giuseppe Capoccia si legge nello stesso articolo che «oltre ad essere impegnato in prima persona nella lotta alla criminalità organizzata del territorio salentino, è anche membro dell’Associazione “Luigi Pappacoda” (denominata in onore di un importante vescovo di Lecce del ‘600, ndr) che propone la diffusione nelle diocesi pugliesi della Messa in rito antico».

Si apprende così che l’Associazione “Luigi Pappacoda”, «oltre ad organizzare incontri e conferenze sulla sacra liturgia, sulla musica e l’arte sacra, ha come principale obiettivo l’assistenza (attraverso il prestito di paramenti sacri e la stampa di libretti della Messa) a quei sacerdoti e quelle comunità di fedeli che intendessero celebrare e partecipare a quella particolare forma liturgica risalente, nelle sue ritualità e nei suoi tempi, al Concilio di Trento». La medesima Associazione è altrove indicata come «gruppo stabile per l’applicazione del Summorum Pontificum di papa Benedetto XVI», la lettera apostolica sulla celebrazione della cosiddetta Messa tridentina, in vigore fino alla pubblicazione nel 2021 della Traditionis custodes di papa Francesco.

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Insomma, il diavolo e l’acquasanta (lascio ai lettori attribuire le parti), come in un racconto di Guareschi. Una vicenda, soprattutto, che fornisce l’occasione per riflettere su una nuova, amara tappa lungo l’accidentato cammino di convivenza dentro la Chiesa di ragioni e sensibilità anche molto differenti fra loro. Con animi già accesi ai tempi di Benedetto XVI, ma per diversi motivi e con accenti opposti esplosi soprattutto durante il pontificato di Francesco. «Abbandoniamo le polemiche per ascoltare insieme che cosa lo Spirito dice alla Chiesa», scrive il Papa nella ricordata Desiderio desideravi, finendo con il suscitare nuove discussioni.

Il caldo non aiuta, ma c’è ancora molta strada da fare. Anzitutto verso quella «guarigione e riconciliazione», verso quel costruire una Chiesa «credibile» senza cedere al pessimismo ricordata in questi giorni dal Canada.

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5 commenti su “Il Prete e il Procuratore. Un “romanzo estivo” che fa riflettere”

  1. Non giustifico, ma comprendo, l’Eucarestia celebrata da don Mattia, che ha scritto una bellissima lettera di scuse a tutti i credenti. Di fronte a certe liturgie poco partecipate, stantie e frettolose, credo che quella presieduta da don Mattia sia stata “vissuta” dai giovani anche se priva di simboli, ma ricca di gesti. Suggerirei al procuratore di Crotone di guardare anche a chi, durante infuocati comizi di parte, si consacra al cuore immacolato di Maria, innalza il crocifisso, chiede la protezione dei santi o tiene un dibattito televisivo circondato da immagini sacre o da icone (russe?). E’ più divina una Messa che si avvicina alle forme elementari della vita che l’ostentazione di simboli religiosi esibiti solo per lucrare voti!

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