Fratelli, tutti. Fratellanza umana, fratelli ebrei

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“Fratellanza”. Un valore, prima ancora che una parola, che abbraccia tre documenti del pontificato di Francesco. Il quinto anniversario del Documento sulla fratellanza umana ricorre in un tempo di guerra e di divisione. Che interpella anche i fratelli e le sorelle ebrei.


Ricorre il quinto anniversario del Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb. «Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà», come è detto nel testo, siglato anche «in nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre».

Fratellanza umana

La storia ha voluto che questo anniversario cadesse al tempo di una delle più gravi crisi degli ultimi anni fra il mondo musulmano e quello ebraico, in conseguenza degli atti di violenza omicida perpetrati in quell’«angolo della terra» dai tratti unici che è la Terra Santa. Con negli occhi «i dolori, le sciagure e calamità» della realtà contemporanea, il Documento mantiene – ed anzi amplifica – la propria attualità.

Una volta di più, è reso evidente che al presunto progresso di una civiltà altrettanto presunta si accompagnano «un deterioramento dell’etica, che condiziona l’agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilità».

Quelle che cinque anni fa sono «zone che si preparano a diventare teatro di nuovi conflitti, dove nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni», oggi sono «situazioni di cui non si conosce con precisione quante vittime, vedove e orfani abbiano prodotto», dall’Ucraina a Israele e Palestina. Non da ultimo, anche a causa di «forti crisi politiche, ingiustizia e mancanza di una distribuzione equa delle risorse».

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Fratelli e sorelle ebrei

Di fratellanza parla anche la nuova Lettera che papa Francesco ha indirizzato in questi giorni ai fratelli e alle sorelle ebrei in Israele. Nel condannare ogni ritorno di antisemitismo e antigiudaismo, sempre più pressante è l’invito a «spezzare la spirale dell’odio e della violenza, e a spezzarla con una sola parola: la parola “fratello”», sottolinea il Pontefice, ricordando la propria invocazione per la pace del 2014.

Nel complesso scenario della Terra Santa, la fratellanza assume i connotati dei «popoli che abitano la terra che è stata testimone della storia della Rivelazione», di «tutti i popoli che la abitano, israeliani e palestinesi». Un controsenso, infatti, pretendere di essere “fratelli” da soli, qui come in ogni luogo.

Sebbene il contesto della Lettera non si presti ad una citazione esplicita, papa Francesco non ha mai fatto mistero di sostenere, al pari di numerosi attori internazionali, la creazione di due Stati, uno israeliano e uno palestinese, come soluzione all’insanata conflittualità nell’area. «Il rapporto che ci lega a voi [ebrei] è particolare e singolare, senza mai oscurare, naturalmente, il rapporto che la Chiesa ha con gli altri e l’impegno anche nei loro confronti». In altri scenari si sarebbe forse detta equivicinanza. «Insieme vogliamo lavorare per la pace e per la giustizia, facendo il possibile per creare relazioni capaci di aprire nuovi orizzonti di luce per tutti, israeliani e palestinesi».

Fratelli tutti

«Non rassegniamoci a vivere chiusi in un frammento di realtà», è scritto in un terzo documento, l’enciclica Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale, di cui ricorrerà il quarto anniversario il prossimo 3 ottobre. «Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca».

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Epoca dell’illusione, anche e soprattutto nella politica. Che fa dimenticare che «ogni politico è pur sempre un essere umano». Qualche volta è bene ricordarlo, a se stessi e anche ai fratelli.

Nella foto di testata: papa Francesco abbraccia il rabbino argentino Abraham Skorka e Omar Abboud, già segretario del Centro islamico di Argentina, dopo la preghiera al Muro del pianto. Gerusalemme, 26 maggio 2014. Credit: CNS.

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