Le ragioni della postura di Leone XIV e quelle della frustrazione di Trump. Perché papa Prevost è materia complessa per Donald. L’inevitabile conflitto tra due alternative.
«Non ho paura dell’amministrazione Trump». È questo breve passaggio di Leone XIV, inserito in una riflessione più ampia sulle farneticanti esternazioni del presidente degli Stati Uniti, a riassumere la postura tetragona di papa Prevost.
Per almeno due motivi: il coraggio di fronte al bullismo delirante che ha già fatto prostrare più di qualche tergo politico (ma anche qualcuno in meno del previsto), umilmente fondato sul «messaggio della Chiesa […] il Vangelo» e non sul computo staliniano delle divisioni armate; il dare un nome alle cose (e alle persone), che richiama alla responsabilità quanti hanno mani che «grondano sangue» in un mondo che rifugge la chiarezza del linguaggio: «guerra», «prepotenza», «idolatria», «dolore», «macerie», «banalizzazione del male», «ingiusto profitto», «delirio di onnipotenza», «rassegnazione», «morte».
Colonialismo e frustrazione
Mentre sugli schermi di metà del mondo rimbalzano gli sproloqui di Donald Trump, sono emblematici i primi passi del viaggio apostolico di Leone XIV in alcuni Stati africani, al monumento Maqam Echahid dedicato alla memoria dei caduti della guerra d’indipendenza di Algeria: simbolo della lotta contro un colonialismo mai venuto meno, che mai ha smesso di moltiplicare morte e le cui ideologie ancora oggi «finiscono per corrompere il cuore umano e generare invidie, rivalità, conflitti».
Se non ci fossero in gioco migliaia di vite, farebbe quasi tenerezza constatare quanto le sfuriate di Donald Trump tradiscano tutta la sua frustrazione. Dopo il deplorevole – ma tutt’altro che inaspettato – attacco via social a papa Leone XIV (in coda a questa riflessione, la traduzione integrale del messaggio di Donald Trump pubblicato su Truth), il presidente degli Stati Uniti rincara la dose vis-à-vis con i giornalisti. «Gli piace il crimine, immagino», dichiara il presidente, con l’effetto di rendere ancora più grottesca una situazione già sufficientemente imbarazzante. È uno dei talenti più volte dimostrato da Trump negli interminabili anni della sua amministrazione.
L’alternativa possibile che vanifica l’omologazione
La stizza di Trump è d’altronde comprensibile, e il commander-in-chief alla Casa Bianca non ha la statura per nasconderla: Leone XIV non è un pontefice come un altro, ma «an American», “un americano”, ovvero un ostacolo più che insidioso al neo-panamericanismo di Donald Trump. Ciò di cui il presidente Usa è ben consapevole è che Leone XIV è un punto di vista alternativo, un “mondo” diverso di guardare il mondo, e non c’è nulla di più pericoloso per qualunque ideologia omologante. Lo si diceva un anno fa su queste stesse pagine: due Americhe, due interpretazioni divergenti del mondo contemporaneo e del ruolo degli Stati Uniti nello scenario globale. Anche l’infantile tentativo di contrapporre a Robert Prevost il fratello Louis, vicino (ancora?) alle posizioni MAGA, non è cosa nuova e tradisce piuttosto il disorientamento senza sbocchi dell’Amministrazione Trump.
Prevost è per Trump materia ben più difficile da maneggiare rispetto a Bergoglio. Complesso definirlo “comunista”, per non dire di “anti-americano”. Aggressività e polarizzazione non funzionano, e per giunta lo stile pacato di Prevost affama il mostro della strumentalizzazione mediatica, aduso alle affermazioni incaute. Leone XIV si rivela un pontefice terribilmente adatto a questo tempo, nel quale l’incontro di Francesco (d’Assisi) con il sultano d’Egitto nel mezzo di uno scontro fra civiltà è soppiantato dall’argine di Leone (Magno) agli Unni di Attila nel pieno di un cambiamento d’epoca.
La retorica di un mondo che si ripete
Oggi è «debole», dotato di scarso «buon senso» e con una «pessima» attitudine alla politica estera. Poco più di un secolo fa era un «piccoletto», sabotatore del morale dei soldati e dei nazionalismi, di volta in volta «papa crucco» o «papa francese», di certo ingenuamente fuori dalla realtà.
Era la retorica applicata a Benedetto XV, «Maledetto XV» per dirla con lo sprezzante gioco di parole in voga al tempo. La sua colpa? Aver denunciato l’inutile strage della prima guerra mondiale alle orecchie di un mondo sempre meno disposto a caricarsi del peso della verità. Il prezzo fu la solitudine, anche all’interno della Chiesa. Mentre se ne replicano già troppe pagine, facciamo in modo che almeno questa parte della storia non si ripeta.
Traduzione di servizio del messaggio pubblicato sul profilo ufficiale di Donald Trump su Truth il 13 aprile. Le parti in maiuscolo sono le medesime del testo originale.
Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Parla di “paura” dell’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di sicurezza di tre o sei metri. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no! Non voglio un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le sue prigioni, compresi assassini, spacciatori e criminali, nel nostro Paese. E non voglio un papa che critichi il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, ovvero raggiungere livelli bassi record di criminalità e creare il miglior mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lista per diventare papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per avere a che fare con il presidente Donald J. Trump. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, la debolezza di Leone sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati. Leone dovrebbe darsi una regolata come papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Gli sta causando molto danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica! Presidente DONALD J. TRUMP
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