La Chiesa non è

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Un mercato e una ditta. Ma anche un supermercato, una roccaforte, un museo, una dogana e una gabbia. E una zitella. Ciò che papa Francesco vuole per la Chiesa e soprattutto ciò che non vuole che sia.

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In oltre sette anni di pontificato sono molte le espressioni ricorrenti nel pensiero di papa Francesco. Fra queste, ciò che la Chiesa non è, o non dovrebbe essere. Ultime, in questo filone, le parole spese dal Pontefice in occasione dell’ultima udienza generale: «È Dio che fa la Chiesa, non il clamore delle opere. La Chiesa non è un mercato, la Chiesa non è un gruppo di imprenditori», che vive di efficientismo, e neppure è «un partito politico», che è possibile leggere secondo logiche democratiche, «la maggioranza, la minoranza, cosa pensa questo, quello, l’altro».

Passaggi che guardano direttamente a due delle questioni più spinose ancora sul tavolo di Francesco. Da una parte le guerre – tutt’altro che fredde – che agitano la Curia, palesatesi un volta di più in tutta la loro tossicità nel caso Becciu, dove al (presunto) malaffare si aggiungono (realissime) congiure di palazzo e interessi di parte tutt’altro che votati a fare giustizia. Dall’altra, il marketing con pretese di efficientismo che caratterizza la Chiesa universale in alcune nazioni, Germania su tutte, dove (alcuni) vescovi hanno da tempo intrapreso un cammino sinodale di rottura, che con il tandem Marx-Bätzing sta mettendo in discussione alcuni dei capisaldi del magistero e della tradizione: matrimonio per i presbiteri, ordinazione per le donne, benedizione delle unioni omosessuali, intercomunione e avvicinamenti ancora tutti da definire con i protestanti, anch’essi in profonda crisi di consensi. Ad entrambe queste situazioni ben si applica l’ammonimento pronunciato senza mezzi termini dal Papa nell’ultimo concistoro: esistono «tanti generi di corruzione nella vita sacerdotale» e uno di questi porta a ridurre il rosso dell’abito cardinalizio, colore del sangue, a «quello di una eminente distinzione». «E tu – continua il Papa – non sarai più il pastore vicino al popolo, sentirai soltanto di essere l’eminenza».

La Chiesa non è dei papi
Un atteggiamento che conduce, inevitabilmente, a ritenere la Chiesa una proprietà, qualche volta da far fruttare. «La Chiesa non è dei papi, dei vescovi, dei preti e neppure dei fedeli, è solo e soltanto di Cristo», spiega nel 2015 papa Francesco, ragionando anche di cristiani perseguitati e della necessità della testimonianza. «Tutto passa – aggiunge allora Francesco – solo Dio resta. Infatti, sono passati regni, popoli, culture, nazioni, ideologie, potenze, ma la Chiesa, fondata su Cristo, nonostante le tante tempeste e i molti peccati nostri, rimane fedele al deposito della fede nel servizio».

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La Chiesa non è una ONG
Destinata a passare è anche e soprattutto la convinzione di poter risolvere le grandi sfide alla Chiesa del nostro tempo con fantasiose logiche di mercato. Un tema sul quale papa Francesco interviene fin dall’inizio del suo pontificato. «La Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ONG», sottolinea Francesco nel 2013. «La Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa – se piccola, se grande, se forte, se debole, la Chiesa porta Gesù». Con buona pace dei “progettifici” di certa Chiesa, di alcuni suoi organismi e stili di presunta evangelizzazione.

La Chiesa non è un’organizzazione religiosa
La natura della Chiesa è, infatti, ben più profonda. Lo ricorda papa Francesco nel 2019, durante un ciclo di catechesi. «Per il Signore non siamo un gruppo di credenti o un’organizzazione religiosa, siamo la sua sposa», che Egli ama «con fedeltà assoluta, nonostante i nostri errori e tradimenti». Anche noi, aggiunge Papa Francesco, possiamo ripetere “mia Chiesa”, perché questo “mia” non è caratterizzato da “un senso di appartenenza esclusivo, ma con un amore inclusivo […]. La Chiesa, infatti, non è “mia” perché risponde al mio io, alle mie voglie, ma perché io vi riversi il mio affetto. È mia perché me ne prenda cura».

La Chiesa non è un supermercato
Da qui lo spirito di servizio e di gratuità che dovrebbe caratterizzare l’opera della Chiesa. «Chiese di servizio, chiese gratuite, come è stata gratuita la salvezza, e non “chiese supermercato”», ricorda il Papa nel 2017. Attingere alla Chiesa, come ad una fonte, ma non come un luogo dal quale sottrarre, lucrando: l’eterna attualità del gesto di Cristo di scacciare i mercanti dal tempio.

La Chiesa non è Chiesa se non è in uscita
Alla Chiesa supermercato, chiusa nei propri egoismi, fa da contraltare una Chiesa in uscita, un tema caro a papa Francesco. Dio «ama una Chiesa in uscita. Se non è in uscita non è Chiesa», chiarisce il Pontefice durante i vespri solenni che aprono il mese missionario, nell’ottobre 2019.

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La Chiesa non è una roccaforte
Ad una “Chiesa immobile” il Papa abbina molteplici immagini. «Emerge dal Libro degli Atti la natura della Chiesa, che non è una roccaforte, ma una tenda capace di allargare il suo spazio e di dare accesso a tutti», ripete Francesco nell’ottobre 2019.

La Chiesa non è un museo
Così come «la fede è un incontro, non è una religione», chiarisce lo stesso anno il Papa. Perché «la vita senza stupore diventa grigia, abitudinaria; così la fede», spiega Francesco. «E anche la Chiesa ha bisogno di rinnovare lo stupore di essere dimora del Dio vivente, Sposa del Signore, Madre che genera figli. Altrimenti, rischia di assomigliare a un bel museo del passato».

La Chiesa non è una dogana
Un museo chiuso, che rischia non soltanto di risultare poco attraente, ma anche di non consentire l’accesso a quanti – con buona volontà – vorrebbero accostarvisi. «La Chiesa non è una dogana», ricorda papa Francesco all’udienza alle Pontificie Opere Missionari, nel maggio 2020. «Chi in qualsiasi modo partecipa alla missione della Chiesa è chiamato a non aggiungere pesi inutili sulle vite già affaticate delle persone, a non imporre cammini di formazione sofisticati e affannosi per godere di ciò che il Signore dona con facilità».

La Chiesa non è una comunità di perfetti
La consapevolezza, infatti, è che la perfezione non risiede in maniera così scontata negli uomini e nelle donne che compongono la Chiesa. «La Chiesa non è una comunità di perfetti – spiega il Papa nel 2016 – ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore perché si riconoscono peccatori e bisognosi del suo perdono». La vita cristiana, quindi, «è scuola di umiltà che ci apre alla grazia».

La Chiesa non è gabbia dello Spirito Santo
Talvolta, però, è la stessa grazia a correre il rischio di rimanere rinchiusa. La Chiesa non deve essere «una gabbia» per lo Spirito Santo, e come cristiani non possiamo essere «mummificati nelle nostre strutture che ci chiudono», chiarisce papa Francesco, facendo proprie le riflessioni proposte da José Tolentino Mendonça, oggi cardinale, durante gli esercizi spirituali della Quaresima 2018 alla Curia romana. Un’immagine forte, che papa Francesco applica anche a Cristo, che bussa perché gli sia permesso di uscire, che Bergoglio avrebbe evocato anche nel Conclave della propria elezione a pontefice.

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La Chiesa non è “il”, è “la”
E poi c’è il tema del ruolo delle donne nella Chiesa, caro al Papa. «Di più: la Chiesa è donna. È la Chiesa, non è il Chiesa. È la Chiesa. E la Chiesa sposa Gesù Cristo», spiega Francesco sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Svezia, il 1° novembre 2016, rispondendo alla domanda di una giornalista. «È un mistero sponsale. E alla luce di questo mistero si capisce il perché di queste due dimensioni: la dimensione petrina, cioè episcopale, e la dimensione mariana, con tutto quello che è la maternità della Chiesa, ma in senso più profondo. Non esiste la Chiesa senza questa dimensione femminile, perché lei stessa è femminile». Apertura all’ordinazione delle donne, quindi? Semmai, l’esatto contrario, evitando indebite clericalizzazioni. «Sull’ordinazione di donne nella Chiesa cattolica l’ultima parola chiara è stata data da san Giovanni Paolo II, e questa rimane», chiarisce il Papa.

La Chiesa non è zitella (e neppure nonna)
Ma dire che la Chiesa è donna non basta. Serve maternità, dei molti tipi di fecondità esistenti. «La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre!», dice papa Francesco ad un Convegno diocesano nel 2014 sul tema Un popolo che genera i suoi figli. Comunità e famiglie nelle grandi tappe dell’iniziazione cristiana. «Se la Chiesa non è madre, è brutto dire che diventa una zitella, ma diventa una zitella! È così: non è feconda. L’identità della Chiesa è evangelizzare, cioè fare figli». Con una ricetta per rimanere “giovane”. «È un po’ invecchiata, la nostra Madre Chiesa. Non dobbiamo parlare della “nonna” Chiesa, ma è un po’ invecchiata. Dobbiamo ringiovanirla! Dobbiamo ringiovanirla, ma non portandola dal medico che fa la cosmetica, no! Questo non è il vero ringiovanimento della Chiesa, questo non va. La Chiesa diventa più giovane quando è capace di generare più figli; diventa più giovane quanto più diventa madre». Una madre che sa anche dire di no.

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