La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 8 agosto 2021

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Domenica 8 agosto 2021. XI Domenica dopo Pentecoste. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


La rubrica “La Parola, la Chiesa, il mondo” si prende una pausa estiva: i commenti riprenderanno da domenica 29 agosto.

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.
(Mt 21, 33-46)

Venerdì arrivarono non meno di dodici lettere per Harry. Poiché non passavano dalla buca, erano state infilate sotto la porta, nelle fessure laterali e alcune persino nella finestrella del bagno al piano terra. Zio Vernon rimase di nuovo a casa. Dopo aver bruciato tutte le lettere, tirò fuori chiodi e martello e chiuse con assi di legno tutte le possibili fessure sulla porta davanti e su quella del retro, cosicché non si poteva più uscire. Mentre lavorava, canticchiava un allegro motivetto e trasaliva a ogni minimo rumore. Sabato la cosa cominciò a sfuggire di mano. Ventiquattro lettere indirizzate a Harry trovarono il modo di entrare in casa arrotolate e nascoste dentro ognuna delle due dozzine di uova che il lattaio, perplesso, aveva consegnato a zia Petunia attraverso la finestra del soggiorno. Mentre zio Vernon faceva telefonate inferocite all’ufficio postale e alla latteria, cercando qualcuno con cui prendersela, zia Petunia, in cucina, sminuzzava le lettere col frullatore. «Ma chi diavolo è che vuole tanto parlarti?» chiese sbalordito Dudley a Harry.
(J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale)

Il giorno del suo decimo compleanno il piccolo Harry Potter, orfano dei genitori e cresciuto dagli zii, riceve una strana lettera. Il bimbo non ha vita facile: la sua stanza è un buio sottoscala, e la grettezza degli zii gli impedisce da porre qualsiasi domanda, di qualunque genere. Un’efficace immagine di una vita triste e costretta rasoterra.

Gli zii stracciano la lettera prima che Harry possa leggerla. Sono impegnati a respingere un assalto. Sanno che la lettera è stata spedita dalla scuola per maghi di Hogwarts. Non permetteranno che il loro piccolo parente danneggi il buon nome della famiglia seguendo la strada dei suoi strani genitori sulla via della magia. Il giovane maghetto dovrà sempre rimanere all’oscuro del suo destino.

Ma le misteriose lettere cominciano a fioccare. Quanto più cresce l’impegno dei due grezzi adulti, tanto più si moltiplicano le misteriose missive da Hogwarts, fino a che, in un incontenibile crescendo, il destino di Harry non potrà che trovare il modo di compiersi.

La chiamata a diventare ciò che si è. Ad impegnarsi perché il proprio destino di consapevolezza e grazia si compia. La grazia continuerà a bussare. Puoi respingerne gli assalti, ma quella cercherà con insistenza di far breccia, e alla lunga troverà il modo.

È la dinamica che Gesù pone al centro della sua parabola. Il padrone della vigna manda alcuni servi a ritirare l’uva che gli spetta; il violento rifiuto dei contadini non lo blocca. Ne manda altri, “più numerosi dei primi”. E poi, di fronte alla loro incrollabile ostinazione, nientemeno che il suo stesso figlio. L’appello non si attenua, la chiamata alla responsabilità si intensifica, la grazia si moltiplica e cerca con insistenza il modo di far breccia. E troverà la via, Gesù non ha dubbi. Perché, come profetizzavano gli antichi, “la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”.

Harry entrerà alla scuola di Hogwarts e diventerà pienamente quel che deve diventare. L’amore del padrone porterà frutto nella vigna nel mondo, anche se i contadini se ne mostrano indegni.

Accogliamo il dono. Diventiamo un po’ per volta quel che siamo chiamati a diventare. Apriamoci a portare il frutto che lo Spirito va coltivando in noi.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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