La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 24 settembre 2023

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IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore. La pancia mezza piena. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.


✠ Vangelo Gv 6, 24-35
In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

“Con la pancia piena, si fanno incubi invece di sognare,
con la pancia troppo piena si è troppo pesanti per volare.
Con la pancia piena la gente ha paura di rischiare…”

Eugenio Finardi, Millennio

Nel rito ambrosiano è la IV Domenica dopo il martirio di san Giovanni il Precursore.

Fu un quasi contemporaneo di Gesù, di nome Decimo Giulio Giovenale, a riferirci la locuzione latina “panem et circenses”, per dire che il popolo desidera ansiosamente due cose soltanto: il pane e i giochi del circo.

Gesù, però, non è venuto a riempire le pance dei suoi contemporanei. Per questo rifugge dall’essere un dispenser di cibo: dopo la moltiplicazione dei pani, la folla lo cerca ansiosamente, ma per trovarlo deve camminare ancora, quasi che il Maestro volesse svuotarle di nuovo lo stomaco per fare spazio al nutrimento vero.

La frase più famosa di Feuerbach, “l’uomo è ciò che mangia”, illumina adeguatamente la pedagogia di Gesù, che non si mette a coccolare le nostre richieste più istintive, ma le fa crescere perché sa di cosa l’uomo sia degno: “Voi mi cercate perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”.

Mi domando se questa pedagogia sia anche la nostra. Quella della Chiesa, dico! Proprio in questi giorni, in un suo intervento, Paolo Crepet ha osservato: “Siamo sazi, ma non sereni. I genitori dei bambini oggi sono i più immaturi” (Brescia, festival LeXGiornate).

Forse, pur dicendoci cristiani, non siamo in grado di esprimere la pedagogia del Maestro. Per farlo, dovremmo prima mostrare di non temere una pancia mezza vuota, testimoniando che la serenità è altrove, e poi alzare il dito, per indicare Gesù che passa ancora.

Don Alessandro

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

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