La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 11 luglio 2021

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Domenica 11 luglio 2021. VII Domenica dopo Pentecoste. Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».
(Gv 16,33 – 17,3)

“Ma – disse Sam, e le lacrime cominciarono a sgorgargli dagli occhi – credevo che anche voi voleste godervi la Contea, per anni e anni, dopo tutto quello che avete fatto”. “Anch’io lo credevo, un tempo. Ma sono stato ferito troppo profondamente, Sam. Ho tentato di salvare la Contea, ed è stata salvata, ma non per merito mio. Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, perché altri possano conservarle. Ma tu sei il mio erede: tutto ciò che ebbi e che avrei potuto avere io, lo lascio a te […] e leggerai brani del Libro Rosso, mantenendo vivo il ricordo dei tempi passati, affinché la gente ricordi il Grande Pericolo ed ami ancora di più il suo caro paese. Tutto ciò ti renderà occupato e felice finché durerà la tua parte nella Storia”.
(J. R. R. Tolkien, Il signore degli anelli)

Frodo sta lasciando la Terra di Mezzo, per la quale ha tanto duramente lottato, affrontando l’avventura che l’ha fatto crescere. Dopo che, grazie al suo coraggio, l’Oscuro Signore è stato annientato, la Terra di Mezzo può cominciare a respirare, si può tornare a coltivare giardini e a stringere patti di alleanza tra i popoli. Ma per lui è il tempo di andare. La lotta l’ha troppo profondamente segnato, e il suo riposo può maturare solo al di là del mare. All’amico fidato Sam, che è forse il vero eroe del romanzo di Tolkien, Frodo lascia parole di consegna: la responsabilità di continuare l’opera di coltivazione amorosa della Contea, che ha tanto bisogno di rinascere.

“Quando le cose sono in pericolo, qualcuno deve rinunciare, perderle, perché altri possano conservarle”. Nei grandi racconti biblici la riflessione di Frodo trova ampie conferme. Mosè vede dall’alto del monte Nebo, al di là del Giordano, la terra promessa, ma non vi entrerà: sarà di Giosuè il compito di introdurre il popolo attraverso il Giordano. Anche Mosè, come Frodo, ha molto lottato e sofferto per aprire la strada verso il domani, e sulla soglia della nuova vita si ritira, perché altri possano goderne.

È la stessa malinconia, l’identica commozione che attraversa i lunghi discorsi d’addio di Gesù ai suoi, nel vangelo di Giovanni, nei capitoli tra la lavanda dei piedi e l’inizio della passione, e da cui è tratta la pagina di oggi. Gesù ha compiuto molti gesti e aperto il cuore in molte parole per dare “la vita eterna” ai figli di Adamo. Ora “è giunta l’ora” di andare. Con una differenza: Mosè e Frodo hanno già speso tutte le loro energie e han visto maturare il frutto del loro impegno, Gesù devo ancora varcare la soglia dell’ora decisiva, deve ancora entrare nella notte del Getsemani e nel giorno del calvario. Ma il cuore è pronto e il passo deciso.

I discepoli sono depositari di gesti e parole di vita: loro compito è di farli risuonare e rivivere nel mondo. Portare forza di perdono ai cuori stretti nell’angoscia e torturati dal senso di colpa e di peccato. I discepoli di Gesù hanno lo stesso compito di Sam: nella terra ferita coltivare giardini (Sam è giardiniere) e tener viva la memoria del dono ricevuto, “mantenendo vivo il ricordo dei tempi passati, affinché la gente […] ami ancora di più il suo caro paese”.

È una grande avventura. Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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2 commenti su “La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 11 luglio 2021”

  1. “Quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, perché altri le possano conservare!” “C’è chi semina, altri mieteranno”: che consolanti verità!

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