La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 29 settembre 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 29 settembre 2019

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29 settembre 2019. V domenica dopo il martirio di san Giovanni il precursore, anno C. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

In questa V domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista nell’anno C al Vangelo si leggono insegnamenti di Gesù sulla carità.

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Vangelo della Messa (Luca 6, 27-38)
In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Commento
I detti di Gesù sulla carità che la Liturgia ambrosiana propone per la V domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista fanno parte del “discorso del piano” e si trovano anche nel Vangelo secondo Matteo nel “discorso della montagna” (5, 38-49 e 7, 1-2). Ci si può chiedere se Gesù abbia parlato da un monte o in una pianura. Secondo me può aver parlato ai piedi di un monte. Va detto che per i destinatari del Vangelo secondo Matteo, che erano giudeo-cristiani, il monte è un luogo dove si manifesta la potenza divina e richiama il Sinai, ai piedi del quale Mosè consegnò al popolo d’Israele le tavole della Legge e la legislazione che costituiva il contenuto dell’impegno di fedeltà all’alleanza con Dio. Gesù, che siglerà con il suo sangue la nuova e definitiva alleanza con il nuovo popolo di Dio, la chiesa, è il legislatore di questa nuova alleanza. San Luca si rivolge ai cristiani ellenisti, cioè a quelli di lingua greca, e quindi dà meno importanza ai simboli biblici.

Il passo di oggi è piuttosto difficile da accettare. Gesù ci chiede di amare i nostri nemici e specifica come: fare del bene a quelli che ci odiano, benedire quelli che ci maledicono e pregare per quelli che ci trattano male. Giungere a questi atteggiamenti richiede prima di tutto l’abitudine a riflettere prima di agire. Si può pensare che questa abitudine sia maggiormente sviluppata tra le persone istruite. Certamente la scuola è un laboratorio eccellente per la riflessione, come pure la socializzazione che si pratica negli oratori, ma è sempre necessaria la volontà della persona. Questa va educata nei bambini da parte dei genitori, ma, se noi guardiamo la crisi della famiglia in Italia e in genere nel mondo occidentale, possiamo constatare che non ci si vuole bene neppure nell’ambito della propria famiglia. Basti pensare ai delitti che avvengono al suo interno. Tra le famiglie mafiose in Italia esistono vendette fratricide che si susseguono per più generazioni, ma anche senza arrivare a questi casi limite quanti odi nelle famiglie, che sfociano in liti furibonde spesso per questioni di eredità o per difficoltà a trovare accordi di buon vicinato. Spesso si tratta di famiglie cattoliche che frequentano la chiesa e i sacramenti. C’è una morale pratica che riduce il peccato alle violazioni del sesto e nono comandamento, ma non considera che l’odio è un peccato di solito più grave, per le conseguenze irreversibili che può generare. Cerchiamo di comprende il significato dei singoli detti del Signore e le loro implicazioni.

Fate del bene a quelli che vi odiano. Se non è possibile fare del bene direttamente, occorre cautelarsi e tenersi alla larga da soggetti pericolosi. La copertura dei delinquenti è un reato ed è necessario denunciarli nel loro stesso interesse. Il carcere è concepito non solo per isolare le persone pericolose, ma anche per un cammino di reinserimento nella società. I cappellani delle carceri raccontano storie commoventi di conversioni dei carcerati: l’esempio più celebre è quello dell’assassino di santa Maria Goretti, recluso nell’epoca precedente il fascismo, quando nel Regno d’Italia non esisteva la pena di morte. Se non si tratta di casi delittuosi, il primo bene è quello di non interrompere la comunicazione, facendo gli auguri nelle ricorrenze principali, facendo un regalo anche quando è il caso, per esempio se si tratta di parenti, andare a trovare chi ci odia quando è malato, specialmente quando è ricoverato all’ospedale o in casa di riposo. Ė il momento propizio per la persona ormai fragile per capire che la persona odiata non meritava quel trattamento.

Benedite coloro che vi maledicono. Sembra una cosa difficile da concepire. Non si tratta di benedire il malvagio in quanto tale, ma nel trattarlo come persona in cui possa lavorare la grazia del Signore. Tutte le persone sono amate da Dio, quindi anche il malvagio da cui Dio si aspetta la conversione.

Pregate per coloro che vi trattano male. Sembra facile da farsi, invece a molti risulta proprio difficile questa cosa. Il primo effetto della preghiera è il cambiamento di noi stessi che ci aiuta a vedere le persone in modo diverso: non malvagi, ma persone da aiutare ad avere una visione positiva di se stessi e del prossimo. Poi la preghiera può fare molto altro.

A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra. Ovviamente questa indicazione non va applicata alla lettera, ma vuol dire di non opporsi alla violenza con altra violenza. Nelle risse, di solito, le risposte violente degenerano in situazioni che portano a traumi che necessitano il ricovero ospedaliero o anche alla morte.

A chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Non si tratta di non difendersi, ma ci sono diversi modi per farlo. Nello scorso mese di agosto in un bar di Candelo, nel Biellese, alcuni giovani rubarono delle brioche che erano state appena consegnate e appoggiate nel dehors prima dell’apertura del bar. Invece di denunciare i giovani, ripresi dalle telecamere, la barista fece un appello invitandoli a presentarsi alle cinque del mattino per servire la colazione alle persone che passavano dal bar prima di andare al lavoro. L’appello ha avuto esito positivo e questo è un esempio che il Vangelo si può applicare.

Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. Si possono anche chiedere indietro. Quello di Gesù è un invito, non un obbligo, ma alla fine occorre considerare se ne vale la pena. Esistono processi civili che si protraggono per decenni, con spese maggiori del valore del contendere. Che senso ha? Poi, per le cose di valore modesto, ne vale la pena? Il detto di Gesù vale anche per le cose che non sono state chieste.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Questa è la regola aurea della sapienza antica che era formulata così: “Non fare agli altri ciò che non vuoi che gli altri facciano a te” e che Gesù enuncia in positivo. Se tutti seguissero questa regola non ci sarebbero più guerre né liti, né respingimenti di naufraghi e il mondo sarebbe un paradiso.

Quindi Gesù fa un ragionamento per giustificare le indicazioni che aveva dato, mettendo in rilievo il valore della gratitudine per il bene fatto nei confronti di coloro che, ricevendolo, possono convertirsi dalle loro azioni malvagie, e quello della ricompensa da parte di Dio. “Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”. La benevolenza di Dio nei confronti degli ingrati e dei malvagi è per la loro possibile conversione ed è ben spiegata da Gesù con la parabola del figliol prodigo, meglio detta del Padre misericordioso (vedi Luca 15, 11-31).

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. La misericordia è l’aspetto più alto della carità ed è la caratteristica di Dio. Questo atteggiamento misericordioso implica questi precetti: «Non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». Non si tratta di non giudicare i fatti, questo è un dovere per discernere il bene dal male, ma di non giudicare il peccatore, perché non siamo in grado di entrare nella coscienza dei singoli, cosa che può fare solo Dio. Per lo stesso motivo, non possiamo condannare una persona. Questo non impedisce alla società di difendersi dai criminali con sentenze di condanna, ma esse riguardano i reati da espiare, non la condanna definitiva di una persona. Per questo, anche nell’ordinamento penale italiano, l’ergastolo può avere un termine per motivi di buona condotta. Il perdono significa anzitutto non vendicarsi, non serbare rancore, concederlo se viene richiesto, non è obbligatorio darlo esplicitamente di propria iniziativa; ricordiamoci che Gesù dalla croce ha perdonato una sola persona: il buon ladrone, all’altro non ha rivolto neppure la parola, al popolo che aveva chiesto la sua crocifissione lascia che sia il Padre a concedere il perdono «perché non sanno quello che fanno». Infine, Gesù invita alla generosità nell’aiutare il prossimo. In tutti questi casi, come avremo agito, così Dio si comporterà con noi. Se non altro, conviene fare il bene.

Don Ezio

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