Lev Tolstoj Resurrezione Pasqua Vangelo ambrosiano

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 19 aprile 2020

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Domenica in albis depositis. II Domenica dopo Pasqua, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome (Gv 20, 19-31).

«Per quanto gli uomini, riuniti a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, cercassero di deturpare la terra su cui si accalcavano, per quanto la soffocassero di pietre perché nulla vi crescesse, per quanto vi estirpassero qualsiasi filo d’erba che riusciva a spuntare, per quanto esalassero fumi di carbon fossile e petrolio, per quanto abbattessero gli alberi e scacciassero tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera anche in città» (Lev Tolstoj, Resurrezione).

Il grande annuncio biblico è che Dio è fedele. Quello su cui si impegna, lo fa davvero. Potremo declinare i suoi inviti, respingerne il dono, soffocarne il canto, ma l’amore è tenace e troverà il modo di offrirsi ancora. Non abbiamo il potere di impedirgli di tornare a bussare.

“Per quanto gli uomini” si impegnino – dice Tolstoj – a soffocar la vita sotto il cielo, le forze profonde del cosmo procedono irrefrenabili e pietose. Brutalizzare aria alberi creature non potrà impedire alla primavera di regnare.

La speranza di noi tutti, in fondo, è questa. Magari è perfino l’oscura preghiera laica di ogni cuore. Che la Vita non si arrenda ai nostri insulti, che la sua pietà scenda su di noi e ci rinnovi, ci risvegli dal nostro chiuso stupido torpore, dall’assurda violenza che ci muove.

I discepoli son serrati nel cenacolo, tra le pietre che due sere prima hanno visto l’Amore farsi cibo e parole che nutrono. La spietata violenza dell’assassinio, la falsità del processo iniquo, la compulsiva difesa di se stessi che ha mosso i discepoli a una fuga disperata, non hanno spento la vitalità dell’Amore. “Venne Gesù, stette in mezzo e disse: Pace a voi”. La primavera è sorta ancora. Anche a Gerusalemme, la città che uccide i suoi profeti.

La nostra speranza, la nostra preghiera, scaturisce ancora dal profondo: Signore della vita, non ci abbandonare alla nostra angosciosa chiusura. Risveglia in noi la primavera che ci abita. Rendi imponente in noi il risveglio alla vita che non muore. Per quanto cerchiamo di farci del male, non cessare di farti presente, e liberaci.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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