La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano del 21 febbraio 2021

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Domenica 21 febbraio 2021. Domenica all’inizio di Quaresima . Anno B. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Mt 4, 1-11)

Il padre Macario visse in una solitudine assoluta, in un deserto dove era l’unico anacoreta. Più sotto vi era un altro deserto, abitato da parecchi fratelli. L’anziano osservava la strada: ed ecco un giorno passare di lì Satana in forma di uomo: sembrava che indossasse una tunica di lino piena di buchi, e dai buchi sporgevano delle fiale. «Dove vai?», gli dice il grande anziano. Ed egli: «Vado a insinuare i pensieri [le tentazioni] nei fratelli». E l’anziano: «E perché hai queste fiale?». Disse: «Porto ai fratelli delle golosità». «Così tante?», dice l’anziano. «Sì, rispose, se a uno una non piace, gliene presento un’altra; se non gli piace nemmeno quella, un’altra ancora. Alla fine ve n’è sempre una che gli piace». E così dicendo si allontanò. L’anziano rimase a osservare la strada finché quello ritornò indietro. «Salve!», gli disse il vecchio vedendolo. «Macché salve!», rispose l’altro. «Perché?». «Perché tutti sono stati sgarbati con me e nessuno mi vuole». «Non hai dunque colà nessun amico?», gli dice l’anziano. Risponde: «Sì, ho un solo amico, lui mi dà retta e, quando mi vede, si contorce come il vento». «Come si chiama?». «Teopempto». Detto questo, se ne andò. Il padre Macario, alzatosi, si diresse verso il deserto che si trovava a sud. Saputolo, i fratelli gli uscirono incontro con rami di palma, e ognuno si preparava pensando che venisse da lui. Ma egli chiese: «Chi c’è qui che si chiama Teopempto?». Trovatolo, si recò alla sua cella, ove Teopempto l’accolse con gioia. Quando fu solo con lui, l’anziano gli chiese: «Come ti vanno le cose, fratello?». Disse: «Bene, grazie alle tue preghiere». «Non ti fanno guerra i pensieri?». «No, finora sto bene». Si vergognava infatti a parlare. Gli dice l’anziano: «Pensa che io pratico l’ascesi da tanti anni e sono onorato da tutti, eppure anch’io così vecchio sono turbato dallo spirito di fornicazione». Allora Teopempto rispose: «Credimi, padre, anch’io». L’anziano finse di essere tentato anche da altri pensieri, per farlo confessare. Quindi gli dice: «Quanto digiuni?». «Fino all’ora nona», dice l’altro. E l’anziano: «Digiuna fino a sera e pratica l’ascesi, impara a memoria brani dell’Evangelo e delle altre Scritture; se ti assale il pensiero, non guardare in basso ma sempre in alto, e il Signore ti aiuterà subito». Dopo aver dato al fratello queste indicazioni, l’anziano ritornò al suo eremo; e, mentre stava osservando la strada, vide nuovamente quel diavolo e gli dice: «Dove vai ancora?». E l’altro: «A insinuare pensieri ai fratelli», e se ne andò. Quando ripassò di là, il santo gli domandò: «Come vanno i fratelli?». «Male!», disse. «Perché?». «Perché sono tutti sgarbati; e, quel che è peggio, anche quello che mi era amico e mi ubbidiva è cambiato non so come, e nemmeno lui mi dà più retta, anzi è diventato il più sgarbato di tutti. Ho giurato di non andare più da quelle parti, per molto tempo». Detto questo, se ne andò. E il santo rientrò nella sua cella.
(Da “Vita e detti dei padri del deserto”)

Tanti spunti di riflessione ci offre l’antico apologo dei padri del deserto. Ne raccogliamo uno solo. Satana è immaginato una sorta di spacciatore di qualche droga, acuto conoscitore delle debolezze umane, scaltro propalatore delle “golosità” che imprigionano. “Alla fine ve n’è sempre una che gli piace”, quale che sia il monaco cui s’accosta. Ognuno ha il suo punto debole.

Anche Gesù ha “punti deboli”. Il Nemico gli si avvicina e lo tenta a più riprese, e le tre tentazioni riassumono anni di lotta interiore. Vertono sulla fretta. Forse Gesù si è misurato con la tentazione della fretta, in vita, con la frenesia dell’impazienza.

Salta le mediazioni – lo istiga il Nemico – non aspettare che il pane emerga dalle sua storia di trasformazioni. Che bisogno hai di seminare arare dipender dalle piogge, attendere i germogli e il formarsi della spiga, mieter macinare impastare cuocere? Se sei il Figlio di Dio, se hai l’Eterno dalla tua, se sei il Signore del tempo, accelera i processi, sganciati dall’attesa, brucia ogni lentezza.

Se sei il Figlio di Dio, non vorrai spender tempo a coltivar discepoli? Eddai, cattura l’attenzione, piuttosto che formar coscienze. Avvinghiateli addosso con la forza di un prodigio, buttati giù dal pinnacolo del Tempio: se plani come un passerotto li avrai tutti ai tuoi piedi, potrai far fare loro quel che vuoi. Macché, vuoi stare a seminar parole e coltivare in loro immagini del Regno? Quelli sono duri come strade, la tua parola non trova spazio in questi cuori ritardati. Fai in fretta, accelera il processo: invece di coltivare uomini liberi, fai di loro dei dementi ammaliati.

Se sei il Figlio di Dio, non starai a immaginare che il mondo fiorisca un po’ per volta alla Primavera che vai inaugurando? C’è una scorciatoia per il potere del Regno: la tua sottomissione al mio potere sbrigativo ti metterà al riparo da ogni delusione. Il tuo Regno in un momento. Se vuoi il bene, fallo in fretta. Chiedi a me il tutto e il subito. Il tempo di un respiro e sei il principe del Regno.

Nella pagina di Luca (4,1-13) parallela a questa di Matteo leggiamo che “il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato”. Il tempo fissato è quello della croce. Anche lì, una volta di più, la stessa storia: “Se sei il Figlio di Dio…”. Se sei il Figlio, taglia corto con il calice amaro di questa morte scorticata, non accettare il vaglio del tempo che non passa, la macina di una morte goccia a goccia. Scendi dalla croce, falla finita con questa idea balzana di incarnarti. Non essere uomo davvero e fino in fondo. La scorciatoia che ti offro non passa dal lungo morire, se scendi dalla croce e te ne torni in cielo fai più in fretta…

Ognuno ha il suo punto debole. Qual è il mio? Il tentatore lo conosce e lì concentrerà l’attacco. È importante che mi prepari.

Nella lunga lotta per la libertà del cuore, il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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