La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 17 marzo 2024

Una lettura di 3 minuti

V Domenica di Quaresima. L’ultima domanda di fede. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Alessandro Noseda.


✠ Vangelo
Gv 11, 1-53

Ascolta le sirene…
Senti che baraonda qua intorno
In questa città le sento ancora di più!
Senti le sirene…
Arriveranno per me la prossima volta?
Sono grato anche solo per il fatto che (ora) siamo al sicuro.
Al solo pensiero che tutto questo
un giorno finirà, ti stringo forte a me,
perché so che nulla dura per sempre.
Oh, è una cosa fragilissima questa vita che conduciamo;
se ci penso troppo non riesco a sopportarlo!

Pearl Jam, Sirens (Lightning Bolt, 2013)

Del ricordo di ciò che abbiamo vissuto durante la pandemia stiamo rimuovendo il più possibile. A volte ce lo diciamo anche: “Ma ci pensi com’era? Visto adesso sembra tutto così lontano e sfocato…”.

Io ricordo le sirene. Ricordo che il suono si avvicinava e l’angoscia saliva: come se le drammatiche notizie delle morti che sentivamo dalla tv si materializzassero nella nostra vita e ci mettessero inesorabilmente davanti alla morte. Giorno dopo giorno.

Molti di noi poi lo hanno vissuto sulla propria pelle o su quella dei loro cari.

Adesso rimuoviamo.

Come se la fragilità della vita fosse troppo esasperante per poter essere sopportata.

Rimuoviamo la morte, mettendoci – letteralmente – una pietra sopra.

Succede così e succede sempre: la pietra sepolcrale che si chiude sulla tomba di Lazzaro è anche in un certo senso, una presa di distanza dalla morte.

Come ogni pietra tombale vuole custodire un corpo prezioso, ma allo stesso tempo – pur nel ricordo della vita di chi non c’è più – vorrebbe anche sancire l’oblio della morte in sé, che non è cosa con la quale si vuole convivere.

È per questo che quando Gesù dice “togliete la pietra”, Marta vorrebbe dissuaderlo: se si toglie la pietra, sentiremo la morte!

Ma Gesù insiste; noi della morte possiamo rimuovere il ricordo, Lui invece ha il potere di rimuoverne l’incontrovertibilità: “Io sono la risurrezione e la vita. Chiunque vive e crede in me non morirà più. Credi tu questo?”.

Accanto al fischio delle sirene che attraversano il circo della nostra città, questa domanda risuona anche per noi. Non fa paura, ma mette pur sempre i brividi; un’inaudita possibilità sta al cuore della buona notizia che chiamiamo “Vangelo”: attraverso Gesù non moriremo più.

La quinta domenica di Quaresima nel rito ambrosiano – l’ultima prima dell’inizio della passione di Gesù –, vuole metterci di fronte a questa ultima, radicale, domanda di fede.

Don Alessandro

Don Alessandro Noseda. Nato a Cantù nel 1974. Dopo gli studi classici e la formazione teologica nel Seminario di Venegono, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Svolge dapprima il suo ministero a Milano come assistente degli Oratori della parrocchia di San Giovanni Battista alla Bicocca e successivamente della parrocchia del Santissimo Redentore. Dal 2007 al 2011 è cappellano presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Attualmente è parroco nella parrocchia di Gesù a Nazaret, Quartiere Adriano.

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