La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo di rito ambrosiano 12 settembre 2021

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Domenica 12 settembre 2021. II Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.


In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
(Gv 5, 37-47)

“Dovrebbe essere una storia surrealista” dissi. Descrissi un decadente locale notturno con i tavoli disposti tutt’intorno alla pista da ballo. A ogni tavolo coppie e comitive rappresentano il mondo terreno: qui l’avarizia, là l’ipocrisia, la crudeltà, ecc. Lo spettacolo è costituito dalla passione di Cristo, e mentre è in atto la crocifissione del Redentore le comitive intorno ai tavoli la seguono con indifferenza, chi ordinando la cena, chi parlando d’affari, chi mostrando uno scarsissimo interesse. La folla, i sommi sacerdoti e i farisei agitano il pugno all’indirizzo della croce, urlando: “Se sei il figlio di Dio vieni giù e salvati”. A un tavolo vicino c’è un gruppo di uomini d’affari che stanno parlando animatamente di una grossa operazione commerciale. Uno aspira nervosamente il fumo della sigaretta, solleva lo sguardo a Gesù e lo soffia distrattamente, nella sua direzione. A un altro tavolo un uomo d’affari siede con la moglie studiando il menu. La donna alza gli occhi, poi scosta nervosamente la seggiola dalla pista da ballo. “Non capisco perché la gente viene qui” dice, a disagio. “È deprimente”. “Si divertono” dice il marito. “Il locale navigava in pessime acque finché non hanno allestito questo spettacolo. Adesso sono riusciti a pagare tutti i debiti”. “Io lo trovo uno spettacolo sacrilego” dice la moglie. “Fa un monte di bene” dice l’uomo. “Chi non è mai stato in chiesa viene qui e impara la storia del cristianesimo”. Durante lo spettacolo un ubriaco, seduto a un tavolo per conto suo, sotto l’influenza dell’alcool comincia a piangere rumorosamente e a gridare: “Guardate, lo crocifiggono! E tutti se ne infischiano!”. Barcollando si rimette in piedi e tende supplichevolmente le braccia verso la croce. La moglie di un pastore seduta lì vicino si lamenta col capo cameriere, e l’ubriaco viene messo alla porta, senza smettere di piangere e protestare: “Guardate, tutti se ne infischiano! Siete proprio un bel mazzo di cristiani!”.
(C. Chaplin, La mia autobiografia)

Una giorno, mentre sono a pranzo insieme, il grande musicista Igor Stravinskij propone a Charlie Chaplin di scrivere e girare insieme un film. L’attore e regista si entusiasma all’idea, e propone subito la trama di una scena – è il passo che ho sopra riportato. Di fronte alla perplessità un po’ scandalizzata di Stravinskij (“Ma è una cosa sacrilega!”) Chaplin cerca di spiegarsi. “Vede” dissi a Stravinskij, “lo buttano fuori perché rovina lo spettacolo”. Gli spiegai che rappresentare la Passione di Cristo sulla pista da ballo di un night-club equivaleva a mostrare com’era diventato cinico e convenzionale il mondo nella sua professione del cristianesimo.

Più di una volta Gesù si lamenta con chi lo ascolta, soprattutto nel Vangelo di Giovanni, e così nella pagina che oggi attraversiamo. Nel grande interminabile processo che il mondo mi intenta – dice – ci sono molte testimonianze a mio favore: il Padre mio, le Scritture, Mosè, le mie stesse opere. Tutti loro parlano di me, danno testimonianza della mia affidabilità, della verità della mia parola. Ma voi non volete ascoltare, non date loro credito, e quindi non lo date a me. L’indifferenza, quando non l’ostilità, vi trattengono dal lasciarvi raggiungere dalla mia presenza, vi rendono impermeabili alla mia cura.

L’evangelista Luca racconta che, di fronte allo spettacolo della croce, la gente di Gerusalemme si sentiva trafiggere, se ne andava sconvolta. “Tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto” (Lc 23,48). Noi invece, riflette Chaplin, ci siamo induriti. Lo spettacolo della croce pare non avere più molto da dirci. La parola dell’amore scandalosamente crocifisso perché incomprensibilmente rifiutato è diventata lo squallido siparietto di un night-club, e non riesce a smuovere l’indifferenza di una platea distratta.

Ma la verità, dice Gesù, ha una sua intima forza, e questa forza si tradurrà in accusa per chi non la accoglie. Chiudersi all’amore è sempre possibile, e comporta un doloroso prezzo da pagare. “Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza”. Non siete capaci di accogliere il senso profondo delle parole di Mosè, che volevano prepararvi all’incontro con me, al mio amore incondizionato. Chiudervi all’amore vi rende poveri e induriti, e così perdete la grande occasione, lungamente preparata.

Sono spesso le persone ai margini a destarsi e a dar voce a risonanze profonde, come l’ubriaco nella scena immaginata da Chaplin. Il matto, il bambino, la vedova, i senza-risorse sono spesso, nella Bibbia e nella letteratura, coloro che si impegnano perché la verità sia riconosciuta, l’amore sia accolto, e i cuori induriti trovino il coraggio di aprirsi.

Aprirsi all’amore è la grande avventura in cui siamo tutti impegnati. Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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