Luce, Natale, Georges De La Tour

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del Natale 2019

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Mercoledì 25 dicembre 2019. Natale del Signore, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,1-14).

«Dove sta lui di casa, una camera che era un ripostiglio, non c’è luce elettrica. La sera accende una candela. La poggia su una sedia, dice che deve stare bassa perché la luce vuole salire. Dice pure che la candela illumina il buio, non lo scaccia. Al fuoco dello stoppino il bicchiere di vino nel vetro piglia luce dentro, l’olio splende, il pane sente il fuoco e si mette a profumare. Che altro vi mangiate, chiedo. La cipolla, dice, quant’è bella vicino alla candela, viene voglia di baciarla anziché di tagliarla. Poi ci mette l’origano, il sale luccica mentre lo fa cadere dal pizzico di dita sul piatto davanti al lume. Mentre dice queste cose conosciute mi capacito che non le ho ancora viste sotto una candela. Sembrano più buone. Sono sostanziose, gli basteranno per volare a Gerusalemme. Poi dice che la stanza diventa più grande con una fiammella sola, sui muri si muovono le ombre e gli tengono compagnia e dice che d’inverno una candela scalda pure» (Erri De Luca, Montedidio).

Montedidio è il nome di un quartiere povero di Napoli. Nel dopoguerra un tredicenne fa gradualmente conoscenza con Rafaniello, un rabbino sfuggito all’uragano nazista, che del suo villaggio nel nordest d’Europa ha cancellato tracce e memoria. Rafaniello, che si è messo sulla via per Gerusalemme, si è fermato a Napoli per un po’: si è messo a riparar le scarpe per i poveri.

La stanza dove vive Rafaniello è come il mondo intero. Il regno delle luci e delle ombre. E la candela di Rafaniello è come la fiamma del Vangelo. La candela illumina il buio, non lo scaccia. Il Figlio dell’Altissimo, la Luce del mondo, si fa largo tra le tenebre non per umiliarle, ma per accarezzarle e svegliarle alla vita, per aprirle alla bontà fondamentale delle cose. Alla luce del Vangelo, della vita di Gesù di Nazareth e del racconto che ne tiene viva la memoria tra di noi, le cose ovvie diventano davvero se stesse, sembrano più buone. Anzi, di più: rivelano la loro bontà ancora non riconosciuta. Al fuoco dello stoppino il bicchiere di vino piglia luce dentro, l’olio splende, il pane sente il fuoco e si mette a profumare. Le cose ovvie si svegliano, cantano. Pigliano volume e regalano bontà. Sono sostanziose.

Che cosa celebriamo nel Natale? La gioia di una Luce che splende nelle tenebre del mondo, facendone emergere tutto il bello e il buono che avvolgono. La dimensione religiosa della vita vuole accompagnare dentro la sconosciuta misteriosa bontà delle cose di ogni giorno.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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