La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 28 aprile 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 28 aprile 2019

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28 aprile 2019. Seconda Domenica di Pasqua o Domenica della Divina Misericordia. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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Siamo alla seconda Domenica di Pasqua, detta anche Domenica della Divina Misericordia. Queste denominazioni valgono per entrambi i riti, ambrosiano e romano. Ricordiamo anzitutto che parliamo di “seconda Domenica di Pasqua” e non di “prima Domenica dopo Pasqua”. Infatti, la Pasqua è un evento che celebriamo per cinquanta giorni dalla Domenica di Risurrezione alla Pentecoste.

Il titolo di Domenica della Divina Misericordia è stato dato da san Giovanni Paolo II nel 2000. Successivamente, nel 2002 un decreto della Penitenzieria apostolica stabilì che in tale domenica i fedeli potessero ottenere l’indulgenza plenaria. Giovanni Paolo II era devoto della santa mistica polacca Faustina Kowalska (1905-1938) che morì a Cracovia, città dove stesso Karol Wojtyla fu prima vescovo ausiliare e poi arcivescovo, prima di venire innalzato al soglio pontificio. Questa celebrazione è stata chiesta dallo stesso Gesù nelle rivelazioni alla mistica (Diario, 24 settembre 1936).

Nella stessa data santa Faustina riporta quanto le rivelò Gesù: «Desidero che la Festa della misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori. In quel giorno sono aperte le viscere della mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia misericordia. L’anima che si accosta alla Confessione ed alla santa Comunione, riceve il perdono totale delle colpe e delle pene». La liturgia è l’esercizio del ministero sacerdotale di Cristo e questa definizione ci aiuta a capire come nella liturgia cattolica non si celebrino solo gli eventi salvifici di cui parlano le Sacre Scritture, che costituiscono comunque il fondamento dell’anno liturgico, ma anche il vissuto della Chiesa. In questo caso si ha a che fare con messaggi di Gesù Cristo che sono stati riconosciuti autentici dal Romano Pontefice e che perciò richiedono l’ossequio dell’obbedienza da parte di tutti i cattolici.

Il Vangelo della Messa, in entrambi i riti, ambrosiano e romano, è quello dell’apparizione di Gesù agli apostoli la sera di Pasqua e, otto giorni dopo, quella della confessione di san Tommaso.

Vangelo della Messa (Giovanni 20,19-31)
In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento
Il Vangelo di questa domenica si compone di tre parti: la prima narra la prima apparizione di Gesù dopo la risurrezione nella sera stessa di Pasqua; la seconda una nuova apparizione di Gesù otto giorni dopo sempre al cenacolo alla presenza anche di san Tommaso che mancava la volta precedente; la terza è la prima conclusione del libro in cui l’evangelista espone lo scopo dei segni narrati.

Nella prima apparizione abbiamo i quattro doni pasquali del Risorto. Provino i lettori di questo mio commento a domandare a qualunque persona pia o anche a un ecclesiastico quali siano i doni pasquali del Risorto. Eppure tali doni costituiscono il fondamento della vita cristiana: essi sono la pace, la gioia, lo Spirito Santo e la Riconciliazione.

La pace appare attraverso il tipico saluto degli ebrei, tuttora in uso presso gli ebrei attuali e gli arabi, entrambe popolazioni semite e con radici linguistiche comuni. Non è il nostro formale “buon giorno”, che nell’intenzione potrebbe anche escludere il “buon”. Si tratta della pace interiore, di chi si sente in pace con se stesso, con Dio e con il prossimo.

Il secondo dono è la gioia che i discepoli provano nel riconoscere Gesù. La gioia è lo stato d’animo di chi si sente amato. E quale gioia maggiore vi può essere se l’amante è Dio? Gli apostoli avevano vissuto con Gesù per tre anni e possiamo ben immaginare quale gioia provassero nel vedere il Risorto. Un regalo più grande di quello non poteva esserci. La gioia è la caratteristica del cristiano che ha una fede autentica. Nella nostra società ci sono tanti cristiani tristi che si lamentano di tutto e di tutti. Come ha detto più volte Francesco, non abbiamo bisogno di cristiani tristi. Una cattolica keniota, che soffre per la mancanza di cibo e alla quale ho risposto che non sono in grado di aiutarla, mi ha commosso perché da quanto mi scrive noto la gioia che prova per la fede in Gesù. Questo avviene nelle Chiese giovani, come appunto in Africa, e ci fa ben sperare per il futuro della Chiesa. Rimane difficile provare gioia di fronte al rogo che ha incendiato la cattedrale di Notre-Dame lo scorso 15 aprile o di fronte ai cristiani morti nell’attentato terroristico il giorno di Pasqua in tre chiese dello Sri-Lanka. Si tratta però di non confondere l’allegria che non può esserci di fronte a eventi dolorosi con la gioia che è la visione positiva della storia che va verso il suo compimento in Cristo. La Chiesa di mattoni può essere distrutta, ma la Chiesa di persone no. E i cristiani morti, nonostante gli affetti spezzati e le conseguenze economiche che possano esserne derivate, non sono veramente tali, ma vivono in Gesù, se hanno vissuto la fede su questa terra.

Il terzo dono è quello dello Spirito Santo che tutti i discepoli riceveranno a Pentecoste, ma che qui dà agli apostoli la potestà sacerdotale di Gesù. Lo Spirito Santo non ha mai abbandonato la Chiesa, guidandola alla Verità e impedendole di errare. Del resto che Dio sarebbe se Gesù Cristo avesse dato alla Chiesa la possibilità di errare? Questo dovrebbe essere sufficiente per far capire ai detrattori dell’attuale Pontefice di stare tranquilli: la Chiesa è in buone mani, anche se si può discutere sulle scelte del Papa e sul suo modo di comunicare.

Il quarto dono è quello della Riconciliazione, che è il potere di perdonare i peccati a coloro che sono pentiti, come richiede il testo, anche se qui non è detto esplicitamente. Si tratta di un potere che appartiene solo a Dio e che verrà trasmesso dagli apostoli ai vescovi e che questi trasmettono ad ogni sacerdote. È il dono più grande che possiede la Chiesa e il compito più importante di essa, a cui ogni pastore non deve sottrarsi. È un compito delicato, che non esclude dei no, quando risulta chiaro al sacerdote che nel peccatore non c’è pentimento o il proposito di non più peccare più. Ed è proprio per questo motivo che Gesù, apparendo a santa Faustina, ha chiesto che il Papa istituisse la festa della Divina Misericordia la seconda Domenica di Pasqua.

Nella seconda parte del Vangelo si parla della fede di san Tommaso che, constando che Gesù non è un fantasma, fa la sua professione di fede: “Mio Signore e mio Dio”. Questo atto di fede era pronunciato a voce alta nelle nostre Chiese fino a diversi decenni fa, quando non esisteva ancora l’acclamazione che oggi si dice dopo l’espressione “Mistero della fede”. Io continuo a recitare tale giaculatoria sottovoce, quando il sacerdote o io stesso presento ai fedeli il Corpo e il Sangue di Gesù, dopo aver pronunciato le parole del memoriale dell’Eucaristia. San Tommaso ha preteso le stesse garanzie degli altri apostoli per credere alle apparizioni del Risorto, eppure l’esegesi tradizionale parla di incredulità di san Tommaso. Rimane la beatitudine della fede per coloro che non hanno visto e hanno creduto. E tra questi ci siamo tutti noi.

Infine, nella terza parte del Vangelo, a conclusione del capitolo ventesimo, è esposto il motivo del libro: san Giovanni ha fatto una selezione dei miracoli (che egli chiama “segni”) perché i suoi destinatari e oggi noi credessimo che Gesù è il Messia (“il Cristo” dice il testo, traducendo alla lettera), il Figlio di Dio e, perché credendo, abbiamo la vita eterna. Un dono che richiede una fede che implichi la coerenza della vita, naturalmente.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico “L’Azione” e per il telegiornale dell’emittente cattolica Tele Basso Novarese. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa Madre di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Cristo risorto, XV-XVI sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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