La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 24 maggio 2020

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Domenica 24 maggio 2020. VII Domenica di Pasqua, Anno A. Domenica dopo l’Ascensione. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi ». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio (Lc 24, 36b-53).

“Dove state andando, padrone?”, gridò Sam, benché avesse finalmente capito quel che stava succedendo.
“Ai Porti, Sam”, disse Frodo.
“E io non posso venire”.
“No, Sam. Non ancora, comunque, non oltre i Porti. […] Non essere troppo triste, Sam. Non puoi essere sempre lacerato in due. Dovrai essere uno e sano per molti anni. Hai tante cose da godere, da vivere, da fare”.
“Ma”, disse Sam, e le lacrime incominciarono a sgorgargli dagli occhi, “credevo che anche voi voleste godervi la Contea, per anni e anni, dopo tutto quello che avete fatto”.
“Anch’io lo credevo, un tempo. Ma sono stato ferito troppo profondamente, Sam. Ho tentato di salvare la Contea, ed è stata salvata, ma non per merito mio. Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, affinché altri possano conservarle. Ma tu sei il mio erede: tutto ciò che ebbi e che avrei potuto avere io, lo lascio a te […]. Le tue mani e la tua intelligenza saranno necessari dappertutto. Sarai Sindaco, naturalmente, finché vorrai, e il più famoso giardiniere della storia; e leggerai brani del Libro Rosso, mantenendo vivo il ricordo dei tempi passati, affinché la gente ricordi il Grande Pericolo e ami ancora di più il suo caro paese. Tutto ciò ti renderà occupato e felice finché durerà la tua parte nella Storia. Coraggio, ora cavalca con me!”
(J. R. R. Tolkien, Il signore degli anelli).

Il distacco da qualcuno che amiamo, e che parte, magari nel varcare la soglia definitiva della morte, si apre facilmente alla responsabilità di tenerne viva la memoria e di continuarne in qualche modo l’opera sotto il cielo. Onorarne la memoria, per testimoniare la propria gratitudine per aver condiviso con lui o con lei il cammino nel mondo. Continuarne l’opera, per la quale quei forti hanno impegnato a fondo le loro energie migliori.

Gesù si congeda dai suoi discepoli. Li conduce sul monte degli Ulivi, nei luoghi della sua agonia notturna di poche settimane prima, e da lì “si staccò da loro e veniva portato su in cielo”, mentre “li benediceva”. Li lascia, ma i discepoli tornano a Gerusalemme nella gioia. La gioia è il segno di una presenza viva, non di una assenza vuota. In che modo il risorto è a loro presente? Quale forma di presenza vuole raccontare l’immagine della “salita al cielo”?

Anche Frodo ha molto sofferto e lottato perché il suo mondo, la Terra di Mezzo, potesse maturare in giustizia e pace. E anche Frodo lascia i suoi. Sam, in particolare, l’amico fedele, il servitore incrollabile. Il dolore del distacco è lacerante, per Sam. Ma le parole di Frodo lo aiutano ad affrontarlo. L’impegno di Gesù e di Frodo: sono stati lottatori di giustizia, umili portatori di gravose responsabilità, misconosciuti eroi nascosti agli occhi del mondo. L’eredità che lasciano agli amici è di continuare la loro tenace lotta per la restaurazione dell’integrità profonda della storia. Predicare “la conversione e il perdono dei peccati”, dice Gesù. Nel grande romanzo di Tolkien, il compito di Sam sarà quello di impegnarsi a ridare fecondità e vigore al territorio della Contea, che è stato violentato dall’Ombra: “E le tue mani e la tua intelligenza”, gli dice Frodo, saranno le forze di quella rinascita.

La benedizione di Gesù scende sui suoi, insieme alla parola della prossima venuta di “colui che il Padre mio ha promesso”, lo Spirito. Quello che fa ardere il cuore (lo sanno i due di Emmaus, di cui Luca ha raccontato appena prima). Quello che dà la pace del Messia. Che rende testimoni di benedizione e di pace. Quello che, dice Frodo, renderà Sam “uno e sano per molti anni”. “Non essere troppo triste, Sam. Non puoi essere sempre lacerato in due. […] Hai tante cose da godere, da vivere, da fare”. I discepoli, come il fedele hobbit, dovranno accogliere dal profondo la loro integrità ritrovata, la parola di benedizione che li rende portatori di fecondità, gioia e riposo. “Non sia turbato il vostro cuore”, aveva detto il Maestro (Gv 14,27). “Non essere troppo triste, Sam”, mormora Frodo.

Chi ama è disposto a pagare tutto il prezzo dell’amore. “Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, affinché altri possano conservarle”. Gesù avrebbe potuto, da quello stesso monte degli Ulivi dove sta consumando il suo congedo dai discepoli, far perdere le sue tracce svicolando nel deserto, la notte dopo l’ultima cena. Ma il buon pastore, come l’amico fedele, non indietreggia davanti al lupo che avanza (cfr. Gv 10,11-12): lo vede arrivare, e gli si fa incontro. Disposto a perdere se stesso, perché i suoi possano godere della vita. Gesù si congeda, perché i suoi diventino finalmente adulti. Anche Frodo se ne va, perché Sam e gli altri possano godere della Contea ed esprimervi le loro responsabilità di giardinieri del mondo.

A tutto questo concorrerà il coltivare la memoria del Maestro/padrone amato. “Di questo voi siete testimoni”, dice Gesù. “Leggerai brani del Libro Rosso, mantenendo vivo il ricordo dei tempi passati”, raccomanda Frodo all’amico fedele. Questo permetterà a chi verrà di “amare ancora di più il caro paese”, la Contea, che è l’immagine del mondo intero.

La solennità dell’Ascensione del Signore al cielo ci consegna un’immagine da interpretare. “L’ascesa” è un modo per raccontare un accrescimento di intimità. Il rapporto tra Gesù e i suoi cambia. L’amore esige che il rapporto esplori questa nuova modalità della relazione: diversa da prima, ma sempre tesa a rinnovarsi. Dove cercheremo ora il maestro? Non in cielo – diranno ai discepoli “due uomini in bianche vesti”: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo?” (At 1,11). Il maestro respira al fondo della terra, dell’impegno nella concretezza della storia. Occorre lavorare per far fiorire e maturare il mondo. È l’eredità del Signore risorto. E anche di Frodo Baggins.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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