Albert Einstein

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 22 marzo 2020

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Domenica 22 marzo 2020. IV Domenica di Quaresima, Anno A. Domenica del cieco. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». (Gv 9, 1-38b).

«Ci sono capolavori assoluti che ci emozionano intensamente, il Requiem di Mozart, l’Odissea, la Cappella Sistina, Re Lear… Coglierne lo splendore può richiedere un percorso di apprendistato. Ma il premio è la pura bellezza. E non solo: anche l’aprirsi ai nostri occhi di uno sguardo nuovo sul mondo. La Relatività Generale, il gioiello di Albert Einstein, è uno di questi. Ricordo l’emozione quando cominciai a capirne qualcosa. Era estate. Ero su una spiaggia della Calabria, a Condofuri, immerso nel sole della grecità mediterranea, al tempo dell’ultimo anno di università. […] Ogni tanto alzavo gli occhi dal libro per guardare lo scintillio del mare: mi sembrava di vedere l’incurvarsi dello spazio e del tempo immaginati da Einstein. Era come una magia: come se un amico mi sussurrasse all’orecchio una straordinaria verità nascosta, e d’un tratto scostasse un velo dalla realtà per svelarne un ordine più semplice e profondo. Da quando abbiamo imparato che la Terra è rotonda e gira come una trottola pazza, abbiamo capito che la realtà non è come ci appare: ogni volta che ne intravediamo un pezzo nuovo è un’emozione. Un altro velo che cade» (Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica).

Gesù vuole introdurre a un modo nuovo di vedere le cose. È impegnato a far sì che ognuno possa accogliere l’incontenibile meraviglia del mondo. Vuole liberare agli occhi dei figli di Adamo tutto il fremito di bellezza che attraversa il cosmo e lo rende un segno, un linguaggio.

Questa misteriosa e pervasiva bellezza ha qualcosa a che fare con l’Amore. Le storture del mondo (“Perché costui è nato cieco? Colpa sua o dei suoi genitori?”) non sono la negazione dell’Amore, ma il suo ambito di impegno perché la Vita trovi, anche lì, il modo di farsi largo davvero. “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”.

Gesù vuole accompagnare ognuno a vivere qualcosa di simile (ma più profondo) all’esperienza che Carlo Rovelli racconta nel passo che ho riportato sopra. Einstein, con la sua teoria della relatività generale (1915) apre gli occhi dei suoi contemporanei, e poi lo sguardo del giovane studioso sulle rive del mare, alla bellezza nascosta che vibra nella materia. “Come se un amico mi sussurrasse all’orecchio una straordinaria verità nascosta, e d’un tratto scostasse un velo dalla realtà per svelarne un ordine più semplice e profondo”.

Ascoltando quella parola, quella verità nascosta, che trova nel libro di studio, lo studente appassionato entra con gioia e senso di libertà in uno sguardo più profondo e consapevole. Non vede altre cose, vede le stesse cose di sempre in altro modo. Un velo è caduto. Nella Bibbia, questa è l’esperienza del profeta, che si accende alla voce di Dio, e di chi accoglie con fiducia le sue parole.

Gesù è l’amico che sussurra all’orecchio del cieco, come Einstein all’orecchio del giovane. La sua parola, che il mendicante accoglie con fiducia e a cui dà spazio nel fondo di sé, lo apre a riconoscere quel che prima gli rimaneva oscuro. Che il Messia è infine giunto, che il dolore del mondo non è una punizione al peccato, ma che il peccato è tenace e rende ottusi i cuori.

I farisei reticenti, chiusi nella loro ostilità, non dando credito al Respiro della Luce, rimangono prigionieri di uno sguardo che si ferma in superficie. Sono ostaggi inconsapevoli di una vergognosa banalità. I loro sensi restano ottusi, la meraviglia e la gratitudine appassiscono come semi respinti dal terreno duro che portano in cuore.

Volesse il Cielo donarci l’esperienza di uno sguardo liberato, che dal profondo fiorisce e matura alla Bellezza! Cioè a riconoscere, come l’uomo guarito dalla sua cecità, che le cose sono visibili per raccontare l’Amore in cui maturano.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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