La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 17 marzo 2019

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 17 marzo 2019

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17 marzo 2019. Domenica II di Quaresima. Commento al Vangelo, di don Ezio Fonio.

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Nel rito ambrosiano le letture domenicali del Tempo di Quaresima hanno un carattere unitario e sono orientate a preparare i catecumeni che riceveranno il Battesimo nella Veglia Pasquale. La maggior parte dei partecipanti alla Messa sono già battezzati, ma hanno l’opportunità di approfondire il significato del Battesimo che hanno ricevuto per lo più quando erano neonati. Va ricordato che sugli stessi testi del Vangelo ci sono rimaste le omelie di sant’Ambrogio. Tranne che per la domenica all’inizio di Quaresima, dai Vangeli che vengono proclamati nelle singole domeniche derivano i nomi con cui esse vengono chiamate: Domenica I di Quaresima o all’inizio della Quaresima (il catecumeno deve rinunciare a Satana se vuole diventare cristiano); Domenica II di Quaresima o della Samaritana (il Battesimo quale acqua di vita che ci dà la vita eterna); Domenica III di Quaresima o di Abramo (il Battesimo quale professione di verità che ci inserisce tra i veri figli di Dio); Domenica IV di Quaresima o del Cieco (il Battesimo quale illuminazione miracolosa delle nostre tenebre spirituali); Domenica V di Quaresima o di Lazzaro (il Battesimo quale morte e sepoltura con Cristo per poter con Lui risorgere); Domenica VI di Quaresima o delle Palme (il Battesimo quale unzione santificante).

Vangelo della Messa (Giovanni 4, 5-42)
In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Commento
Anzitutto notiamo che il luogo dell’incontro di Gesù con la Samaritana non è un pozzo qualsiasi, ma il pozzo di Giacobbe in Sicar. Qui venivano ad attingere acqua sia i Giudei sia i Samaritani. Questi ultimi si consideravano discendenti delle tribù di Efraim e Manasse e dei sacerdoti Leviti che abitavano nella regione della Samaria. Rimasti in patria al tempo della deportazione degli ebrei in Babilonia, essi ritenevano e ritengono ancor oggi di aver preservato l’antica religione. Invece, i Giudei consideravano i Samaritani eretici e per questo motivo non intrattenevano rapporti con loro.

La donna samaritana si reca al pozzo verso mezzogiorno, evidentemente in un momento in cui non avrebbe avuto ostacoli per attingere l’acqua da parte dei giudei. Dato questo contesto, si capisce lo stupore della donna che un giudeo le chieda da bere. Gesù sa che la Samaritana (di cui non ci è dato sapere quale fosse il nome) era una credente e nel contempo conviveva con un uomo, dopo aver avuto cinque mariti. Il divino Maestro fa leva sulla fede e sulla semplicità della donna per rivelarle di possedere un’acqua bevendo la quale non si ha più sete, anzi si possiederà una fonte zampillante per la vita eterna. Noi sappiamo che quest’acqua è la grazia di Dio di cui l’acqua battesimale è un segno sacramentale, mentre la donna non comprende il significato di quest’acqua, tant’è che pensa ad acqua miracolosa che tolga la sete per sempre. Comprende però che Gesù è un profeta dal fatto che conosceva la propria situazione familiare e quando Gesù le rivela di essere il Messia, ella corre ad annunciarlo alla gente della città, anche se non è del tutto sicura che Gesù sia proprio il Messia. La donna rappresenta, comunque, la testimonianza che ciascun fedele deve dare nel proprio ambiente.

Quando i discepoli, tornati dall’acquisto del cibo per il pranzo e stupiti perché il Maestro parlasse con una donna, lo invitano a mangiare, Gesù spiega loro che ha un altro cibo che è quello di fare la volontà del Padre e li invita a considerare il lavoro fatto da chi li ha preceduti nella predicazione e di cui ora essi raccolgono i frutti. Il testo evangelico si conclude ricordando che i Samaritani credettero a Gesù dopo l’annuncio della donna, a cui si aggiunsero molti altri ancora per aver conosciuto Gesù direttamente. Oltre il fondamentale segno dell’acqua e la testimonianza della fede, questo episodio ci insegna alcune cose:

1. Gesù non è accolto dai suoi, dagli osservanti della Legge, ma da un’eretica per di più convivente e dai suoi correligionari. Guardando alla Chiesa, si osserva che si ripete ancora oggi una situazione simile: da una parte tanti osservanti della Legge, tra cui certamente esistono anche dei santi, ma dall’altra tanta ipocrisia e supponenza e, come allora i Giudei non riconobbero in Gesù il Messia, oggi tanti cattolici giungono a non riconoscere Francesco come il vero papa e non accettano il suo insegnamento.

2. Gesù non dà un giudizio morale sulla donna, ma si serve di quella donna per annunciare il Vangelo della salvezza. Questo ci insegna che il fondamento della salvezza è la fede. La condotta morale non è un prerequisito della fede. Le esigenze etiche saranno l’espressione di una fede viva. Il Vangelo stesso è annuncio di salvezza soprattutto per chi ne ha più bisogno, perché lontano dalla fede o peccatore. Anche noi non dobbiamo dare un giudizio morale sulle persone, ma annunciare loro il Vangelo della salvezza.

3. Dobbiamo avere sete della grazia di Dio e chiederla con il riconoscimento della nostra situazione di peccatori.

4. Dobbiamo avere fame della parola di Dio, prendere in mano la Bibbia e leggerla cercando di capirla in profondità.

Don Ezio

Nato a Caltignaga (No) il 12 febbraio 1953, mostra un precoce interesse per la comunicazione, coniugando opere parrocchiali, impegno sociale e la cronaca per il settimanale cattolico “L’Azione” e per il telegiornale dell’emittente cattolica Tele Basso Novarese. Spiccata la passione per l’ambiente, che nel 1976 lo vede tra i fondatori dell’Associazione “Pro Natura Novara”, nella quale mantiene tutt’ora un ruolo attivo. È stato vice-presidente della Federazione nazionale “Pro Natura”. Laureato in Scienze biologiche, da sacerdote salesiano svolge il proprio ministero in diverse case del Piemonte e in Svizzera, dove insegna matematica e scienze nelle scuole medie. Per trent’anni si occupa del Museo Don Bosco di Storia Naturale e delle apparecchiature scientifiche del liceo Valsalice di Torino. Nel 2016 fonda a Novara il Museo scientifico-tecnico “Don Franco Erbea”. Dall’ottobre 2018 è incaricato della Biblioteca salesiana ispettoriale nella Casa Madre di Valdocco, in Torino.

Nell’immagine: Ambrogio da Fossano detto il Bergognone, Cristo risorto, XV-XVI sec., Milano, Basilica di Sant’Ambrogio (particolare).

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