Hetty Hillesum, Diari, Quaresima

La Parola, la Chiesa, il mondo. Commento al Vangelo ambrosiano del 1 marzo 2020

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Domenica 1 marzo 2020. Domenica all’inizio di Quaresima, Anno A. Commento al Vangelo di rito ambrosiano, di don Paolo Alliata.

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In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
(Mt 4,1-11)

«Credo che questo sia un inizio e credo di essere sul punto di maturare lentamente verso quest’obiettivo: prendersi sul serio. Credere in se stessi e credere che abbia un senso cercare di trovare la propria forma. Si scappa tanto spesso da se stessi – lo si vede e sente continuamente attorno – sulla base del motto «non è poi così importante» oppure «accadono tante cose più importanti in questo mondo che non posso certo dare troppa importanza a me stesso». E così tante cose restano a giacere nelle persone come materiale grezzo, perché la gente crede che la sua materia non sia degna di elaborazione. E si lasciano poi confondere dalla quantità e diversità; e da quelli che ai loro occhi sono i doni più preziosi e importanti, e dalle possibilità degli altri».
(Etty Hillesum, Diari)

Gesù ha da poco vissuto la folgorante esperienza di intimità con il Dio vivente al fiume Giordano, durante il battesimo amministratogli da Giovanni (cfr. Mt 3,13-17). Ha avvertito lo squarcio dei cieli sopra di lui, ha visto lo Spirito scendere in forma di colomba su di lui, ha udito la voce dal Cielo chiamarlo figlio mio prediletto.

Quando ci accade di fare esperienze molto forti, abbiamo poi bisogno di un tempo di silenzio. Occorre far sedimentare al fondo di noi stessi il tumulto che ci si è smosso dentro. I padri del deserto usavano un’immagine curiosa: il cuore dell’uomo è come una brocca piena d’acqua e sabbia – dicevano – Finché agiti l’acqua, essa rimane torbida; se smetti di agitarla la sabbia si deposita sul fondo, e allora potrai vederci attraverso chiaramente.

Ecco: Gesù si ritira nel deserto per poter vedere con chiarezza quel che gli si agita in cuore. Come ognuno di noi, vedrà voci sorgere dal fondo di lui: il respiro buono dello Spirito e la parola marcia del Nemico. Gesù si ritira nel deserto perché sa che qualcosa sta maturando in lui. Lo Spirito vuole lavorarlo nel profondo, e lui vuole accondiscendere alla Sua silenziosa forza. Lasciarle spazio. È deciso a “prendersi sul serio”, per usare la forte espressione di Etty. Non lascerà che la ricchezza che lo Spirito gli ha rovesciato in cuore, nella misteriosa esperienza al Giordano, resti al fondo di lui “a giacere come materiale grezzo”.

La ricchezza di cui Gesù è diventato scrigno è l’amore del Padre: il figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Quell’amore è, come ogni dono, una responsabilità. Il nostro primo impegno è di prenderci sul serio. Metter mano alla ricchezza che portiamo in cuore e farla circolare sotto il cielo. Entriamo nel tempo della Quaresima. Cerchiamo il tempo per prenderci sul serio.

Il Signore ci accompagni.

Don Paolo Alliata

Don Paolo Alliata. Nato a Milano nel 1971, dopo la laurea in Lettere classiche all’Università degli Studi di Milano, viene ordinato sacerdote nel 2000 dal card. Carlo Maria Martini. Attualmente è vicario della comunità pastorale Paolo VI per la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano. Autore di testi teatrali sull’Antico e sul Nuovo Testamento, è responsabile dell’Ufficio per l’Apostolato Biblico della Diocesi di Milano. Fra le sue pubblicazioni, Dove Dio respira di nascosto. Tra le pagine dei grandi classici (Milano, Ponte alle Grazie, 2018) e C’era come un fuoco ardente. La forza dei sentimenti tra Vangelo e letteratura (Milano, Ponte alle Grazie, 2019). Da due anni le sue omelie sono raccolte su un canale YouTube.

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